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Disinformazione sulla guerra in Libia

Autore: . Data: sabato, 26 febbraio 2011Commenti (8)

La situazione nel Paese è grave, ma potrebbe essere molto diversa da come viene raccontata. Al Jazeera ed Al Arabya diffondono notizie allarmistiche seguite dai media occidentali. Intanto arrivano le sanzioni.

Il quadro del conflitto interno libico è molto preoccupante. Una raffica di notizie su stragi e bombardamenti di civili staanno autorizzando Usa ed Europa a prendere non solo misure economiche contro il regime del colonnello Gheddafi, ma a prevedere interventi militari di vario genere.

In Italia la sinistra, che nei primi anni dopo l’avvento del dittatore a Tripoli lo salutava come un ‘combattente internazionalista’, non solo si è fortunatamente ravveduta, ma desso forse ha perso di vista la giusta misura. I rapporti tra Berlusconi ed il Rais nutrono un tifo da stadio (avverso), ma i progressisti non fanno alcuno sforzo per elaborare una analisi obiettiva dei fatti.

Innanzi tutto è ormai chiaro che una serie di bufale sono state rilanciate dai media. Si è parlato di 300mila possibili sbarchi di profughi sulla nostre coste. Ma nessuno ha tenuto conto che nel D-Day di Normandia, la famosa operazione Overlord, l’esercito immenso che doveva riconquistare l’Europa occupata dai nazisti era composto da ‘soli’ 150 mila uomini e dalla bellezza di 12.000 navi da guerra, 4.200 mezzi da sbarco. Una flotta necessaria non solo per cannoneggiare le coste francesi, ma soprattutto importante per trasportare i soldati. Esistono in Libia tanti natanti per tragettare la marea umana che secondo alcuni sarebbe pronta a salpare? Ovviamente no.

I bombardamenti di manifestanti con caccia e caccia bombardieri ed il numero dei morti, secondo alcuni 10mila, secondo altri ancora di più. L’aviazione militare libica è in mano esclusiva al clan dei Qadhadfa, quello di origine del Colonnello e questo è un elemento di grande importanza.  Ecco perchè si parla di ‘no fly zone’. Esercito, polizia e milizie popolari invece sono composte da appartenenti a clan diversi. Mettere in difficoltà l’areonautica significa compromettere una parte rilevante dell’apparato difensivo del regime. Quello che non si capisce è il motivo per il quale un’arma ben attrezzata debba utilizzare per contenere manifestazioni di massa jet che volano ad oltre 1000 km orari e che quindi hanno molta difficoltà nel colpire piccoli obiettivi in lento movimento e non gli oltre 50 elicotteri in dotazione, pensati proprio per quel tipo di attività. Inoltre la diffusione di video su fosse comuni, reso pubblico su One day on earth e subito diffuso da tutte le televisioni del mondo, era un falso accertato. Nelle immagini si vedeva in realtà il ‘Sidi Hamed Cemetery’, e le tombe inquadrate esistevano da tempo. Niente azioni misteriose e sepolture clandestine ‘di emergenza’, insomma.

L’esponente libico del Tribunale Penale Internazionale, intervistato dall’emittente araba Al Arabiya, e che ha annunciato al mondo lo sterminio (anzi il genocidio in atto) si è scoperto dopo essere un millantatore, tanto da costringere la Corte a diffondere un comunicato: “Diverse fonti mediatiche hanno pubblicato una notizia riguardo alla situazione in Libia attribuita a Sayed Al Shanuka (o El-Hadi Shallouf) presentato come ‘membro della Corte penale internazionale’. La Cpi desidera chiarire che questa persona non è né membro del personale della Corte, né parte in causa in un caso attualmente in corso davanti a essa, e che non può in alcun caso parlare a nome della Corte. Ogni sua dichiarazione è a titolo personale”.

Sul numero di feriti Angelo Del Boca, massimo storico del colonialismo italiano ed esperto di Libia ha detto: “Non si può parlare di 10mila morti e 50mila feriti. Ma scherziamo? 50mila feriti non ci stanno in tutti gli ospedali del Medioriente. Sono cifre false e tendenziose”. Poi ha spiegato che al Shanuka “non sta in Libia, se ne sta tranquillamente negli Stati Uniti” aggiungendo: “Stamattina un caro amico da Tripoli me l’ha confermato: i morti sono tanti, ma sono al massimo un migliaio. Ciò non toglie che sia in corso un massacro”.

