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Crisi: Cgil, a gennaio cig in calo, 360mila in cassa

Autore: . Data: lunedì, 21 febbraio 2011Commenti (0)

Il taglio del reddito assomma a 230mln, pari a 650 euro per ogni lavoratore. Ma la cassa integrazione inizia il 2011 con un calo significativo: lo ha segnalato la Cgil, precisando che le 60.271.118 ore registrate a gennaio segnano un discesa sul mese precedente del -30,3% mentre sullo stesso mese dell’anno scorso la flessione è stata del 25,4%.

Numeri che nascondono 360mila lavoratori coinvolti nei processi di cassa, con un taglio netto del reddito per oltre 231 milioni di euro, pari a circa 650 euro per ogni singolo lavoratore. I dati emergono dalle elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil nel rapporto di gennaio.

“La crisi nel corso del 2010 è stata molto pesante per il tessuto economico e sociale”, ha spiegato il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere, secondo il quale “la ripresa economica che si è in parte registrata non riguarda l’Italia, dove è solo virtuale, perché l’occupazione è ancora ferma mentre ristagnano i consumi”. Per il dirigente sindacale “il 2011 si apre con un miglioramento dei dati di cassa, segno di come qualcosa si stia muovendo, ma ciò è limitato al settore delle esportazione che è un fatto importante ma non risolutivo”. Secondo Scudiere “crescono i ricavi nominali per le aziende ma non si registra una ripresa dell’occupazione perché cresce il costo di componenti importanti mentre si va affermando sempre più una situazione fortemente divaricata nello stato economico delle aziende”.

Nel dettaglio, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria (cigo) continua a calare a gennaio per un monte ore pari a 18.320.923, segnando così un -14,6% sul mese precedente e un -48,9% sullo stesso mese del 2010. “Nella maggioranza dei settori – spiega il rapporto – siamo in presenza di una riduzione delle ore di cigo mentre solo nel settore dell’edilizia si registra un aumento tendenziale del +22,3%”.

Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria (cigs) le ore registrate a gennaio sono 23.803.180 per un -44,9% su dicembre dello scorso anno mentre la riduzione tendenziale è più contenuta, per un -9,2%. Nel calo rilevato, come si evince dal rapporto, ci sono comunque settori che registrano forti incrementi anno su anno: l’edilizia +412,7%, il legno +311,7%, il commercio +31,4%, l’alimentare +29,6% e il chimico +8,2%. I settori dove invece si registra una riduzione delle ore, sempre anno su anno, sono: il tessile -22,8%, carta e poligrafiche -31,1%, il meccanico -25,4%, vestiario e abbigliamento -24,8%.

Infine la cassa integrazione in deroga (cigd) con le sue 18.147.015 ore di gennaio diminuisce sul mese precedente del -16,8% e del -3,6% sullo stesso mese del 2010. Tra i settori con il maggiore ricorso alla cigd e con più occupazione c’è l’alimentare, che resta quello con l’aumento tendenziale più alto +555,4%, e l’edilizia +232%. Migliora il dato della piccola industria meccanica con un -9,7% a gennaio sullo stesso mese del 2010 anche se resta il settore con il volume più alto di ore (6.292.613) mentre invece peggiora il commercio, con un +5,2% di ore di cigd, che segue a ruota nel volume di ore la piccola industria meccanica per un totale di 4.426.476. Le regioni maggiormente esposte con la cigd in questo inizio d’anno sono il Veneto con 3.627.643 ore (+8,9% sul 2010), la Lombardia con 3.033.022 ore (-50,4%) e l’Emilia Romagna con 1.530.510 ore (-40,5%).

I nuovi ricorsi ai decreti cigs, nel corso di questo primo mese dell’anno, sono stati 255 con una diminuzione su gennaio 2010 del -30,1%. I decreti riguardano 416 unità aziendali e si registra un calo delle crisi aziendali (-42,5%) che rappresentano il 56,9% del totale dei decreti. Le altre causali significative riguardano le domande di ricorso al fallimento (+88,2%) e al concordato preventivo (+15,4%). Inoltre diminuiscono i contratti di solidarietà (-5,3%), che rappresentano il 21,2% del totale dei decreti, mentre le domande di ristrutturazione aziendale sono solo 2, appena lo 0,8% dei decreti. Lo studio di Corso d’Italia rileva come sia prematuro individuare quali siano le prospettive ma dai primi dati si evidenziano delle tendenze: “Vi è un consistente aumento dei casi di fallimento o crisi industriale perché ormai non entrano in cigs aziende solo con crisi di mercato temporanea ma quelle non coinvolte dalla ripresa produttiva”.

Ricapitolando, a gennaio, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (2 settimane), si confermano essere 717.513 i  lavoratori in cigo, cigs e in cigd.  Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 4 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 358.757 lavoratori, di cui 108.018 in cigd.

Il rapporto denuncia come “nulla cambi, in termini di condizioni economiche e sociali, per migliaia di lavoratori che continuano ad essere ignorati dai provvedimenti del governo”. Di fatti, dai calcoli dell’Osservatorio cig, si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 231.116.556 euro, pari a 644 euro per ogni singolo lavoratore.

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