cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » esteri, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Libia: il conflitto del petrolio, dell’integralismo e del mistero

Autore: . Data: venerdì, 25 febbraio 2011Commenti (0)

Le notizie dal Paese in guerra interna sono confuse ed in gran parte inattendibili. Il futuro sarà determinato dagli accordi tra i clan e nuovi ed ancora misteriosi ‘amici’ stranieri. La democrazia non c’entra e se il Colonnello è pessimo i suoi successori potrebbero essere anche peggio.

La Libia, come gran parte di Paesi del Sud del mondo, è organizzato sulla base della sua composizione clanica. Gheddafi, leader ancora ufficiale della Grande Repubblica (Jamāhīriyya) Araba di Libia Popolare e Socialista, appartiene al clan dei Ghadafa, che ha da molti anni il controllo totale dell’aviazione. Alleati del presidente sono stati i Warfalla, che raccolgono oltre un milione di cittadini su una popolazione complessiva di 6 milioni e mezzo di abitanti e che oggi sembrano passati sul fronte opposto. Poi ci sono i Rafla, i Zawhiya, gli Hawara, i Nefussa, i Zenata, i Ketama, i Sanhaja, i Tebu, gli Zintan, i Furjan, i Touareg, gli Azaweya.

Come in un complicatissimo puzzle la convergenza dei clan definisce l’assetto dello Stato ed anche la posizione dei diversi reparti dell’esercito, delle forze di polizia, della milizia popolare. La estrema frammentazione che di mediazione in mediazione ha permesso al Colonnello di mantenere in piedi il suo regime ora sembra non trovare più un equilibrio.

I cosiddetti ‘manifestanti’, che la stampa descrive impegnati in ‘cortei’ contro ‘il governo’, sono quindi una pura invenzione. In concreto nel Paese del Nord Africa è in corso una resa dei conti tra i clan, sulla base di accordi al momento sconosciuti e sui quali si sta definendo un nuovo assetto della Libia.

E’ evidente che le fratture tra i Ghadafa (ed il suo leader Gheddafi) e gli altri non sono esplose all’improvviso, ma si manifestano da tempo. Di alcuni conflitti si era a conoscenza, di altri meno. E siccome alla base degli accordi, così come dei disaccordi, ci sono sempre interessi materiali, la domanda del momento è: chi ha lavorato per arrivare al collasso della Jamāhīriyya?

La questione, già di rilievo, diventa fondamentale se si pensa che la Libia è tra i principali produttori di petrolio al mondo. E’ risibile supporre che all’improvviso, colti da una estemporanea voglia di cambiamento, i capi di strutture elaborate come i clan decidano di andare a mani nude contro un sanguinario dittatore ed i suoi armati.

I primi focolai sono esplosi in Cirenaica, da sempre area debole del regime, fortemente influenzata da forze vicine all’integralismo e contemporaneamente uno dei polmoni petroliferi del Paese.

La cronaca di queste ultime ore, inoltre, ha relegato tra le note a margine l’appello degli ‘Ulema liberi della Libia’, una organizzazione comparsa dal nulla e composta da almeno cinquanta dotti religiosi islamici, quelli che in Iran sono chiamati ‘mulla’ e che di fatto sono la colonna portante dello stato islamico in quel Paese. Gli ‘Ulema liberi’ hanno emesso un editto nel quale ordinavano ai fedeli di combattere “poiché il governo ha intensificato i crimini contro l’ umanità. Ribellarsi è un dovere divino”, hanno aggiunto. Un altro ulema, Al Sadeq Al Gheryani, ha emesso una Fatwa contro il regime via Al Jazeera e subito dopo è stato arrestato. Yusuf Al-Qaradawi, un altro religioso, in passato in predicato per diventare il capo dei Fratelli musulmani d’Egitto e telepredicatore sempre su Al Jazeera, ha emesso un’altra Fatwa nella quale chiedeva “alla Libia di mobilitarsi contro il regime” ed “a chiunque nell’esercito libico sia in grado di sparare una pallottola a Gheddafi, di farlo”.

La descrizione di massacri a senso unico appare sempre meno credibile, perchè la rapidissima avanzata delle forze antigovernative lascia pensare ad un buon livello di organizzazione militare di queste ultime. A rafforzare i sospetti di un conflitto interno di tipo tribale per nulla legato alla volontà di ‘democratizzare’ il Paese, oltre agli annunci della probabile formazione di una ‘zona islamica’ nella parte orientale della Libia, anche le contromisure militari che starebbe prendendo il governo.

