cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Le donne in piazza non bastano

Autore: . Data: martedì, 15 febbraio 2011Commenti (1)

Sarebbe un errore considerare le manifestazioni di domenica come segnale di una Italia che cambia. Per battere il berlusconismo è necessaria una proposta politica e partiti veri ed organizzati sul territorio.

Dal quotidiano ‘la Repubblica’ di ieri a commento di un sondaggio elettorale: “Silvio Berlusconi resiste. Nonostante le inchieste, gli scandali e le proteste”. Ed ancora dallo stesso giornale: “Con virile machismo militare, la Struttura Delta disdegna la ‘dignità delle donne’ come una delle chiavi dello scandalo sessuale del presidente del Consiglio”.

A guardare i tg, si riconosce con chiarezza lo “spin” del gabinetto di guerra berlusconiano: silenziare la protesta che ha riempito 200 piazze. Clemente Mimun è stato perfetto: il suo Tg5 ha dato la notizia come quarto titolo, dopo gli immigrati, l’Egitto e Futuro e Libertà. Nel pieno rispetto della “par condicio” a senso unico voluta dal network informativo di Palazzo Grazioli, ha “bilanciato” il servizio con interviste alla triade pidiellina Roccella-Ravetto-Santanché, che hanno spiegato l’inutilità del trascurabile evento che ha coinvolto “appena” 1 milione di persone.

Augusto Minzolini ha seguito lo stesso copione; il suo Tg1 ha dato la notizia come terzo titolo, dopo gli immigrati e l’Egitto ma prima del congresso futurista. Emilio Fede si conferma il più volenteroso “carnefice” del premier: il suo Tg4 ha dato un micro-servizio in chiusura, prima del meteo, ridendo e irridendo i cortei delle donne. “‘La metà di niente’: come da romanzo di Catherine Dunne, citata a suo tempo da una profetica Veronica Lario”. (Massimo Giannini)

Non è un segreto che quasi il 45 per cento dei cittadini italiani non sappia più a che santo votarsi. Si tratta di persone che rappresentano uno spettro emotivo che va dalla sfiducia al disgusto, passando per il disinteresse e lo sconforto.

I milioni di ‘antipolitici’, quelli che appoggiano il Cavaliere e l’opposizione hanno un ‘fornitore’ in comune: la televisione. Se alcuni si sono accorti, pochi, della ormai assoluta inattendibilità di gran parte delle informazioni diffuse dai principali Tg, una gran parte degli italiani nutre ogni giorno le proprie consapevolezze ascoltando le news proposte dai principali canali nazionali.

I ‘tempi moderni’ prevedono che esista solo quello che passa per il tubo catodico, mentre il resto anche se è reale e concreto, quando non conquista l’attenzione del video è come se fosse un universo parallelo e fantasmatico.

Quanti italiani, di destra, centro e sinistra,  percepiscono in tutta la sua drammaticità la dimensione della crisi economica o la tragedia della cassa integrazione e quanti sono invece ‘molto informati’ sulle ultime vicende che riguardano i presunti e stucchevoli dissidi tra la ‘fidanzata’ di George Clooney, tale Elisabetta Canalis, e quella di Fabrizio Corona, tale Belen Rodriguez, scelte per calpestare con Morandi il palcoscenico dell’ormai sfiatato Festival di Sanremo? Tutte e tue, ovviamente, contrarie alle manifestazioni di domenica.

Le centinaia di migliaia di donne che hanno mostrato il proprio sdegno nei confronti non solo di ‘Papi Silvio’, ma del berlusconismo dilagante, sono tuttavia una parte largamente minoritaria del Paese. Secondo il sondaggio presentato da ‘la Repubblica’, nonostante lo stato di collasso dell’economia nazionale, ‘Puttanopoli’, la corruzione diffusa o la mostruosa disoccupazione giovanile, il 30 per cento degli italiani continua ad avere fiducia nel presidente del Consiglio e nella sua squadra di governo.