Le testimonianze su miliziani che stuprerebbero le donne “casa per casa” non hanno trovato un solo riscontro, ma hanno occupato lo stesso pagine di giornali ed aperture di Tg. A questo proposito Debora Billi, una giornalista-analista che si occupa di mercato del petrolio, ha commentato che la notizia “ricorda tanto la faccenda dei neonati strappati alle incubatrici dai soldati di Saddam: si scoprì che era stata “fabbricata” da un’agenzia di pubbliche relazioni” ed ha rilevato ancora: “I mercenari col cappello giallo. Ora, io non mi intendo di mercenari: ma vi pare possibile che vadano in giro a massacrare la gente indossando un cappello giallo canarino, in modo da farsi riconoscere a 500 metri… anche dalle telecamere?”.

Poi le indiscrezioni sulla morte di Gheddafi, sulla sua fuga e su quella di una sua figlia, Aisha, sulla resistenza disperata del dittatore nel bunker. Tutti fatti smentiti. Gheddafi venerdì scorso è persino comparso in una piazza di Tripoli, ha parlato ai suoi sostenitori e si è allontanato indisturbato. Per altro l’arringa del Rais è stata tradotta ‘casualmente’ in modo erroneo. Ha detto il Colonnello ai suoi: “Questa è la vostra risposta contro i traditori” e quindi: “Questa è la risposta alle Tv satellitari, questa è la vostra risposta a tutti questi cani”, riferendosi alle cronache televisive, in particolare a quelle di Al Jazeera. “Se il popolo non mi ama non merito di vivere” ha gridato infine. Ma le agenzie internazionali hanno ‘interpretato’ in altro modo, ovvero “chi non mi ama non merita di vivere”. E la differenza è tanto ovvia da non dover essere spiegata.

In una lettera pubblicata da ‘Il Giornale’ e firmata da tale Paolo Pazzini, un italiano rimpatriato dalla capitale libica in queste ore, si legge: “La nostra azienda ha dei contatti in Libia per questo vivo lì, nel centro di Tripoli. Vorrei confortare le dichiarazioni dell’Ambasciatore italiano Schioppa: a Tripoli fino a ieri tutti lavoravano, e i bombardamenti sulla folla sono propaganda pura [...] i giornali italiani stanno raccontando una marea di menzogne mirate con l’appoggio di elementi libici che vivono all’estero cacciati dal Paese [...] Le due navi che avrebbero disertato sono propaganda pura. E’ stato smentito anche dalle forze Armate maltesi (“Times” di Malta): nessuna nave militare libica è approdata a Malta”.

Ma c’è una cosa particolarmente inquietante nella testimonianza di Pazzini: “La rivolta è iniziata a Bengasi, mi hanno spiegato i militari, perchè è stata fatta da egiziani, armati fino ai denti, entrati in Libia illegalmente che hanno preso il potere a Bengasi con l’appoggio di elementi libici dell’opposizione. Sono state fermate carovane di auto, nella zona di Tripoli, cariche di egiziani e colme di armamento ed esplosivo di fabbricazione occidentale. E queste bande egiziane sono state finanziate non si sa da chi”.

La ricostruzione del lavoratore italiano appena rientrato potrebbe avere un suo fondamento, perchè alla cosiddetta ‘battaglia di Tripoli’, per quanto se ne sappia fino ad ora e nonostante anche su questo argomento siano state diffuse notizie inesatte, non partecipano i ‘clan della montagna’, gli Orfella, gli Zintan e i Roseban, che vivono a soli 50 chilometri dalla capitale e che sarebbero immobili in attesa di prendere una posizione. Per questo non si capisce chi stia ‘marciando verso la città’. E siccome i clan della Cirenaica sono al momento occupati a difendere i territori appena conquistati (e i pozzi di petrolio e gli oleodotti) non si comprende da chi siano composte le armate degli insorti.

