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Internet, a rischio la neutralità della rete

Autore: . Data: martedì, 18 gennaio 2011Commenti (0)

Internet è in pericolo? Forse non c’è il rischio che ce lo tolgano da sotto il naso, visto che non si può premere un bottone e spegnerlo, ma c’è il rischio che nel futuro diventi una cosa diversa da quello che è ora, ovvero una rete dove chiunque può raggiungere chiunque.

Cosa succederebbe infatti se solo alcuni potessero raggiungere chiunque? Se solo alcuni privilegiati avessero accesso alla totalità dei siti visitabili, mentre altri potessero visitarne solo una parte?

E’ la questione della cosiddetta Neutralità della rete o, per dirla all’inglese, della Net Neutrality. La Net Neutrality non è né più né meno che un principio, quello appunto della possibilità per chiunque di raggiungere qualunque altro nodo di Internet, la rete delle reti. Un principio che è stato affermato fin dai primissimi anni Novanta da Tim Berners Lee, il padre del World Wide Web come lo conosciamo oggi, con la classica interfaccia dei siti che ci vengono resi dai browser.

Le informazioni viaggiano da un nodo all’altro in “pacchetti” che il destinatario ricompone per usufruirne e sinora chi gestisce la rete (gli Isp, Internet Service Provider), ovvero i vari fornitori o operatori delle telecomunicazioni, si è limitato ad offrire questo servizio di “trasporto” tramite le proprie tecnologie ed infrastrutture.

Ma nella rete si stanno riversando sempre più utenti: da una parte gli attuali indirizzi IPv4, che si basano su un protocollo a 32 bit, stanno scarseggiando (ed infatti è notizia di pochi giorni fa che Google, assieme ed altri “pesi massimi” del Web come Facebook e Yahoo, abiliterà i propri contenuti sul nuovo protocollo IPv6, a 64 bit e quindi più “capiente”, il prossimo 8 giugno per un test di 24 ore), dall’altra bisogna considerare che in numerosi Paesi Internet si poggia su una rete che non è stata concepita per “trasportare” le pagine web, ma le semplici telefonate. E’ anche il caso dell’Italia, dove la rete su cui viaggiano le nostre richieste ai server è fondamentalmente quella in rame costruita negli anni passati dall’odierna Telecom, con la differenza che una pagina web “pesa” all’incirca come 100 telefonate.

E allora? Il rischio è che i fornitori delle telecomunicazioni non si limitino più solo a trasportare da un punto all’altro della rete le informazioni, ma che decidano anche di fornire delle “corsie preferenziali” ad alcuni utenti e relegare altri ad un’estenuante attesa, rimanendo imbottigliati nel traffico. Questa discriminazione si potrebbe manifestare tramite un pagamento: chi paga di più ha diritto a “correre” più veloce. Niente da obiettare, si direbbe, del resto funzionano così anche le autostrade da noi.

Il problema è che gli operatori potrebbero decidere di “degradare” il traffico dei non iscritti, al punto tale da rendere una pagina web comunque raggiungibile, ma con tempi di attesa tali da far passare la voglia di stare davanti al monitor. Insomma, oltre che economica, potrebbe esserci anche una discriminazione tecnologica.

Una volta assodata questa discriminazione, gli operatori potrebbero addirittura attuarla “guardando” dentro i pacchetti di informazioni, come se il postino prima di decidere se sbrigarsi o meno a consegnare una raccomandata si mettesse a leggerla… Tali operatori potrebbero giustificarsi dicendo di voler smascherare coloro che tentassero di far apparire come prioritario un traffico normale.

Non solo, la violazione della Net Neutrality porterebbe ad uno sbilanciamento per cui un’azienda potrebbe sottoscrivere con un provider la creazione di una “autostrada” virtuale per i propri clienti e lasciare in “degrado” il traffico verso le aziende concorrenti. Questa distorsione potrebbe portare Internet verso un sistema di tipo broadcast, ovvero da una rete in cui “chiunque può raggiungere chiunque” verso un qualcosa che ricordi molto da vicino il sistema televisivo, dove solo alcune emittenti privilegiate hanno la possibilità di raggiungere la popolazione, scegliendo ovviamente quali contenuti trasmettere e quali non trasmettere.

La questione dovrebbe coinvolgere massicciamente l’opinione pubblica e chi la rappresenta perché al di là di fili di rame, bit, provider, Ip ed altri termini tecnici che possono sembrare lontani dal nostro quotidiano, Internet è presente nelle nostre vite in misura maggiore di quanto noi stessi crediamo, incidendo anche su coloro che non usano il computer, basti pensare al telegiornale nazionale che scova una notizia dai bassifondi del web e la ripropone allo spettatore off-line.

Negli Stati Uniti (www.savetheinternet.com) ma anche in Italia (www.nnsquad.it) sono nate iniziative per sensibilizzare le persone su questa tematica. Lo scorso mese di novembre la Commissione Europea ha avviato una Consultazione Pubblica sulla Net Neutrality e sempre negli Usa, lo scorso 20 dicembre, la Fcc (Federal Communication Commission) sulla Net Neutrality ha raccolto il plauso del presidente Obama ribadendo il divieto per gli Isp di bloccare contenuti e applicazioni ma concedendo loro di applicare tariffe differenziate per diversi servizi e di usare i famigerati sistemi di gestione del traffico solo per limitarne le congestioni.

Il dibattito insomma è aperto e speriamo coinvolga sempre più cittadini dato che gli impatti sociali di un superamento della Neutralità della rete sarebbero enormi.

Andrea Cottini

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