cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica
Regola la dimensione del carattere: A A

Il Pd si gingilla con l’immunità parlamentare

Autore: . Data: mercoledì, 23 febbraio 2011Commenti (1)

Il presidente dei senatori, Finocchiaro, è talmente contraria da ammettere che un giorno se ne potrebbe parlare. Il deputato peone Mario Barbi, invece, indignato per le indagini della procura di Milano, la vuole subito.

Il partito di Bersani non riesce ad avere su nulla una linea chiara. Sullo scandalo dell’immunità parlamentare che il regime di Berlusconi vorrebbe reintrodurre per ottenere un Parlamento al di sopra delle leggi, dopo le adesioni più o meno entusiastiche di Violante, Sircana e Chiaromonte ha deciso di parlare anche Anna Finocchiaro.

Il capo dei senatori è donna accorta e così è stata subito perentoria: “La mia conclusione sull’immunità è assolutamente no”. Se a questo punto il militante di base del partito poteva sentirsi in una botte di ferro ed il cittadino onesto del tutto tranquillo, Finocchiaro ha pensato bene di non offrire alcuna chance per rimanere sereni. Quindi ha aggiunto pensando a Berlusconi: “Lui se ne vada e poi ne parliamo. Ma con un Parlamento di eletti e con un organismo ’terzo’ “.

Insomma, se il Cavaliere non ci fosse e si cambiasse la legge elettorale i parlamentari potrebbero essere messi in condizione di ottenere il salvacondotto. Ha spiegato il dirigente del Pd: “Non ci spaventa affatto parlare di immunità e, in una situazione normale, si potrebbe discutere di questo, s’intende dopo aver parlato di molto altro”. “L’autorizzazione a procedere – ha continuato – è strumento delicato e fu abolita dopo che ne venne fatto un uso distorto per coprire qualunque reato: il suo abuso, sull’onda dell’emozione popolare, lo fece svilire e portò alla sua abrogazione. Ora si parla di reintrodurla, in presenza di una legge elettorale che produce un Parlamento di nominati, soggetti che non incarnano il modello di parlamentare autonomo rispetto al governo, come quello immaginato dai padri costituenti. Quindi verrebbe affidato questo strumento nelle mani di una maggioranza che non dà alcuna garanzia di buon senso nell’uso che potrebbe farne. Il tutto – ha sottolineato – accentuato dal fatto che sarebbe l’ultima risorsa cui il premier vorrebbe far ricorso per sottrarsi ai suoi giudici”.

Le ricostruzioni storiche di Finocchiaro sono, come è abituale di questi tempi, un po’ arbitrarie. L’istituto fu voluto dalla Costituente per via del sistema giudiziario dell’epoca, quasi tutto nominato durante il regime fascista ed avrebbe dovuto tutelare i deputati ed i senatori, antifascisti, da eventuali tentativi di rivalsa da parte di qualche nostalgico ad oltranza. Inoltre, nell’immediato dopoguerra l’idea di ‘rubare’ e ‘corrompere’ era quasi del tutto inesistente tra i partiti, che avendo alle spalle vent’anni di dittatura, un Paese devastato dalla guerra e dovendo costruire una Repubblica nuova di zecca erano in ben altre faccende affaccendati e non si impegnavano con vigore come accade oggi nella sottile arte del furto, della malversazione, del ricatto, della corruzione.

Il capogruppo del Pd al Senato ha puntualizzato: “Se non fosse lui, il premier, e se vi fosse un Parlamento di eletti non mi sentirei lo stesso convinta di reintrodurla per affidarla alla Giunta per le autorizzazioni, composta sempre su base proporzionale, qualunque sia la maggioranza al potere. Tra le varie cautele bisognerebbe prevedere una composizione paritaria delle giunte, o ancora meglio un organo esterno e indipendente che usi questo strumento con l’equilibrio e la sensatezza a difesa della libertà parlamentare con cui fu pensato dai Costituenti. Ma per cominciare questa discussione… servirebbe un’altra maggioranza, che invece oggi non può rinunciare a nessuno strappo sulla giustizia, perchè la visione del potere berlusconiano non ammette limiti e controllo. E quindi l’immunità è l’ultima strada che il Cavaliere tenta per sottrarsi ai suoi giudici, dopo aver inondato di leggi ad personam il nostro ordinamento”. Finocchiaro, per apparire del tutto al di sopra delle parti, ha concluso che il suo pensiero sarebbe lo stesso chiunque fosse al governo perchè “un Parlamento frutto di questa legge elettorale non ha le caratteristiche per gestire uno strumento come l’autorizzazione a procedere. Che comunque sarebbe solo l’ultimo passaggio, dopo una riforma elettorale e una riforma che affidi, non alle maggioranze parlamentari, ma ad un altro organismo ’terzo’ un istituto come questo. Quindi anche la mia conclusione è assolutamente no. Come si vede, non è solo colpa di Berlusconi la nostra contrarietà”.