Per quanto riguarda la presenza di contractors in Libia vi sono due elementi da tenere in conto. In occasione dell’ultimo Festival delle arti e culture di Dakar, in Senegal, il dittatore aveva detto: “I Paesi africani devono unire le proprie forze per dare vita ad un esercito che possa contare su un milione di soldati”. Gheddafi è stato presidente dell’Unione africana fino al 31 gennaio di quest’anno, ovvvero fino a pochi giorni prima della rivolta. Il Rais è un fautore della proposta di costruire gli Stati Uniti d’Africa e durante la sua leadership ha lavorato a fondo per trasformare una semplice idea in qualcosa di più. Il Consiglio di Pace e di Sicurezza dell’Ua attualmente guida due missioni di cosiddetta ‘peacekeeping’: l’African Mission in Sudan attiva dal giugno 2004 e l’African Mission in Somalia attiva dall’inizio del 2007.

Secondo voci non confermate il dittatore avrebbe allestito una specie di ‘Legione straniera’ composta da militari di altri Paesi africani e questo spiegherebbe l’impiego di ‘mercenari’, che altrimenti mai avrebbero potuto essere reperiti e organizzati in pochi giorni.

In Italia intanto la confusione sull’affaire regna sovrana. Il cosiddetto ‘popolo di Santoro’, quello che segue con passione AnnoZero, è stato informato ancora una volta da Edward Luttwak, un ‘esperto’ americano noto negli Usa perchè “frequently cited by Italian media on political subjects” (frequentemente interpellato dai media italiani su questioni politiche) e autore di un intervento nel 2008 sul New York Times nel quale sosteneva una tesi discriminatoria nei confronti di Barak Obama.

Nel maggio 2008 il quotidiano aveva pubblicato un articolo nel quale Luttwak sosteneva che l’allora candidato alla Casa Bianca era “nato musulmano sotto leggi musulmane, come è universalmente noto” e che se fosse diventato presidente sarebbe stato considerato da tutti gli islamici del mondo come un “apostata”, con tutte le conseguenze del caso. Luttwak fu subito duramente accusato da molti per aver travisato la realtà e censurato dal garante dei lettori del prestigioso giornale, Clark Hoyt. Perchè è così presente nella tv italiana?

Più interessati a polemizzare contro l’amico di Gheddafi, Berlusconi, che ad approfondire i fatti in corso in Libia, i presenti in studio hanno vigorosamente applaudito i manifestanti di Bengasi che innalzavano le bandiere monarchiche del regno di re Idris (che fatte le debite differenze sarebbe come in  Italia inneggiare ai nostalgici del Regno Sabaudo per battere Puttanopoli) senza domandarsi perchè avessero quei vessilli ed hanno scoltato in religioso silenzio uno dei “coraggiosi giovani” protagonisti della ‘rivoluzione’ che viveva però comodamente in Svizzera e chattava su internet. Secondo il conduttore era un esponente della ‘rivoluzione dei Golia cybernetici’. E la testimonianza sugli egiziani di Pazzini?

Tuttavia, adesso il ‘popolo di sinistra’ si trova in sintonia con Cavaliere. Perchè con una straordinaria rapidità, dopo l’avvio delle prime sanzioni imposte da Washigton al governo libico, Berlusconi ha cambiato linea e dichiarato: “Gheddafi non controlla più la Libia [...] Le vicende internazionali che infiammano il Nordafrica ci pongono di fronte a scenari nuovi ed imprevedibili. L’Italia è coivolta più di ogni altro Paese. Nessuno aveva previsto quanto è accaduto in Tunisia ed Egitto”. Di fronte a tutto questo, ha aggiunto il premier, “l’Europa e l’Occidente non possono rimanere spettatori perchè” da quanto sta accadendo “dipendono gli assetti economici futuri e gli approvvigionamenti energetici”.

Il Cavaliere, forse distratto, non si è accorto di aver involontariamente rivelato il convitato di pietra del conflitto, ovvero “gli assetti economici futuri e gli approvvigionamenti energetici”.

Ma i fatti reali quali sono? Mentre i corrispondenti italiani raccontano di stragi e combattimenti, Jordán Rodríguez, reporter di TeleSur, sostiene che l’aeroporto di Tripoli è una bolgia piena di gente che cerca di partire, ma proprio per questo motivo è evidentemente raggiungibile e non al centro di alcuna furiosa battaglia. L’inviato ha anche sostenuto: “Trípoli amanece en tensa calma, tomada por fuerzas policiales y grupos de apoyo a Gaddafi. No hay disturbios”, en la capital. “Tripoli si mostra all’alba in una tesa calma, controllata dalle forze di polizia e dai gruppi di sostenitori di Gheddafi. Non si segnalano incidenti” nella capitale.

