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Non solo Ruby: il corpo delle donne e i cortei della protesta

Autore: . Data: lunedì, 14 febbraio 2011Commenti (1)

Circa 230 cortei in tutta Italia, cifre da capogiro a Roma e a Milano, con piazza del Popolo e piazza Castello straripanti di donne e di uomini. Che hanno sfilato per la dignità, inveito contro Berlusconi, urlato slogan antichi e moderni, esposto l’altra faccia del Paese: quella che deplora Puttanopoli, che non si identifica nell’immagine maschile e femminile mostrata al mondo da quei potenti che non conoscono la vergogna, con la compiacenza di chi mercifica il proprio corpo in cambio di favori.

Proprio questo ‘schema’ – alla base dell’appello “Se non ora, quando” che ha lanciato la mobilitazione per la giornata di ieri – aveva sollevato perplessità in alcune donne, femministe storiche e non, per nulla persuase dall’approccio scelto per scendere in piazza il 13 febbraio.

Tra loro spiccava la voce di Lea Melandri, che ha ragionato, ancora sul ‘Corriere della sera’ di ieri, a proposito delle polemiche al femminile: “(…) la ‘spallata’ a un potere diventato sempre più odioso ci si aspetta, o si spera, che arrivi dalla ‘rivolta delle donne’. Da un femminismo di lunga data, sottratto improvvisamente al silenzio in cui si diceva fosse precipitato, e da generazioni più giovani svegliate dall’indifferenza, desiderose di trovarsi in tante a dire ‘basta’ a tutti i pericoli che vedono incombere sul loro futuro. Non è la prima volta nella storia, e tanto meno nell’immaginario, che le donne sono viste al medesimo tempo come dannazione e salvezza, e sempre questi due connotati del femminile hanno a che fare con la sessualità: degrado ed elevazione morale. Che cosa poteva essere più esemplificativo, riguardo a questa duplice ‘natura’ della donne, della contrapposizione che abbiamo visto comparire in alcuni appelli e dibattiti pubblici tra donne pronte a vendersi al potente di turno e altre attente invece alla cura e al sacrificio di sé per il bene di una famiglia, la riuscita di un lavoro, di una carriera? Come se non fossero entrambi ruoli imposti che hanno permesso all’uomo di riservare a sé il governo della cosa pubblica”.

E se rimarrà aperto il confronto al femminile sul binomio ‘dannazione e salvezza’ e su come le piazze ricolme lo hanno vissuto e interpretato, l’indubbio successo della giornata di ieri ha molto a che spartire con alcune ragioni esibite orgogliosamente da qualche milione di signore e semplicemente riassunte nei giorni scorsi, sul suo blog, dalla scrittrice Lorella Zanardo, autrice del libro ‘Il corpo delle donne’: “Ragazze: non sono tipa da manifestazioni, nel senso che do il meglio di me in altre situazioni. Il 13 però in piazza ci vado. Per affermare che un altro corpo è possibile, solo questo. Lo voglio gridare forte che il corpo delle ragazzine è meraviglioso: tondo, secco, florido, magrino. Lo voglio dire forte che anche il mio mi piace, con qualche chilo in più, ma insomma va bene così! Che incontro certe belle donne  ai dibattiti, frementi e coraggiose, alcune con qualche filo grigio, altre rosse fuoco di una passione che non si smorza. Migliaia di donne tutte una diversa dall’altra: non ce lo meritiamo il modello unico, proprio no! E allora vado a dirlo in manifestazione! Che tutti lo sappiano che in quella gabbia a forma di tv ci metteranno d’ora in poi i topi ma non più i nostri. (…) Che vengano tutte le donne, giovani e vecchie, sante puttane belle brutte, italiane, e marocchine: che questa non è una giornata di divisioni. Tutte insieme per dire che il corpo è proprio nostro e, come altre ben dissero, ce lo gestiamo benissimo noi!”.