Vince Cannistaro, un agente veterano della Cia, ha detto a ‘Spy Talk’, la rubrica del sito del Washington Post dedicata alle questioni della ’intelligence community’: “Per loro è finita (riferendosi a Gheddafi, ndr) l’opposizione sta chiudendo tutte le sei entrate di Tripoli”. Ma per tentare un’ultima resistenza il dittatore starebbe facendo convergere mercenari da tutta l’Africa che “atterrano nell’aeroporto che un tempo era la base aerea americana Wheelus”. Insomma, per compensare le defezioni degli altri clan nelle strutture militari ufficiali la mossa del rais sarebbe quella di rafforzare le sue forze armate con contractors.

Inoltre, la disinformazione che circonda il dramma libico fa pensare anche ad una abile regia. Gli esempi di notizie prima rilanciate e poi smentite sono numerosi, così come i numeri delle vittime o dei potenziali profughi appaiono spesso propagandistiche. Un caso tra tutti lascia perplessi. Ieri la stampa di tutto il mondo è caduta in un ‘piccolo errore’ assolutamente incredibile. La tv al Arabiya aveva annunciato un bilancio di “almeno 10 mila morti e 50 mila feriti” citando come fonte Sayed Al Shanuka (o El-Hadi Shallouf), presentato come ’membro libico della Corte penale internazionale passato con gli insorti’. Ieri il tribunale ha diffuso un comunicato ufficiale nel quale si legge: “La Cpi desidera chiarire che questa persona non è né membro del personale della Corte, né parte in causa in un caso attualmente in corso davanti a essa, e che non può in alcun caso parlare a nome della Corte. Ogni sua dichiarazione è a titolo personale”.

Siccome è improbabile che nessuno si sia preso la briga di verificare l’attendibilità del ‘testimone’ appare chiaro che la ‘guerra psicologica’ sia in pieno svolgimento. Come poi si è scoperto essere successo dal Kossovo all’Iraq. Oltre le battaglie militari qui sono in gioco ben altri interessi e molti potrebbero essere gli attori occulti di questo affaire.

Sull’argomento è intervenuto un ‘amico’ di Gheddafi e come il leader libico di professione ‘dittatore’, ovvero l’ex presidente cubano Fidel Castro. Il Lìder maximo ha accusato i media americani di star preparando le condizioni per un intervento della Nato in Libia, dove a suo parere sarebbe in corso una guerra civile che permetterà di garantire il petrolio all’Europa.

“E’ evidente che in Libia è in corso una guerra civile”, ha scritto Castro in un articolo pubblicato ieri, anche se “nessuno sarebbe capace di sapere in questo momento ciò che sta davvero succedendo. Tutte le notizie sono state diffuse dagli Stati Uniti e hanno provocato il caos”.

Per l’ex presidente cubano gli Usa “hanno preparato le condizioni per agire. Non sarebbe strano un intervento militare in Libia il quale inoltre permetterebbe di garantire all’Europa i quasi due milioni di barili di petrolio se nel caso non si riesca a porre fine alla presidenza o alla vita di Gheddafi”.

Castro ha anche sostenuto che “il ruolo di Obama è abbastanza difficile” a causa del fatto che “la politica di saccheggio imposta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati della Nato in Medio Oriente è entrata in crisi”. Gli Stati Uniti hanno dato milioni di dollari in armi a Israele e “ai Paesi arabi umiliati da questo Paese” e adesso “il genio è uscito dalla bottiglia e la Nato non sa come controllarlo”. Per Castro Washington ed i suoi alleati “cercheranno di trarre il massimo profitto dei deplorevoli successi in Libia” in un “balletto macabro di cinismo”.

Gli stretti rapporti tra il governo cubano e quello libico ed i noti collegamenti tra i servizi di intelligence dei due Paesi non debbono far pensare alle parole del Lìder maximo come ad uno spot propagandistico. E d’altra parte se il comando Nato ha negato di avere piani per una ‘missione umanitaria’ in Libia, l’Europa, notoriamente incapace di esprimere una politica estera comune, in questo caso ed a sorpresa ha preso in considerazione l’ipotesi di un ‘intervento militare di pace’. Inoltre a Washigton si moltiplicano voci di una azione congiunta Usa-Europa.

Da Tripoli a Bengasi le trame del petrolio, del neocolonialismo occidentale e dell’integralismo islamico stanno combattendo una nuova battaglia mortale. E come sempre sulla pelle della popolazione civile. Agli sdegnati dell’ultim’ora sulle crudeltà di Gheddafi e pronti per una nuova ‘guerra per la pace’ il consiglio di pazientare, perchè la politica internazionale è cosa ben complicata e non sempre ciò che si vede è quello che davvero c’è.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008