Il presidente venezuelano, Hugo Chavez, legato da stretti rapporti diplomatici con la Libia, da parte sua ha avvertito: “Abbiamo mantenuto un silenzio prudente non solo nel caso della Libia, ma anche per l’Egitto, perchè la cosa principale è che su queste vicende c’è molta disinformazione. Mi sono detto: “Nicolás prudenza!”, perchè lo sappiamo e siamo abituati alla disinformazione messa spesso in atto dal sistema globale dei media”.

Resta da capire perchè le tv panarabe Al Arabya ed Al Jazeera siano così prolifiche nel rilanciare notizie non veritiere e perchè lo stesso stiano facendo i media occidentali. Ma i prossimi giorni forse sveleranno almeno una parte del mistero. Quel che conta adesso è che i cittadini europei ed americani siano schierati per le sanzioni al fianco dei ‘rivoluzionari misteriosi’. Forse si tratterà di insorti timidi, ma non si capisce come mai i reporter sul campo, così attivi e prodighi di informazioni, non siano ancora riusciti a trovarne uno al quale chiedere quale sia il programma degli ‘insorti democratici’ per il futuro della Libia.

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Commenti (8) »

  • Dman ha detto:

    Mah, personalmente una lettera inviata da un tale che ha parlato con questo e con quello a un giornale, che definire spazzatura è poco, come quello vale meno di un rotolo di carta igienica.
    Per carità tutto è possibile, ma mi chiedo, come mai si crede ciecamente a un tale che solo perchè italiano (per noi questo è un aggettivo qualificativo di grande importanza) ha visto più avanti di migliaia di cittadini europei e americani che vivono in Libia ?
    Ha parlato con dei militari… oh che eroe…
    Io ho parlato con dei militari, raramente sono riuscito a capire qualcosa oltre le decine di luoghi comuni su fatti ultra eroici e ultra complottistici che amano tanto raccontare (deformazione professionale comprensibile).
    E così l’egitto sta attaccando il paese di nascosto… perchè poi sto gheddafi in fondo è un brav uomo… come mai tanti giovani sono in rivolta…

    Questa visione così primitiva non è stata cavalcata neanche dal signore mondiale del populismo mediatico, il nostro ormai vecchio sovrano B, che alla fine ha preferito fare dietro front da questa scomodissima amicizia basata su bunga bunga e politiche energetiche dal sapore mafioso.

    Direi che se non ci ha rotolato lui in questo fango complottistico possiamo stare sicuri che le balle del signor pazzini valgono veramente poca cosa.

  • vincenzo ha detto:

    Le persone intelligenti non prendono per oro colato tutto ciò che scrivono i giornali e che dicono in tv (Mentana compreso). Stanco di sentire parlare e leggere del sig. B. e delle sue passioni sessuali, preferisco sentire le falsità sulla guerra in Libia e sulle stupidagini , vere e/o false, che blattera Gheddafi. Tutto è fantapolitica. Un giorno, forse anche domani, Antonio Albanese, i fratelli Vanzina, ecc, faranno un bellissimo film sul dittatore Gheddafi, includendo anche la scena del baciamani del sig. B..

  • redazione (author) ha detto:

    Il post del signor Dman mostra quanto sia complessa la situazione libica, ma ancor di più quanto sia difficile in Italia affrontare la politica estera.
    La guerra interna in Libia interessa sei milioni e mezzo di cittadini di quel Paese ed alcune centinaia di migliaia di persone che lavorano lì da immigrati.
    Berlusconi non è neppure comparsa di questo dramma, così come definire un giornale, qualunque giornale, “spazzatura” è un pericoloso esempio di integralismo. Ma gli italiani ormai debbono per forza infilare il Cavaliere ovunque, anche se si affronta l’influenza dei pinguni in Patagonia.
    La testimonianza del signor Pazzini vale quanto qualunque altra testimonianza. Non è ‘verità assoluta’, ma si incrocia con altre contraddizioni (alcune delle quali citate nel nostro articolo) che lasciano supporre l’esistenza di un quadro ambiguo di quel conflitto.
    Il nostro lettore, inoltre, non potrà smentire neppure una organizzazione cattolica e l’Ansa che hanno (come InviatoSpeciale e pochi altri hanno riferito) a piu riprese denunciato persecuzioni ed assassini compiuti ai danni di cittadini somali anche per mano dei cosidetti ‘insorti’.
    Il colonnello Gheddafi è un dittatore, ignaro dell’esistenza dei diritti civili, ma questo non consente di stabilire che tutti i suoi oppositori siano automaticamente dei ‘liberatori’.
    Per chi ha pratica di politica estera è noto che qualunque ‘insurrezione’ nasconde complesse ‘operazioni coperte’. Noi non abbiamo mai sostenuto che ‘l’Egitto’ sia dietro gli insorti e neppure lo ha fatto il signor Pazzini. Ma che a Bengasi per ‘conquistare’ la città siano state necessarie armi da opporre ad altre armi è una banalità, perchè in guerra non si è mai visto un corteo disarmato sbaragliare una divisione corazzata.
    Sui ‘giovani’, infine, l’enfatizzazione del fattore generazionale mostra una decisa non conoscenza delle regole che governano le strutture claniche sulle quali si basa la società libica. Da quelle parti le decisioni sui comportamenti e sulle scelte che ogni persona prende sono decise dagli anziani del suo clan. E la trasgressione a questo principio non è neppure prevista, perchè l’appartenenza è considerata uno dei principi fondanti della vita.
    In sintesi, il tagliare le guerre in due con l’accetta ed indicare i buoni ed i cattivi con certezze assolute è possibile per chi da una calda e comoda casa, guardando telegiornali, pensa di aver capito tutto. I campi di bataglia, però, sono ben altra cosa e non di rado si insanguinano in modo ancor più raccapricciante perchè da qualche parte del mondo ci sono i tifosi che hanno la certezza di possedere la verità. Ne sanno qualcosa i civili in Iraq, Afghanistan, Somalia, Darfur, ecc che caldamente ringraziano per l’attenzione i fautori delle missioni militari ‘di pace’.
    Noi di InviatoSpeciale ci limitiamo solo a rilevare le zone grigie. E’ il nostro lavoro di giornalisti indipendenti. Lasciamo agli ‘schierati’ la propaganda. RB

  • Dman ha detto:

    Apprezzo molto la risposta pacata e completa della redazione alle mie osservazioni.
    Se in Italia si parla sempre e solo di Berlusconi non è solamente perchè è un paese diviso in tifoserie e comunisti di passaggio, ma perchè la politica italiana è un’anomalia del concetto stesso di democrazia.
    E questo non lo dice l’Ansa o un importante organizzazione comunitaria, ma Financial Times, Times, The Independent, Cnn, BBC e figure di spicco del mondo politico internazionale.
    Le tifoserie c’entrano molto poco in questo caso, qualsiasi persona dotata di semplice buon gusto non potrebbe mai approvare lo scempio che viene fatto alla nostra bandiera in queste tristissime settimane e ve lo dice un cittadino ormai Londinese che è costretto a sentire le risate di coetanei da tutto il mondo sulla nostra politica disastra, e a cui con una semplice frase “io non l’ho votato” cerco di cambiare discorso.

    Parlando dell’argomento in questione, siete sicuramente molto ben informati e io non pretendo di dire che i giovani stanno cambiando il mondo. Ci sono in gioco strategie geopolitiche, ed è proprio lontano da me definire in modo semplicistico e superficiale le fazioni in campo.
    Gli stati uniti vogliono la stabilità, c’è un dittatore che è a fine impero, ci sono rivoluzioni in atto in tutto il mondo nord africano che partono dalla gente ma che hanno subito un accellerazione tra insorti ed aiuti esterni.
    Lo scenario è preoccupante, ma superato questo periodo di instabilità potrebbe essere un occasione per cogliere la trasformazione di un governo dittatoriale in un governo democratico.

  • davide ha detto:

    Sono uno dei tanti cittadini mediamente e mediocramente informato sui fatti. Per giorni mi sono fidato dei nostri giornali, compresi quelli “progressisti”, per farmi un’idea sulla situazione libica. Che dire? Leggere questo quadro su Inviato Speciale certamente aiuta molto di più.

    Si incorre spesso nell’idea, tutta occidentale, che i cittadini vogliano essere “liberi” oppure “schiavi”. Se questa affermazione può essere accettata – entro certi limiti – nel nostro “mondo”, non necessariamente si può dire la stessa cosa di altre aree del pianeta.
    Ad esempio io non sapevo che a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste le influenze “tribali” o “claniche” potessero essere così forti: se da noi ogni cittadino avente diritto a un voto è in grado, a modo suo, di influenzare il risultato finale, è evidente che la stessa cosa non si può dire di una società nella quale poche “famiglie” – più o meno numerose, potenti e armate – hanno il controllo della situazione.