Sul coinvolgimento maschile nelle penose vicende al confine tra sesso e politica, è intervenuta nei giorni scorsi anche la storica sociale dell’università di Torino Anna Bravo: “A uscire devastata dal cosiddetto Rubygate – ha scritto – è più l’immagine maschile che femminile. Ragazze che si vendono, e fa rabbia; ma soprattutto uomini che solo grazie al denaro e al potere dispongono del loro corpo e le gratificano con regali comprati all’ingrosso. Eppure, mentre noi ci preoccupiamo della dignità femminile, nessun uomo ha sentito il bisogno di difendere quella del genere maschile”.

Riflessione interessante, perchè ha evidenziato le titubanze e i comodi silenzi degli uomini. Così ha indirettamente risposto il biologo e blogger Stefano Ciccone: “Come uomo mi sento chiamato in causa perché mi si chiede di dire qual è il mio desiderio rispetto al richiamo collusivo di Berlusconi, sento che è in gioco anche la mia libertà, lo spazio per vivere il mio desiderio di cambiamento. Sono coinvolto come uomo ma non per l’ambigua preoccupazione di ‘difendere la dignità del mio genere’, tanto meno la dignità della Nazione. Mi interessa piuttosto affermare una diversa un‘idea di libertà, di qualità del desiderio, dello stare in relazione”.

Aver ripercorso per sommi capi il dibattito delle ultime settimane in vista della mobilitazione consente di contestualizzare il dibattito politico che ha fatto seguito ai cortei, nel tardo pomeriggio di ieri. E’ lecito domandarsi, ad esempio, come abbia fatto la ministra dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, a dettare alle agenzie la seguente dichiarazione: “Coloro che scendono in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne. Non vengano a raccontarci di voler difendere la loro dignità, quando sono le prime a bollare automaticamente come prostituta qualsiasi donna metta piede in casa del premier. Si tratta delle solite eroine snob della sinistra”.

La greve banalizzazione insita nell’opinione di un ministro-donna (a parte le considerazioni numeriche, che contrastano con le immagini delle piazze affollatissime) fa particolarmente specie: sembra dimostrare che le esigenze della propaganda superano largamente la curiosità intellettuale di chi ricopre cariche istituzionali, di chi avrebbe il dovere di interrogarsi sui fenomeni politici e sociali.

Se la sua collega Carfagna ha scelto di commentare più diplomaticamente (“Chi ha responsabilità di governo ha sempre il dovere di ascoltare la piazza e le domande che pone alla politica, da domani continueremo a lavorare con ancora maggiore vigore per le donne italiane”), a Gelmini hanno invece risposto due donne di sinistra, Anna Finocchiaro del Pd e Susanna Camusso della Cgil: “Il ministro Gelmini sbaglia, dovrebbe venire di persona a vedere, è una vera manifestazione di popolo. Insieme alla dignità delle donne, Berlusconi offende la dignità dell’Italia”, ha argomentato la prima. “Credo che la Gelmini abbia perso un’altra occasione di stare zitta”, ha tagliato corto la seconda.

Coloro che, invece, sperano sia arrivato dalle piazze un segnale in controtendenza rispetto al processo di evidente involuzione morale e politica, si riconosceranno con ogni probabilità nell’opinione dell’ex premier Romano Prodi: “A Milano ho assistito a qualcosa di straordinario, un’esigenza di dignità e un desiderio di serenità. Non solo donne, ma tante famiglie e uomini che chiedevano semplicemente un’Italia migliore e più pulita. Credo proprio che le donne abbiano dato un grande segnale al risveglio dell’Italia”.

Paolo Repetto

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Commenti (1) »

  • jena ha detto:

    Non capisco perchè tutti i Media han paura dei veri numeri dei partecipanti di questa manifestazione, dal momento che solo con un semplice calcolo aritmetico si nota subito che i conti non tornano.
    Se si calcola solo il numero di Piazza del Popolo in Roma circa un Milione si capisce che dietro c’è una responsabilità disinformativa , quasi da cartello !
    A Torino saremmo stati cica 800.000 e sono rammarico di questi pseudo-osservatori e molto dispiaciuto ! Non so se ciò è dovuto ad un fatto di miopia / informativa o solo ad un fatto di una cattiva preparazione in artmetica.

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