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Attacco de ‘Il Giornale’ a Boccassini: indagato un leghista del Csm

Autore: . Data: mercoledì, 2 febbraio 2011Commenti (0)

Dopo l’ennesimo ‘scoop’ del quotidiano della famiglia Berlusconi si scopre che un celtico-padano potrebbe aver trafugato documenti segreti. Lui, come da copione, nega.

Il giornale diretto da Alessandro Sallusti, uno dei più fedeli pasdaran del Cavaliere, aveva pubblicato nei giorni scorsi un articolo dal titolo ambiguo “Amori privati della Boccassini” nel quale si rispolverava un fatto avvenuto nel lontanissimo 1982.

La pm che sta indagando sulle allegre festicciole al Bunga Bunga di Berlusconi a quel tempo aveva baciato per strada un giornalista (di sinistra) e per questo era stata sottoposta a procedimento disciplinare davanti al Consiglio superiore della magistratura ed ovviamente prosciolta da ogni accusa.

Una evidente ‘non notizia’, ma come nello stile de ‘Il Giornale’ un fatto da sparare in prima pagina a titoli cubitali.

Nell’articolo, confezionato da Anna Maria Greco, erano contenuti alcuni passaggi virgolettati estrapolati dalla documentazione del Csm e considerati per legge materiale interno e segreto.

Per comprendere chi fosse il responsabile della diffusione di materiale riservato ieri, dopo una segnalazione ufficiale fatta dal Csm, il pm romano Sereni per la violazione dell’articolo 323 del codice penale, quello relativo all’abuso d’ufficio, ha ordinato la perquisizione dell’abitazione della giornalista e sembra disposto il sequestro dell’ufficio del consigliere laico Matteo Brigandì, ex parlamentare del Carroccio, adesso nell’organo di autogoverno dei giudici e sospettato di aver trafugato e consegnato la documentazione al giornale.

L’esponente leghista è un altro dei numerosi difensori di leader politici che hanno fatto carriera. Avvocato personale di Bossi è stato è stato responsabile della giustizia del partito ed anche “procuratore generale della Padania”, quando la Lega giocava alla secessione ed inventava parlamenti ed altre bizzarre istituzioni ombra. Dopo essere stato eletto diverse volte in Parlamento ha dato le dimissioni da deputato dicendo: “Sono stanco di fare lo schiacciabottoni”.

In passato Brigandì, quando era assessore al Legale della Regione Piemonte, ha subito una condanna di primo grado per truffa aggravata per poi essere assolto nei successivi gradi di giudizio.

Nominato membro laico del Csm potrebbe aver trovato un modo per non limitarsi all’uso dei pulsanti.

Come spiegheranno i leghisti che un loro rappresentante è coinvolto in campagne di stampa contro chi indaga su festini al Bunga Bunga? E le radici ‘cristiane’?

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