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Biotestamento, tra polemiche e pressing della maggioranza

Autore: . Data: mercoledì, 23 febbraio 2011Commenti (0)

Il disegno di legge voluto dal governo sulla controversa questione del ‘fine vita’ suscita tensioni e polemiche. L’ultimo ad intervenire sull’argomento, in ordine di tempo, è lo scrittore Roberto Saviano: “Sembra un ddl liberale – ha sostenuto – ma non lo è. Complica le cose, burocratizza e non va nella direzione della libera scelta”.

Proprio l’altro ieri le associazioni del coordinamento laico nazionale, l’Uaar e l’associazione Luca Coscioni hanno manifestato davanti a Montecitorio contro un ddl che impedirebbe “l’esercizio del diritto all’autodeterminazione terapeutica, perchè la maggioranza vuole costringere ognuno a restare artificialmente in vita anche in stato vegetativo irreversibile”. Da qui la dura accusa delle associazioni: “Questo è ‘dispotismo etico’ perché il ddl è ispirato a un principio di autorità, eppure nessuno può essere obbligato a subire un determinato trattamento sanitario contro la propria volontà”.

Ieri, però, si è appreso che l’esame del ddl stesso è slittato di una settimana, per quanto la maggioranza abbia ribadito la volontà di chiudere l’iter in tempi brevi a Montecitorio su un tema che ha diviso pubblicamente il Paese da almeno due anni. Da quando cioè morì Eluana Englaro, in seguito all’interruzione della sua nutrizione forzata, dopo vent’anni di sopravvivenza in uno stato vegetativo permanente.

Sull’onda dell’emozione, quella drammatica vicenda giunse presto nei due rami del Parlamento: prima al Senato, e poi il 26 marzo di quell’anno il provvedimento sbarcò alla Camera dove la commissione Affari sociali licenziò un assetto normativo (un anno dopo, nel maggio 2010) che introdusse modifiche.

Da allora, tutto è rimasto bloccato, fermo restando che l’articolo 1 del disegno di legge vieta ogni forma di eutanasia e qualunque biotestamento non avrà valore vincolante. Infatti, il medico “non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica”.  Così come non si fa cenno ad alcun “testamento biologico”, bensì si parla di “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”.

Lapidario il commento di Margherita Miotto, capogruppo Pd in commissione Affari sociali a Montecitorio: “Dalla destra è partita una nuova crociata ideologica per una legge che impone l’accanimento terapeutico ai medici e nega la libertà alla persona di rifiutare le cure, come prevede la Costituzione”.

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