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Riflettere sul destino

Autore: . Data: venerdì, 18 febbraio 2011Commenti (0)

Nella notte più buia della Repubblica individui di ogni tipo chiedono senso della responsabilità. Ma dov’erano fino a ieri?

In nessun Paese democratico è mai accaduto che un premier finisse sotto processo per favoreggiamento della prostituzione minorile. Quale che sia la fondatezza delle accuse mosse a Berlusconi dai giudici della procura di Milano un fatto è certo ed indiscutibile: il premier da tempo si circonda di ragazze di vario genere e molto giovani. Forse per guardare film d’autore, forse per festeggiare a Bunga Bunga, forse per altro.

Ma almeno un un caso, quello che ha riguardato Patrizia D’Addario, è un fatto provato che tra il Cavaliere e la escort (nel linguaggio comune dei cittadini non potenti si usa il termine prostituta) si sia andati oltre la lettura della Divina Commedia.

Beninteso che non vi è nulla di censurabile nel ricorrere alle signore a pagamento (e per parità tra i sessi nei signori che svolgono medesima attività), non si vede perchè quando un povero Cristo da mille euro al mese abborda una puttana su una strada statale si prende una multa sostanziosa, rischia di vedersi sequestrata l’auto e subisce il giudizio feroce di parenti ed amici, mentre il presidente del Consiglio può usufruire dello stesso ‘servizio’, anche se nel confortevole calore della propria abitazione, non solo senza conseguenze, ma ricevendo anche la solidarietà di molti per via della sua privacy violata.

Un paio di anni fa il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, in questi giorni attivissimo nel manifestare la propria solidarietà al Cavaliere, ha detto: “Abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell’ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale, prima dell’entrata in vigore del decreto Maroni, i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze”. Poi aveva aggiunto: “Il nostro scopo è eliminare un fenomeno gestito da racket criminali che spesso riducono in schiavitù le donne da avviare alla prostituzione e per eliminare il degrado e il disturbo causato ai cittadini”.

Ma le giovani fanciulle che si recavano ad Arcore, in Sardegna, a Roma per le festicciole di ‘Papi Silvio’ non sono vittime di organizzazioni criminali, obietteranno i supporter di Berlusconi, e neppure seminude si dimenano sulla pubblica via alla ricerca di clienti, per cui dov’è la connessione?

Durante l’inchiesta che lo riguardò, Giampaolo Tarantini, ‘l’agente’ di Patrizia D’Addario e delle altre ragazze della fase uno del ‘Puttanaio’, disse ai magistrati: “Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.

Un’altra signorina, probabilmente devastata da un mondo e da uno stile di vita che ne ha ferito a fondo l’equilibrio psicofisico, Sara Tommasi, da parte sua ha dichiarato: “In questo mondo, in politica o nello spettacolo, ci sono sempre dei giri loschi: in Italia è così. Di conseguenza, non ci spaventiamo, anzi sfruttiamo tutto ciò che ci capita”. La ragazza, poi, si è sfogata con ‘Diva e Donna’ e dopo aver sostenuto di sentirsi perseguitata ha affermato: “Ho deciso di parlare perché altrimenti mi avrebbero uccisa. Ma, adesso, se mi chiedono preferisci continuare a vivere così o morire?, io scelgo la morte. Se mi sparano sono contenta, perché almeno finisce questa storia: mi sento proprietà dello Stato e mi hanno tolto la voglia di vivere. Se mi capita qualcosa diranno: Lei l’aveva detto. Sono esausta, aiutatemi”.

Secondo le indagini svolte dai Pm del capoluogo lombardo, in un condominio ormai noto a tutti, quello dell’Olgettina, viveva un certo numero di giovanissime donne in appartamenti i cui contratti di affitto sarebbero riconducibili ad un consigliere regionale ed ex igienista dentale, Nicole Minetti, che pagava le pigioni coi soldi versati da un contabile del premier. Le ‘ospiti’ poi erano presenze fisse o saltuarie ad Arcore nelle serate del Bunga Bunga.

Nessuno, in modo esplicito, ha imposto a D’Addario, Ruby o alle altre di navigare in acque perigliose. Ma Tommasi e Tarantini, su due fronti diversi, hanno ben spiegato quanto in molti casi non sia necessario chiedere per ottenere. Perchè se un intero sistema si fonda su presupposti immorali è chiaro che i più deboli, i meno intraprendenti, chi non ha protezioni sufficienti, deve ‘adattarsi’ e quindi ‘scegliere’ di adattarsi.

Nel caso della escort, pardon, prostituta barese, l’obiettivo da raggiungere era una ‘licenza per costruire’, nel caso di Tarantini ampliare il proprio giro di affari, in quello di Tommasi ottenere qualche scrittura per un film o un programma televisivo, per Ruby far soldi.

Un presidente del Consiglio dovrebbe essere per un Paese democratico non solo del tutto estraneo a fenomeni di questo tipo, ma anzi dovrebbe lavorare senza sosta per impedire che le opportunità debbano passare attraverso il commercio. Del corpo, della dignità, della mente.

Il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, Cardinale Angelo Bagnasco, ha detto di recente: “Tutti dobbiamo essere particolarmente responsabili, specialmente nei momenti di maggiore difficoltà, cercando tutti insieme il bene del Paese”.

Inutile chiedergli dove fossero i vertici della Chiesa Cattolica mentre l’Italia scivolava nel dirupo o perchè Berlusconi sia stato sostenuto in modo neppure implicito dalla Cei, ma il ‘bene del Paese’ di cui ha parlato certamente richiede trasformazioni profonde. E fino a quando anche il ‘senso di responsabilità’ sarà sottoposto al mercato delle convenienze è difficile che le cose possano cambiare.

Ed i cittadini dovrebbero riflettere, per evitare di dover continuare ad essere considerati una merce in vendita al miglior offerente.

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