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Feltrinelli, Slow Food e la pesca sconsiderata

Autore: . Data: martedì, 22 febbraio 2011Commenti (0)

La casa editrice e l’associazione del ‘buon’ mangiare hanno presentato il progetto ‘Al capolinea – The End of the line, immaginatevi un mondo senza pesci’.

Si tratta del primo lungometraggio che mette in evidenza i pericoli provocati dalla pesca eccessiva, è stato realizzato nel 2009 dal regista inglese Rupert Murray e uscirà in Italia domani, all’interno della collana ‘Real Cinema’ edita appunto da Feltrinelli (dvd+libro 64 pagine, € 14,90), con la collaborazione dell’associazione internazionale ‘Slow Food’.

Il film, diventato un caso in Inghilterra, si sofferma sul reale rischio d’estinzione di molte specie ittiche, a fronte di metodologie di pesca scriteriate e di un consumo che è diventato assolutamente insostenibile.

Il ‘capolinea’, il punto di non ritorno, è stato immaginato per il 2048: “Mancano meno di quarant’anni – si legge in una nota diffusa da Feltrinelli e Slow food – perché questa la data entro la quale, secondo alcuni scienziati, non ci saranno più pesci negli oceani se l’uomo continuerà a pescarli in modo sconsiderato”.

Il film di Rupert Murray, prodotto con il supporto del Wwf, presentato in anteprima mondiale nel 2009 al Sundance Film Festival e in seguito al Festival del Cinema di Roma, “racconta una di quelle scomode verità sull’ambiente che troppo spesso l’umanità sceglie di ignorare”. E trae spunto dall’omonimo libro del giornalista inglese Charles Clover (uscito in Italia con il titolo di ‘Allarme pesce’) che illustra i devastanti effetti che la pesca intensiva provoca sull’ecosistema dei nostri mari.

Gli stessi promotori definiscono la loro provocazione come “apocalittica”, ma – aggiungono -”a volte un pugno nello stomaco è l’unica maniera che si ha per provare a cambiare pratiche e abitudini distruttive. ‘Al Capolinea – The End of the Line’, non è contro la pesca o contro chi si nutre di specie ittiche, ma mette in risalto la necessità di una gestione sostenibile delle nostre risorse”.

Ponendo anche alcune domande: “Quali sono le tecniche di pesca oggi più utilizzate? Chi consuma tutto questo pesce? Come viene impiegato?”. Molte majors della ristorazione, interrogate su questi temi, “non hanno voluto dare risposte; ma l’indagine del film, approfondita e robusta, non lascia spazio a scappatoie. ‘Al Capolinea – The End of the Line’ punta il dito contro i responsabili di questa devastazione, non trascurando i celebrity chefs, e indica cosa possiamo fare per evitare il peggio”.

Non si tratterebbe quindi solo di un film, “ma di qualcosa di più: è una denuncia dei metodi neocolonialisti che i paesi occidentali utilizzano nei mari d’Africa, ad esempio; è una campagna per il consumo sostenibile del pesce; è un grido disperato affinché le aree marine protette abbiano la possibilità di riprendersi. Insomma, è un vero e proprio manifesto per una nuova etica della pesca”.

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