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Bombe sulla Libia, ‘sì’ bipartisan ma la maggioranza è spaccata

Autore: . Data: lunedì, 21 marzo 2011Commenti (0)

“La nostra scelta è irreversibile, assolutamente irreversibile. Andremo avanti fino a quando il regime non verrà rovesciato”. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, in rappresentanza dell’esecutivo e anche dell’area interventista della maggioranza a proposito dell’intervento militare in Libia.

I sostenitori parlamentari del governo Berlusconi, comunque, sono tutt’altro che compatti, visto e considerato che la Lega mantiene le sue durissime critiche, espresse senza alcun diplomatismo, come di consueto, dal leader Umberto Bossi: dopo aver votato contro alla risoluzione dell’Onu, in commissione alla Camera, il senatùr ha chiesto l’apertura del dibattito parlamentare, aggiungendo che “serviva più cautela, così invece perderemo il petrolio libico a beneficio dei francesi e ci ritroveremo in casa milioni di profughi”.

Per il titolare della Farnesina, al contrario, “è il momento della responsabilità: confermare l’impegno italiano è stata la scelta giusta – ha sottolineato ancora Frattini – perché era in gioco il prestigio internazionale e non potevamo certo correre il rischio di essere marginalizzati”.

Sulle contraddizioni in seno alla maggioranza è intervenuto il segretario del Pd: dopo aver confermato il sostegno dei Democratici ad “un ruolo attivo del nostro Paese in Libia”, ritenendo l’intervento “necessario e legale”, Bersani ha aggiunto che “sarebbe meglio che i diversi ministri stessero zitti, il governo parlasse con voce univoca e venisse nelle commissioni competenti a definire meglio il nostro profilo in questa vicenda. L’Italia – ha proseguito il leader del Pd – in questo frangente si presenta in una situazione di debolezza grave: sia perché il governo ha due linee, non c’è una maggioranza governativa a sostegno della posizione italiana, sia perché con la nostra diplomazia berlusconiana fatta di personalismi abbiamo sbilanciato largamente la nostra politica estera”.

Ugualmente esplicito sulle ragioni dell’intervento (a fianco ai centristi dell’Udc e ai finiani di Fli) anche l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema, intervistato ieri sera dal Tg3: “La coalizione non è in Libia contro Gheddafi – ha osservato D’Alema – bensì per proteggere i civili e difendere la ‘no fly zone’. La situazione è molto delicata – ha aggiunto – perché se non si vuole rompere la coalizione bisogna agire con fermezza nell’ambito della risoluzione Onu”.

Eppure il fronte “alleato” scricchiola già dopo due giorni. Forse anche per questo D’Alema ha auspicato che “a fianco all’intervento militare riprenda un’azione politica alla ricerca di una soluzione diplomatica. Del resto – si è domandato retoricamente – qual’era l’alternativa? Lasciare che Gheddafi bombardasse le città e le popolazioni?”. Lo sforzo diplomatico, secondo l’ex ministro degli Esteri, dovrebbe condurre “al cessate il fuoco e alla transizione pacifica”. Nel frattempo “l’ideale sarebbe che le operazioni si svolgessero nell’ambito della Nato, ma altri Paesi, come la Turchia o la Germania, si oppongono”.

Di tutt’altro avviso Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: “L’offensiva occidentale contro la Libia assume con ogni evidenza i tratti della guerra. Giustificata dalla necessità di creare una ‘no fly zone’ per ragioni umanitarie, in realtà si caratterizza come una aggressione che metterà in ginocchio la Libia e il suo popolo. Le reazioni internazionali – ha aggiunto Ferrero – evidenziano inoltre che il consenso degli stati africani a questa azione non c’è e il rischio che questa aggressione si trasformi in una guerra è altissimo. Per questo chiediamo il cessate il fuoco immediato”.

A metà strada si è collocata invece la posizione del presidente della regione Puglia, e leader di Sinistra ecologia e libertà, Nichi Vendola: “Dobbiamo lavorare – ha affermato – per impedire il massacro dei civili in Libia ma dobbiamo anche evitare che in Libia si replichino copioni tragici, che hanno visto soluzioni militari precipitare in pericolosi e terribili pantani. Dobbiamo impedire – ha detto ancora Vendola – che Gheddafi completi la sua macelleria civile ma dobbiamo anche vigilare con cautela che l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile. Serve davvero infinita saggezza da parte di tutti”.

Senonché l’ipotesi che le operazioni “chirurgiche” producano morti (più o meno “innocenti”) e distruzione è abbondantemente prevedibile.

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