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Profughi: la rotta del Sinai e l’allarme rapimenti

Autore: . Data: venerdì, 14 gennaio 2011Commenti (0)

Continua l’epopea dei profughi sequestrati dai predoni nel deserto. Nel silenzio delle cancellerie internazionali.

Ancora nessuna soluzione è stata trovata rispetto a molti dei 250 migranti che da quasi due mesi vivono in catene nel deserto dei Sinai, rapiti da una banda di predoni che hanno chiesto un riscatto di 8.000 euro a persona. L’immobilità dei governi egiziano ed israeliano hanno reso la situazione ormai insostenibile e numerose sono le vittime degli aguzzini: alcuni sono stati uccisi, altri sono morti di stenti.

I trafficanti, però, non sembrano più disposti ad attendere. Pretendono il riscatto e lo pretendono subito: “Se entro oggi non pagheranno almeno una quota del riscatto li rivenderanno ad altri gruppi di predoni”, spiega don Mosé Zerai, presidente dell’agenzia Habeshia, che dallo scorso novembre tiene i contatti con i profughi imprigionati. “Se i trafficanti dovessero rivenderli perderemmo le loro tracce, come è già successo con un gruppo di cento persone il 10 dicembre scorso”, commenta il sacerdote.

E dal Sinai arriva un altro allarme: “Questa mattina sono riuscito a contattare un altro gruppo di 32 persone che vengono tenute prigioniere in un’altra località del Sinai”. Il contatto è avvenuto tramite un uomo che vive in Italia e ha segnalato a don Mosé Zerai la presenza del nipote nelle mani dei trafficanti. “Mi aveva fornito il numero di telefono del ragazzo. Solo dopo alcuni giorni di tentativi sono riuscito a chiamarlo”, aggiunge il sacerdote.

Ci sono tuttavia delle notizie più confortanti. Dieci giorni fa, infatti, 38 profughi eritrei sono stati liberati dai rapitori dopo che sono riusciti a pagare il riscatto di 8.000 euro, mentre molto probabilmente altri venti verranno liberati a breve.

L’allarme per il futuro resta alto visto che il flusso di profughi in fuga da Sudan, Etiopia e Somalia e diretti verso Israele non accenna a fermarsi. Le istituzioni internazionali non sembrano intenzionate ad inasprire i controlli nel deserto del Sinai, sicché le bande di predoni con ogni probabilità avranno vita facile in futuro nel ripetere i rapimenti. “Da un lato serve l’impegno del governo egiziano e di Israele per combattere in loco i trafficanti -spiega don Mosé-. Ma questo non basta. Anche l’Europa deve intervenire e dare ai profughi una va di fuga, solo in questo modo possiamo sottrarli alle mani dei trafficanti”.

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