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La musica d’autore in Italia: Giuradei si racconta

Autore: . Data: lunedì, 10 gennaio 2011Commenti (1)

C’è chi sceglie la strada dei Talent Show, di X Factor e Amici, per tentare di sfondare nel mondo della musica, conquistare l’attenzione delle case discografiche e garantirsi anche un posto in prima classe in direzione Sanremo; con buona pace dell’originalità delle canzoni, quasi sempre tutte uguali, melodie strappalacrime buone troppe volte solo per un pubblico di teenagers.

E poi c’è chi di talento ne ha da vendere, ma ha deciso di non consegnarlo alle fauci del mercato più commerciale e, di questo, paga ogni giorno il caro prezzo. Come Ettore Giuradei, cantautore bresciano neanche trentenne, ma già tre anni fa ospite al Premio Tenco (e vincitore di numerosi riconoscimenti molto ambiti), che recentemente ha presentato il suo ultimo album a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno.

Si chiama ‘La Repubblica del Sole’ e nel video di lancio dell’omonima canzone (visibile qui) si prende la briga di riesumare i cadaveri di Pasolini, Gaber, Rino Gaetano, Fernanda Pivano, Federico Fellini e di altri colossi della cultura italiana. Come per invocare un aiuto in questi tempi di “Tivù da pasto”, in cui la morale comune viene dettata dai peggiori immorali.

Come scrive Andrea Gianessi sul sito di recensioni musicali www.lisolachenoncera.it “è difficile non pensare alla ‘Città del Sole’ di Campanella, con la sua società perfetta e ordinata composta da cittadini uguali e liberi dalla schiavitù della proprietà. Ettore però, molto modernamente, lascia da parte le rigide riflessioni sulle strutture sociali e si accontenta di immaginare che ci siano “i sognatori a occupare le poltrone”.

L’idea portante dell’album ricorda allora più quella sessantottina della “fantasia al potere”, unita ad una tensione vitalistica che non disdegna la cosiddetta “perdizione” nel piacere tanto contraria alla asfissiante morale paesana”. Il tutto, aggiungiamo noi, in una chiave pop-rock molto orecchiabile e per niente banale.

Eppure la presentazione del disco in quel di Grottammare è stata anche l’occasione per parlare, dietro le quinte del concerto, della condizione del cantautorato italiano, del suo in particolare. Non tanto dell’aspetto artistico (che quello sta soprattutto al gusto dell’ascoltatore), ma proprio di quanto sia difficile vivere di questo mestiere al giorno d’oggi. A risponderci sono stati Ettore e Marco Giuradei, fratelli e musicisti.

Ettore, tutto è partito da una frase che hai detto durante il concerto, come un urlo di dolore vero e proprio: “Ringraziamo chi ci ha permesso di suonare, non sapete quanto sia dura oggi riuscire a farlo”.
E’ così. La verità è che chi come noi punta sulla ricerca, sull’originalità, ha la vita durissima in questo momento. Non trova le porte aperte, né naturalmente riesce a riempire i palazzetti dello sport o gli stadi.

Che cosa vuol dire, in pratica?
Vuol dire che organizzare un concerto o un tour è difficilissimo. Bisogna trovare locali o teatri liberi, che abbiano voglia di investire su un evento musicale che certamente non attira migliaia di persone. E, inutile girarci intorno, il problema principale è quello economico: certe volte, se va bene, si riesce a guadagnarci qualcosa, ma molto spesso le cose non vanno così.

Ci fai un esempio?
Ci sono capitati teatri che ci hanno chiesto di pagarci da soli i costi della Siae, che sono necessari per poter suonare. Talvolta è quasi umiliante, ma noi siamo anche fortunati perché al terzo album non siamo degli sconosciuti, abbiamo un pubblico di affezionati. C’è a chi va molto peggio…

Di chi è la colpa?
Sarebbe difficile risalire ai colpevoli. Di fatto, però, oggi radio e tivù passano sempre le solite canzoni, le solite melodie. Le voci fuori dal coro, anche se non fanno canzoni politiche come noi, trovano sempre non poche difficoltà. Per quanto ci riguarda non abbiamo problemi ad ammettere che negli ultimi anni abbiamo soprattutto investito sulla musica, ora con questo album vorremmo riuscire anche a ripagarci di tanti sforzi fatti, anche economici.

Cambiereste mai il vostro modo di fare questo mestiere per ottenere un successo maggiore?
No, in fondo nelle nostre canzoni diciamo quello che vogliamo. Se ci stai chiedendo se per soldi vorremmo cambiarci con un concorrente di ‘Amici’ la risposta naturalmente è no. Noi speriamo che le cose cambino, ma se anche non dovesse andare così terremo duro. Intanto a chi vuole ascoltarci diamo appuntamento al 26 gennaio al Derby di Milano.

Davide Falcioni

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