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A Milano, tra Giuliano Ferrara, i ‘cumenda’ e i ‘repubblichini col telecomando’

Autore: . Data: lunedì, 14 febbraio 2011Commenti (2)

Teatro Dal Verme, ore 12 e 15 di sabato: lungo Foro Bonaparte, un uomo era impegnato in una conversazione telefonica, mentre col dito mignolo si premeva l’orecchio sinistro: “Non ti sento bene…niente, c’è confusione, ci dev’essere un convegno qui vicino, non riesco a sentirti”. L’uomo era in piedi vicino ad un’aiuola, dove la folla accorsa per la manifestazione indetta da Giuliano Ferrara si faceva più rada.

Davanti al ‘Dal Verme’ di Milano prevalentemente uomini e donne molto anziani, con il quotidiano ‘Il Giornale’ tenuto fumante sotto il braccio, il quotidiano che titolava: ‘Ecco le foto’, sopra uno scatto che ritraeva Silvio Berlusconi tra Noemi Letizia ed un’amica di lei.

‘Ecco le foto’, scritto e poi pronunciato mentalmente da chi legge, induce a pensare che i famosi scatti di cui si è tanto parlato in queste settimane non sono che quadri innocenti che non raccontano altro se non la nota civetteria del premier, che ama farsi ritrarre con chi gli vuole bene. Significa che non c’è niente da nascondere e che il buzz di queste settimane può tranquillamente sgonfiarsi.

Folla prevalentemente di uomini e donne molto anziani e benestanti, vitrei e annuenti, non diversamente dalla folla che recentemente osservammo al Palasharp (alla manifestazione organizzata da ‘Libertà e Giustizia’ lo scorso 5 febbraio) ma più incarogniti, santancheisti, livorosi, facce da ‘cumenda’ e repubblichini col telecomando in mano e l’abbonamento a San Siro.

Centinaia di scarpe Hogan, che calzano piedi anziani, che pulsano e richiamano l’attenzione ad indicare un significato nascosto che sfugge. Anziane che sventolano foto del Palazzo di Giustizia di Milano sovrastato da pennoni con bandiere rosse di Rifondazione comunista.

Interventi di Piero Ostellino, di Assuntina Morresi,  di Camillo Langone, di Pietrangelo Buttafuoco e di Giuliano Ferrara. Ascoltati in sequenza producono lo spaccio di una miscela straordinaria, tecnicamente rivoluzionaria, di frasario e miti liberali (Piero Ostellino, che afferma che Karl Popper era berlusconiano), di una inedita apologia della distinzione tra comportamenti pubblici e comportamenti privati (Assuntina Morresi, organizzatrice del ‘family day’, che sostiene che ciò che deve interessare all’elettorato di centro-destra non sono le notti di Arcore, ma la coerenza dell’azione di Governo, in materia bioetica, con gli orientamenti della Chiesa), di apologia del carattere felicemente contraddittorio, giocosamente cattolico ed edonista del popolo italiano (Pietrangelo Buttafuoco, che cita un detto delle sue parti: ‘dove c’è una campana, c’è una puttana’), di apologia delle radici impure e peccaminose del cristianesimo (Camillo Langone, che scandisce i nomi, di generazione in generazione, degli avi di Giuseppe, lo sposo di Maria, madre di Gesù, fino a risalire ad un nome fatale, quello di una puttana), di apologia della superiorità morale del cattolicesimo (ancora Camillo Langone, che sostiene che Berlusconi non avrebbe dovuto unirsi a Ruby, perchè araba e musulmana, ma poi si è scoperto che Ruby voleva farsi cristiana, per cui tutto risolto), di apologia del berlusconismo e del conflitto d’interessi (Giuliano Ferrara che si appella a Berlusconi, e lo invita a tornare ‘quello del ’94′, e lo invita ad usare le sue tv, che soltanto l’altra sera, a ‘Zelig’, hanno consentito che si svolgesse un appello alla manifestazione di domani ‘Se non ora quando?’).

La filosofia è produzione di concetti. Sabato al Dal Verme si è fatta filosofia. I fatti di queste settimane, che andrebbero valutati sotto il profilo penale, sotto il profilo della sicurezza dello Stato, e poi, serenamente, ciascuno come crede, da un punto di vista morale e politico, sono stati smontati, destrutturati, ricombinati e spostati di peso sul piano della morale e della filosofia. Un’operazione molto glamour, arricchita dall’irruenza trascinante, fantasiosa e manipolatoria del linguaggio di Ferrara. Definiremmo tutto questo, tecnicamente, ‘radical chic’.

Riportare l’argomentazione sul piano che coerentemente dovrebbe competerle, costa una fatica gigantesca e logorante, e per questa ragione mi risparmio dall’elencare i mille non sequitur, contraddizioni formali e sostanziali ed elusioni contenute nelle orazioni dei cinque.

Vorremmo soltanto aggiungere che ci piacerebbe che questo popolo benestante che rivendica commosso il diritto alla felicità e al libertinaggio di un potente miliardario, si ricordasse che anche gli operai di Mirafiori hanno diritto al piacere, all’amore, al tempo libero e ad una vita che non sia di pura sussistenza. Che anche gli omosessuali hanno diritto a vedere riconosciuto il proprio amore perverso, se altrettanto perverso ma degno di ascolto e perdono è quello del loro Presidente.

Intanto, mentre sul palco si distingueva tra libertà e totalitarismi, mentre si almanaccava a vuoto e vertiginosamente, tra gli applausi dei ‘cumenda’ e delle ‘velone’ anziane di Antonio Ricci, nel foyer succedeva questo: che un ministro della Repubblica mostrava ciò che si nasconde dietro tanta ostentata liberalità, scalciando un giornalista.

Ivan Carozzi

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Commenti (2) »

  • emy ha detto:

    TI HO STIMATO, TI STIMO, TI STIMERO’ GRAZIE GIULIANO FERRARA !!!

  • antonio ha detto:

    Che facciamo, li ammazziamo tutti?
    Chiedete le dimissioni del premier, basterebbe che tutti i parlamentari contro, si dimettessero, per andare ad elezioni. E’ previsto. Al Presidente della Repubblica non rimarebbe altro da fare. Aspetto risposte tangibili dai Vostri beneamati.

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