Decine di intercettazioni inequivocabili, frasi su ‘culi avvizziti’, tariffari per ‘prestazioni sessuali varie’ o panzane stratosferiche su diciassettenni nipoti di ex presidenti egiziani non hanno neppure sfiorato le consapevolezze degli italiani e quasi la metà dei cittadini non credono che il Cavaliere sia un estimatore del Bunga Bunga. Ed oltre metà degli abitanti del Belpaese ritiene che, per quanto colpevole, il Premier resterà “impunito”.

Tra i politici più ‘apprezzati’ al primo posto figura il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che con il suo lavoro ed i famigerati tagli lineari ha contribuito ad uno sfascio generalizzato che va dall’istruzione alla sanità. Ultima conseguenza dei ‘risparmi’ imposti dal valente ministro è stato addirittura il ritiro dei proiettili utilizzati per le esercitazioni dei poliziotti, comperati ai ‘saldi’ e risultati difettosi (esplodono nelle armi). Al secondo posto tra i benemeriti c’è anche un oppositore, il governatore pugliese Nichi Vendola, del quale sono ignote le proposte precise per affrontare la crisi, ma che però è un fuoriclasse del parlare ermetico, maestro del linguaggio enfatico e incomprensibile.

Se si vanno a guardare i soli ascolti dei Tg si scopre che Augusto Minzolini e Clemente Mimun, rispettivamente direttori del Tg1 e del Tg5, tutti e due di stretta osservanza governativa, il numero di medio di teleutenti che si sintonizzano su quelle testate è superiore agli 11 milioni e 500 mila individui al giorno.

Nell’ultimo anno, poi, gli spettatori dei tg della sera complessivamente sono 21.831.000 e poichè il controllo del centro destra riguarda 5 testate su 7 è facile comprendere la ‘potenza di fuoco’ di questi strumenti di ‘informazione di massa’.

Ai telegiornali, infine, vanno aggiunti i programmi del mattino e del pomeriggio, che nella stragrande maggioranza bombardano il pubblico con gossip, cronaca nera truculenta, materiali di evasione spesso ‘casereccia’, non poche cosce (quasi tutte le ospiti risparmiano sulla stoffa) e nei quali si veicola l’essenza del pensiero unico berlusconiano.

Il Paese, in particolare la ‘periferia’ e proprio le donne, sono le vittime principali del sistema di disinformazione, o meglio di informazione condizionata, che costituisce il cuore della strategia di costruzione del consenso al centro destra ed al Cavaliere.

Per quanto molto partecipate le manifestazioni di domenica hanno coinvolto una parte assolutamente irrilevante dei 60.494.632 di italiani. La chiave per la sconfitta del regime di Berlusconi sta allora nella capacità dell’opposizione di bilanciare nella società reale, giorno per giorno, la debordante propaganda governativa. Prima di tutto per restituire ai cittadini il senso della realtà e poi per smascherare una ipotesi politica che sta distruggendo il Paese.

Agli indispensabili programmi politici per la rifondazione della Repubblica, ferita gravemente dalla ‘questione immorale’, le forze politiche debbono associare quella che un tempo si chiamava organizzazione e militanza. Per poter raggiungere chi neppure conosce i temi sui quali si sta giocando il destino dell’Italia.

La società civile da sola non potrà vincere la battaglia se partiti, sindacati (quelli che ancora difendono i lavoratori) ed associazionismo non faranno la loro parte. Anche rinnovando i propri gruppi dirigenti grazie ad un più stretto contatto coi cittadini. E questo traguardo, al momento, sembra ancora lontano.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (1) »

  • francesca ha detto:

    La società civile fa la sua parte, ma poi – è vero – la politica deve intervenire. Purtroppo, però, Bersani ha appena detto che la Lega non è razzista…….mi sa che si sta andando nella direzione opposta.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008