cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Referendum Fiat: il ‘si’ vince e distrugge Mirafiori

Autore: . Data: sabato, 15 gennaio 2011Commenti (0)

Il plebiscito previsto non c’è stato e gli operai hanno difeso la propria dignità. Nonostante il ricatto solo il 54 per cento accetta il diktat di Marchionne, Angeletti e Bonanni. Le divisioni ed il trauma faranno crollare l’orgoglio aziendale.

I risultati sono noti: su 5.119 lavoratori ha votato il 94,2 per cento. Il sì ha vinto con 2.735 voti, i no sono stati 2.325. Solo 410 voti di scarto. Le schede nulle e bianche sono state 59. Nei reparti ‘montaggio’ e in uno di quelli ‘lastratura’ hanno prevalso i no. La vittoria per il management e per i sindacati alleati con la dirigenza aziendale è arrivata dal consenso degli impiegati, che hanno votato in gran numero per l’accordo.

Nei prossimi mesi si vedrà se le promesse fumose del manager italo-canadese e la resa incondizionata di Uilm, Fim, Fismic, Ugl e Assoquadri porteranno i benefici promessi, perchè per ancora un anno la cassa integrazione dilagherà in Fiat, gli stipendi rimarranno bloccati e le incognite sul futuro non saranno fugate.

Da oggi, però, ci sono nuove e impreviste certezze. A costo di rischiare il licenziamento quasi il 46 per cento dei lavoratori si è rifiutato di subire un ricatto. Una percentuale altissima, considerata la posta in gioco, forse non prevista neppure dai sostenitori del no.

Ancora: la miopia di Marchionne, di vaste aree ‘produttiviste’ che si collocano in pari misura nei partiti di governo ed opposizione, di organizzazioni sindacali ormai lontane dal mondo del lavoro hanno permesso il riemergere di un fenomeno che a tutti i costi si voleva ormai estinto: la lotta di classe. Operai contro colletti bianchi.

Il fatto sembra essere sfuggito a molti. Rocco Palombella, della Uilm, ha detto: “Ringrazio chi si è espresso positivamente, ma anche i lavoratori che hanno votato no: sappiano del nostro rispetto nei loro confronti. Anche loro saranno tutelati nel loro lavoro in fabbrica”. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti ha aggiunto: “Come per tutti i veri cambiamenti, la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica nel nostro Paese”.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, da parte sua ha dichiarato: “L’esito del referendum apre un’evoluzione nelle relazioni industriali, soprattutto nelle grandi fabbriche, che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e una effettiva crescita dei salari”.

Come è possibile non comprendere che un’azienda nella quale quasi la metà del personale è in disaccordo con la direzione diventerà ingestibile? Come può sfuggire che la separazione tra operai e amministrativi apre conflitti sociali dagli sviluppi imprevedibili? Ed infine: in che modo saranno rappresentati i ‘no’ se alle organizzazioni sindacali che li rappresentano è impedito l’accesso in fabbrica?

Il referendum Fiat ha riaperto antiche questioni, ma l’ideologismo di chi pensa ad un mercato dalle mani libere e senza diritti per i lavoratori non permetterà di affrontare la situazione in modo positivo. In questi frangenti malessere e conflittualità cresceranno a Mirafiori e probabilmente anche le reazioni del management si faranno più dure.

Dopo il referendum della vergogna resta l’esempio di dignità che chi ha votato no, a rischio di perdere il lavoro. Questi cittadini hanno dato ai propri colleghi ed al Paese intero una lezione di maturità e di coraggio di enorme valore simbolico. Perchè esistono ancora italiani che non rinunciano ai propri ed altrui diritti in cambio di una ciotola di pane secco. Così la domanda adesso è: chi ha vinto davvero a Mirafiori?

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008