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Carceri, le verità dubbie del ministro Alfano

Autore: . Data: lunedì, 31 gennaio 2011Commenti (0)

Sabato il fedele collaboratore del premier ha annunciato un piano mirabolante che dovrebbe risolvere il sovraffollamento delle carceri. Ma non tutto oro quel che luccica.

Ha detto Alfano all’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Roma che il governo ”ha dato avvio ad un intervento straordinario senza precedenti nella storia della Repubblica, vista l’entità degli investimenti (675 milioni), la tempistica delle loro esecuzioni (nell’arco di un triennio) e la nuova creazione di 9.150 posti in esecuzione della sola prima parte del piano”.

Secondo il ministro  sarà avviata ”la realizzazione di 11 nuovi istituti carcerari e di 20 padiglioni in ampliamento delle strutture carcerarie esistenti”. ”Duemila posti in due anni, equivalenti al numero di nuovi posti che erano stati istituiti nei 10 anni precedenti”. Alfano ha anche promesso l’assunzione di 1.800 agenti di polizia penitenziaria definendolo ”il più alto numero di posti banditi in un solo concorso”.

Tuttavia la polizia penitenziaria non ha molta fiducia negli annunci del governo. La Uil Penitenziari ha di recente ricordato, per la sola Lombardia, che la situazione è tragica.

Nei penitenziari lombardi ci sono 9400 detenuti a fronte di una capienza di 5382 e solo per quella regione mancano 1200 agenti, su una pianta organica di 5300 e di 200 unità nel Comparto Ministeri.

Angelo Urso, segretario nazionale Uil Penitenziari, ha dichiarato: “Purtroppo a quei numeri bisogna aggiungere le conseguenze che derivano dai tagli orizzontali che la legge finanziaria ha realizzato, i quali rendono praticamente impossibile il mandato istituzionale e insopportabili le condizioni di lavoro. Se consideriamo anche che i mezzi di trasporto sono ormai obsoleti; che le traduzioni dei detenuti sono garantite prelevando le relative spese dalle tasche del personale; che le caserme sono veri e propri colabrodo a causa delle infiltrazioni d’acqua e che le divise sono insufficienti”.

E se la Polizia penitenziaria e l’intero sistema carcerario sono in ginocchio, la polizia non è in una situazione diversa.

Nicola Tanzi, segretario del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), ha detto che “se il governo non darà in tempi brevi una risposta concreta alle richieste delle forze di polizia la protesta sarà durissima”.

Il sindacalista ha sostenuto che “si sta lentamente ma inesorabilmente scivolando verso una paralisi del sistema’ sicurezza. Mentre il nostro Paese sembra ormai diventato un grande rotocalco rosa i poliziotti continuano ad operare in silenzio, a garantire la sicurezza dei cittadini, a mettere a repentaglio la vita nonostante dal primo gennaio di quest’anno siano a rischio alcuni diritti fondamentali a causa dei mancati impegni del governo”.

Poliziotti vittime “di scelte politiche e soprattutto economiche che non riducono gli sprechi, ma penalizzano le eccellenze e negano diritti fondamentali”, ha aggiunto Tanzi.

Secondo il Sap la politica continua a fingere di non vedere i problemi del comparto quando invece è necessario “trovare subito e senza altre perdite di tempo una soluzione reale ai problemi delle forze dell’ordine, che può e deve essere concretizzata nel primo Consiglio dei ministri utile, anche con l’approvazione di un provvedimento di urgenza”.

Se non arriveranno soluzioni, ha concluso il segretario del Sap “la nostra risposta sarà durissima: siamo pronti a forti iniziative di mobilitazione e dissenso sia livello centrale che sul territorio”, perchè “siamo stufi di questa politica che si interessa di cose distanti anni luce dai problemi reali”.

Naturalmente nel caso che riguarda la polizia il ministro responsabile è Roberto Maroni, ma il governo è lo stesso, cosi come eguale è il disastro che riguarda l’intero comparto della Forze dell’ordine.

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