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‘Una svolta nella Chiesa”: l’affondo di 143 teologi

Autore: . Data: venerdì, 25 febbraio 2011Commenti (1)

“In quanto professoresse e professori di teologia non possiamo più tacere. Sentiamo la responsabilità di contribuire ad un autentico nuovo inizio: il 2011 deve diventare un anno di svolta per la Chiesa”.

Da 143 intellettuali provenienti da varie università tedesche, austriache e svizzere giunge l’ennesimo grido di allarme sullo stato di salute e sui convincimenti ecclesiastici. Se l’anno scorso alcuni di loro si erano duramente concentrati sulla denuncia della questione-pedofilia, oggi (come riferisce l’agenzia di stampa cattolica Adista) sottoscrivono e lanciano un manifesto intitolato “Chiesa 2011: una svolta necessaria”.

Chiedono esplicitamente la fine del celibato sacerdotale e l’apertura del sacerdozio alle donne, oltre alla partecipazione popolare nella elezione dei vescovi. Parole, regole e azione della Chiesa, spiegano, devono essere improntati ai “parametri teologici fondamentali” derivanti dall’impegno della Chiesa nei confronti del Vangelo; e fondamentali per una Chiesa credibile sono “l’assoluto rispetto di ogni persona umana, attenzione alla libertà di coscienza, impegno per il diritto e la giustizia, solidarietà con i poveri e gli oppressi”.

Sei sono gli ambiti di criticità evidenziati, riferisce ancora Adista: “Strutture di partecipazione (occorrono più strutture sinodali, sussidiarietà, trasparenza); comunità (oggi in declino, di contro a unità amministrative sempre più grandi e dispersive che non offrono vicinanza e senso di appartenenza; i ministeri devono essere per la vita della Chiesa e in questo senso sono necessari anche preti sposati e donne sacerdote); cultura del diritto (equità e giustizia nei conflitti richiedono la creazione di una giurisdizione amministrativa ecclesiale); libertà di coscienza (occorre che la Chiesa abbia fiducia nella capacità di decisione e di responsabilità degli uomini; si chiede di non escludere dalla Chiesa le persone ‘che vivono responsabilmente l’amore, la fedeltà e la cura reciproca in una unione omosessuale o come divorziati risposati’); riconciliazione (un «pretenzioso rigorismo morale» non si confà alla Chiesa, che deve creare al suo interno i presupposti per la riconciliazione); celebrazione (spazio nella liturgia alle esperienze, alle forme di espressione attuali e alla molteplicità culturale; essa non deve irrigidirsi in tradizionalismo).

Tra i firmatari del manifesto, diversi i nomi noti: Ottmar Fuchs e Peter Hünermann, dell’Università di Tübingen; Norbert Mette, di Dortmund ; Dietmar Mieth, di Erfurt e Tübingen ; Otto Hermann Pesch, di Amburgo, Antonio Autiero, dell’Università di Münster; Leo Karrer, di Freiburg/Svizzera, per citare i più conosciuti.

La risposta della gerarchia ecclesiale non si è fatta attendere: il giorno successivo alla pubblicazione del ‘manifesto’, è giunta una nota del segretario della Conferenza episcopale tedesca, il gesuita Peter Hans Langendörfe: “E’ un buon segnale  – afferma – che anche i firmatari di questo memorandum vogliano partecipare al dialogo” strutturato tra vescovi e accademici; il documento, aggiunge tuttavia, “raccoglie in sostanza idee spesso già dibattute. Per questo non è null’altro che un primo passo”. Su una serie di questioni, poi, esso si pone “in conflitto con convinzioni teologiche e definizioni ecclesiastiche di carattere altamente vincolante”; su tali questioni, è necessario un “ulteriore e urgente chiarimento”.

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Commenti (1) »

  • Nicolini Romano ha detto:

    A me sembra che attaccarsi a problemi come il celibato, il sacerdozio delle donne ecc. sia un sistema elegante per scansare l’impegno personale per la catechesi e la pastorale diretta.
    Già in passato era accaduto che degli eminenti scrittori di temi teologici si siano poi rifiutati di “abbassarsi” a fare pastorale.
    Un esempio : ” Don XY, lei che ha scritto un bellissimo libro sul battesimo, può andare presso la famiglia XYZ a prepararli per il battesimo del loro figlio? ” – “Ah,no – era la risposta – io ho scritto il libro ma non sono mica il parroco di quella famiglia!”
    Spesso accade così : mentre si parla attorno ad un tavolo, non ci si abbassa a fare pastorale.
    D.Romano Nicolini Rimini 339 84 12 017

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