    Probabilmente, quindi, negli “insorti” non vi è nessun desiderio di democrazia, semplicemente perche questa “forma” di potere non è neppure contemplata. E forse, stando così le cose, non è errato pensare che alla dittatura di Gheddafi seguirà un’altra, più o meno sanguinosa, dittatura.

    davide falcioni

  • Roberto ha detto:

    Molto interessante questo sito.
    Vorrei aggiungere che Maurizio Mateuzzi , inviato del Manifesto, ha smascherato alcune notizie bufala come quella delle fose comuni, o dei quartieri bombardati.
    Un ‘altra bufala è stata quella del presunto coinvolgimento del Venezuela, mentre si dice poco delle manifestazioni in Marocco , e poco e niente dei 50 civili ,di cui decine di bambini uccisi in Afganistan da parte delle truppe di ocupazione occidentali in quel paese.
    Non si trata di difendere l’indefendibile, cioe Ghadafi, ma l’acelerazione dei fatti da parte di una settore de media è piu che sospettosa.

  • giuseppe ha detto:

    Guai a pensare che esista una verità assoluta su fatti come quello in questione. la commistione di interessi, propagande a vari livelli (per noi, per i libici, da parte di gheddafi e dei nuovi insorti) e il caos che regna in questi giorni rendono praticamente impossibile stabilire le ragioni reali del conflitto e chi realmente ci sia dietro.
    è encomiabile l’opera di inviato speciale e dell’autore dell’articolo, perchè fanno esattamente ciò che il giornalismo, quello vero, non quello di campanile, dovrebbe fare: scoprire le zone d’ombra su questioni di cui è già stato tracciato un quadro generale e buono per tutti, venduto dai media e accettato da tutti, senza criticismi.
    certo è, però, che voci ufficiale e ufficiose vanno sempre prese con le molle, il gioco del campanile, della propaganda e della contro-propaganda è più contorto di ciò che comunemente si possa pensare.

    sono in disaccordo su un punto. alcuni giornali possono assolutamente essere definiti “spazzatura” e questi sono quei giornali che utilizzano la maggior parte delle propria carta per fare (scusate la ripetizione ossessiva del termine) PROPAGANDA, il cui ultimo fine NON è informare, ma creare un’opinione comune e monocorde sui fatti. il giornale è certamente tra questi.

  • mcc43 ha detto:

    Questa discussione di febbraio, ora che siamo in agosto e le falsità sulla liberazione di Tripoli abbondano
    – Video Piazza Verde in festa… ma uno mostra una piazza indiana, un altro è un montaggio che ha sbagliato l’architettura della piazza, un altro mostra solo dei giovanotti esagitati che calpestano ritratti del rais in una piazza deserta..
    - che Gheddafi è stato da in fuga mille volte, i suoi morti più volte,
    - e si è saputo che i 10000 morti erano un fake di AlJazeera, e che i morti veri erano libici di colore gabellati per “mercenari” dai veri mercenari assoldati per un CNT di cui ancora oggi non si conosce il nome di tutti i partecipanti
    – che ormai è noto che sul terreno da mesi agiscono forze speciali inglesi e francesi, che gli sbarchi a piccoli gruppi continuano, che Cameron Obama Sarkozy annunciano che la “protezione” dei civili non dovrà cessare, e Cameron usa un’espressione che sappiamo bene cosa significa ” forze di peacekeeping ”

    che dice ora la sinistra — e quoto l’articolo ” Tuttavia, adesso il ‘popolo di sinistra’ si trova in sintonia con Cavaliere.” —

    Il riflesso pavloviano delle sinistre è questo: la gente in piazza ha sempre ragione. Forse una volta, non so, ma adesso che le piazze piene “di giovani nelle rivoluzioni colorate” le vediamo in tv, la sinistra dovrebbe smetter di bersi tutto quello che vede.

    …. per inciso, c’è ormai la caccia ai fake, ma una cosa ho notato io: i marchi sponsor e la pubblicità occulta. Ne ho scoperto uno, molto americano

    http://mcc43.wordpress.com/2011/08/24/noi-e-la-pepsi-secondo-i-signori-della-guerra/

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