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I cibi e la loro provenienza. Arriva la legge sull’etichettatura

Autore: . Data: giovedì, 20 gennaio 2011Commenti (0)

La nuova norma sugli alimenti introduce una maggiore trasparenza, secondo l’associazione Slow Food. Che ha espresso in una nota la propria soddisfazione per l’approvazione del cosiddetto “Ddl etichettatura”, che prevede norme più severe in materia di etichette alimentari, introducendo l’obbligo di indicare l’esatta provenienza degli alimenti.

“Riportando sulle etichette l’indicazione del luogo di origine degli alimenti si assicurerà un’informazione completa e una maggior tutela dei consumatori e di quei produttori onesti che puntano alla qualità. In questo modo si rafforzerebbe la prevenzione e si reprimerebbero più facilmente le frodi alimentari”, ha commentato Roberto Burdese, Presidente di Slow Food Italia.

“In momenti di crisi come questo, in cui l’emergenza diossina sta sconvolgendo i mercati europei, è fondamentale che i consumatori ricevano informazioni precise sull’origine degli alimenti acquistati. Non dimentichiamo però come lo scandalo della diossina sia scoppiato non per l’assenza di norme, ma per la loro mancata applicazione da parte dei produttori”, ha continuato Burdese.

Come dimostrato nel caso dell’etichettatura dell’olio d’oliva, l’Unione Europea si mostra restia ad approvare leggi che impongano criteri troppo restrittivi e quindi potenzialmente lesivi della libera circolazione delle merci. Si vuole infatti evitare la cristallizzazione delle abitudini dei consumatori, che tendono a favorire prodotti caratterizzanti del proprio Paese di origine.

Ora la Commissione Europea ha novanta giorni per pronunciarsi sull’ammissibilità di questa legge. In caso di parere negativo, lo Stato ha la possibilità di apportare le relative modifiche, e solo in caso di inadempienza potrà essere avviata una procedura d’infrazione.

La direttiva europea del 1979 costituisce infatti la base normativa per ciò che riguarda le etichette e si riferisce a elementi come la scadenza, il grado alcolico o anche l’origine, ma solo quando dalla sua omissione il consumatore potrebbe essere tratto in inganno.

“Questo Ddl afferma invece il principio secondo il quale omettere l’origine sia sempre un inganno”, ha concluso Burdese, e Slow Food non può che dichiararsi favorevole ad una maggiore attenzione verso il diritto all’informazione del consumatore.

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