Il senatore, forse, non si è accorta di aver sostenuto comunque che, a parte le contingenze dovute all’attuale presenza contemporanea di Berlusconi e di un Parlamento di nominati dai partiti e non dal popolo, la sua tesi immagina un organo ‘terzo’ incaricato di ‘vigilare’ sull’attività di uno dei tre poteri dello Stato, la magistratura, per ‘proteggere la libertà parlamentare’. Disastro logico, perchè è evidente che nessuno dovrebbe essere punibile per l’espressione delle proprie opinioni, mentre tutti dovrebbero essere puniti allo stesso modo e nelle stesse condizioni nel caso infrangano le leggi. Che siano semplici cittadini, parlamentati o financo giudici.

Se Finocchiaro guarda all’immunità del dopo Berlusconi, Mario Barbi, altro piddino, la vorrebbe subito. In una lettera ai colleghi ha scritto riflettendo “sull’inchiesta di Milano” e “su etica, politica e giustizia” e sostenuto di essere arrivato alla “conclusione che sarebbe politicamente utile tornare all’immunità”.

La convinzione del deputato (fedelissimo di Prodi, come Sircana) deriverebbe anche dalla lettura “dell’ordinanza del gip per la parte procedurale e dopo il palasharp e le moblitazioni delle donne per il giudizio di debolezza sulla società civile: entrambe queste manifestazioni non sono infatti andate oltre la “parte” (per quanto estesa) e sono risultate parziali e politicizzate”.

Il peone, anche lui eletto grazie alla designazione del partito e non dalla volontà dei cittadini, si è descritto come in preda ad “un sincero turbamento di coscienza” ed ha ribadito alcune riflessioni fatte un mese fa.

In un corposo e prolisso documento datato 21 gennaio, Barbi aveva rilevato che “la condotta di Berlusconi è disdicevole”, con tutte le sottolineature del caso. Ma…e qui viene il bello. “la condotta del premier è riprovevole, ma spetta ai giudici il presidio di moralità? I magistrati debbono perseguire i reati.  Allo stato, dalle carte di cui si ha notizia, non risulta che il reato (i reati) sia(no) provato(i) e conclamato(i). Non ci sono denunce di parti lese, non ci sono confessioni o testimonianze univoche. C’è la dimostrazione di una condotta dissoluta, resa pubblica tramite gli atti dell’indagine. Un’indagine straordinariamente invasiva, messa in atto con uno straordinario dispiego di mezzi e mettendo in conto (o perseguendo?) il dibattimento mediatico degli atti con conseguente  sputtanamento – per proprietà transitiva e sillogismo aristotelico – dell’intero Paese”.

Il parlamentare, in incredibile sintonia con i più fedeli seguaci del premier, si era chiesto: “Ma quale è il fine dell’indagine: perseguire e provare il reato o mettere in evidenza una condotta dissoluta? Quale è l’obiettivo del processo: dare scacco-matto all’imputato principale, con l’avocazione della competenza ed il rito abbreviato, o fare giustizia in un normale processo?  E sulla competenza: non c’è forse stata una certa disinvoltura procedurale?” per arrivare ad una incredibile conclusione: “Se la condotta di Berlusconi è riprovevole, l’azione della procura milanese è spaventosa e suscita più di un timore per l’ingerenza nella sfera politica, per la presuntuosa supplenza della società civile e per l’allarmante scivolamento di funzione dal “presidio di legalità” al “presidio di moralità”".

Il Pd è ormai evidentemente privo di un pensiero morale condiviso ed ‘ospita’ individui di tutti i tipi. Una forza politica che ha voluto distruggere la memoria del passato e non ha saputo costruire alcuna idea del futuro. In queste condizioni la possibilità non di battere il premier, ma di sconfiggere il ben più pericoloso berlusconismo sono del tutto velleitarie. Arriveremo anche ad un Parlamento inteso come camera ‘di sicurezza’ per chi vuol delinquere senza problemi?

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (1) »

  • kiriosomega ha detto:

    Immunità o Impunità, ritengo che i nostri servitori, intendo quelli che stanno nel Parlamento, propendono per la seconda, a patto che non investa anche Berlusconi.
    Tutta quella gente dai sodi facili arraffati per non produrre niente, anzi per fare danno ai cittadini ed al Paese, dimenticano, o fingono di non sapere che fu eseguito un referendum in proposito d’immunità parlamentare, ma anche, disprezzando la Costituzione post bellica, omettono di richiamare alla mente che la stessa permetteva l’immunità dei parlamentari solo per motivi contingenti dovuti ai non ancora sopiti eventi bellici. Da allora sono trascorsi 63 anni, e gli odierni lazzaroni parlamentari, invidiosi del passato, ancora vogliono tutelarsi da possibili ingerenze che scoprono le loro malefatte.
    Eppure il Nord Africa ci sta dando un’ampia e ben orchestrata lezione di civiltà!
    kiriosomega l’agnostico… incazzato.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008