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Normalizzare il ‘Secolo d’Italia’

Autore: . Data: mercoledì, 23 febbraio 2011Commenti (0)

I berlusconiani non sopportano voci dissonanti. Così sembra essere cominciato l’assalto finale al giornale vicino a Gianfranco Fini. E se si zittiscono gli ex amici cosa si farà con gli avversari?

Flavia Perina, direttore del giornale che fu l’organo del partito neofascista Msi, è molto arrabbiata: “L’accusa che il Secolo d’Italia sia il giornale di Fli è infondata. Siamo il giornale dell’anima più profonda della destra” ed in un editoriale ha scritto: “Che cosa avrebbe scritto Giano Accame di un politico di governo che chiede di arrestare gli studenti ‘preventivamente’? Come avrebbe commentato Alberto Giovannini il raduno delle gheddafine a Roma, e la difesa che ne ha fatto l’intero Pdl? Nino Tripodi, Franz Maria D’Asaro, o uno qualsiasi degli editorialisti che si sono succeduti sulla prima pagina del Secolo, che avrebbero detto della guerriglia leghista contro la festa dell’Unità nazionale? E le avventure del presidente del Consiglio con la finta nipote di Mubarak? Vi immaginate un articolo di Gianna Preda sul tema? Sono le domande a cui dovrebbe rispondere chi, in perfetta malafede, accusa il Secolo di essere ‘troppo finiano’. La verità è che il Secolo è semplicemente ‘troppo onesto’ nell’interpretare ogni giorno le idee, la tradizione, il portato politico-culturale della destra italiana nonché la specifica identità che la testata porta con sé fin dalla fondazione. E’ un grillo parlante enormemente scomodo, che ogni giorno, con la sua stessa esistenza in edicola o nelle rassegne stampa, parla alle coscienze del nostro mondo e ricorda una realtà che il ‘ministero della verità’ berlusconiano vorrebbe cancellare”, o difendere i festini di Arcore”.

La stretta collaboratrice del presidente della Camera è sull’orlo della defenestrazione. Lo spiega Enzo Raisi, deputato di Futuro e Libertà ed ex amministratore unico del giornale, che ha commentato così quanto sta accadendo nel suo giornale: “Con questo blitz hanno fatto tacere l’unico giornale che ha una voce dissonante nel centro-destra”.

Il blitz al quale si riferisce riguarderebbe una operazione di normalizzazione messa in atto dai due ex colonnelli di Fini ed oggi pasdaran berlusconiani, La Russa e Gasparri. Il quotidiano è parte del patrimonio dell’ex Msi ed è gestito dalla Fondazione che si occupa dei beni del disciolto partito.

Roberto Petri, vicino al ministro della Difesa e membro del comitato dei garanti della fondazione ha detto: ” Quel giornale apparteneva a tutti gli iscritti. Ma i finiani ne hanno fatto un loro organo”. Così a Raisi sono stai affiancati quattro uomini del Pdl che ‘bilanceranno’ le cose. Ovvero riporteranno il Secolo nel Pdl.

L’ex amministratore unico ha raccontato: “Io ho ridotto il deficit da 2 milioni e mezzo a 500 mila euro all’anno. Risanamento e rilancio erano avviati. Ora, temo, faranno un giornaletto di quattro pagine, riducendo il personale. Avevamo offerto di prendere in affitto la testata, ma mi hanno riferito che Berlusconi in persona ha disposto di uccidere Il Secolo, per non lasciarci un’arma in vista delle elezioni”.

Sul cambio di vertice Perina ha dichiarato: “Cercano di normalizzare non un giornale finiano, ma la storia della destra italiana, riconducendola ad un modello berlusconiano estraneo a tutto quello in cui abbiamo sempre creduto. La nostra storia non finisce con un atto di prepotenza. Siamo orgogliosi del lavoro fatto e i risultati raggiunti da questo giornale sono incontestabili. Siamo sereni”.

Con la sua direzione il quotidiano aveva assunto posizioni eretiche: aveva criticato le ronde volute dai celtico-padani di Bossi, affrontato temi difficili, come le unioni al di fuori del matrimonio e i diritti degli immigrati, denunciato i danni all’ambiente e violazioni della legalità.

Fabio Sabbatani Schiuma, componente dell’esecutivo romano del Pdl, ha commentato: “Il Secolo d’Italia è diventato una succursale de l’Unità” e ha continuato: “L’attaccamento alla poltrona da direttore di Flavia Perina, la quale solo grazie a questo ruolo è diventata parlamentare, le impedisce di domandarsi come mai i microfoni per lei siano sempre e solo quelli di organi schierati a sinistra, gli stessi che per anni ne hanno ignorato l’esistenza. Non sarà forse perché il giornale viene ‘usato’ in sola chiave antiberlusconiana… a meno che tutto d’un tratto si siano accorti che la Perina scriva cose intelligenti”.

Il paradosso della destra italiana è che gli elementi totalitari della memoria fascista hanno abbandonato molti degli eredi del Msi e si sono trapiantati nel sedicente ‘liberale’ Pdl.

Intanto ieri i militanti di Futuro e libertà hanno occupato pacificamente la sede del giornale, offrendo solidarietà a Perina, ai giornalisti e a Enzo Raisi. Tra i manifestanti, Fabio Granata, Antonio Buonfiglio e Umberto Croppi.

Il direttore ha spiegato che il nuovo Cda voluto dagli ex colonnelli di Fini “non ha preso impegni sulla linea editoriale” pur avendo garantito il mantenimento dei posti lavoro. I manifestanti hanno appeso uno striscione con la scritta “Giù le mani dal Secolo”.

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