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Uova alla diossina: “Leggere l’etichetta”

Autore: . Data: martedì, 11 gennaio 2011Commenti (0)

Il recente ritrovamento di diossina nelle uova ha portato alla chiusura di migliaia di allevamenti tedeschi. L’Adiconsum smorza però le preoccupazioni.

Se infatti i telegiornali hanno abbondantemente sparso l’allarme, in seguito alla diffusione della notizia, quest’ultima “non deve preoccupare eccessivamente i consumatori italiani”.

Lo sostiene in una nota l’associazione Adiconsum, che spiega: “L’importazione di questo prodotto dalla Germania, nel nostro Paese è minima; inoltre una specifica normativa prescrive già da anni un sistema di etichettatura in cui è prevista l’indicazione obbligatoria dell’origine direttamente sul guscio di ogni singolo uovo”.

Sebbene, dunque, “il sistema di allerta rapido in vigore in tutta Europa – si legge ancora – ha già portato all’immediato ritiro del prodotto a rischio da tutti i punti vendita, i consumatori possono verificare la provenienza delle uova già acquistate leggendo il codice alfanumerico stampigliato sul guscio”.

Per facilitarne l’interpretazione, Adiconsum ricorda che tale codice contiene le seguenti informazioni: il tipo di allevamento (0 per il biologico, 1 per le galline allevate all’aperto, 2 per le galline allevate a terra, 3 per quelle in batteria), la sigla del Paese di allevamento, il codice attribuito all’allevamento (8 caratteri), il codice Istat del comune sede dell’allevamento (3 cifre), la sigla della provincia (due lettere) e il numero che l’Asl attribuisce all’azienda agricola (3 cifre).

Adiconsum sottolinea infine “come questo caso sia esemplificativo dell’utilità dell’obbligo dell’origine indicata in etichetta. Purtroppo nella maggior parte dei prodotti alimentari tale obbligo non è previsto”.

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