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Belpietro difende Silvio. Ma i suoi lettori protestano

Autore: . Data: giovedì, 20 gennaio 2011Commenti (0)

Nell’editoriale di ieri scritto da Maurizio Belpietro, il direttore di ‘Libero’ ha difeso il presidente  del Consiglio. Tutto ciò che Berlusconi fa in camera da letto, ha sostenuto Belpietro, sarebbero solo affari suoi, non ci sarebbe ombra di reato nelle sue azioni e i magistrati che stanno indagando sarebbero mossi dai consueti ‘comunisti’ intenzionati a sovvertire l’esito del voto: insomma, non essendo stata in grado di vincere le elezioni, la sinistra tenterebbe una sorta di ‘golpe’ per prendersi il potere.

Il direttore di ‘Libero’ ha poi chiosato sostenendo che così hanno fatto tutti, che certi vizi appartengono ai potenti di ogni epoca e colore politico.

Argomenti ormai conosciuti a tutti, utilizzati anche stavolta per difendere l’indifendibile. Le intercettazioni, ampiamente pubblicate, rivelano una realtà ben diversa da quella che il direttore di ‘Libero’ descrive.

Eppure stavolta sembra che anche chi ha sempre sostenuto Berlusconi inizi a vacillare. Proprio a seguito dell’editoriale di Belpietro, infatti, i commenti a corredo dell’articolo, apparsi sull’edizione online del quotidiano, sono stati tutt’altro che teneri.

Il primo è stato “Pitecantropo” (così si è firmato), che ha scritto: “Egregio direttore. Una volta la sinistra. Una volta la destra. Una volta il centro. Esiste anche il cittadino Italiano, che è al limite della sopportazione, vedendo questi balletti di personaggi. Incapaci di governare pensano solo ai propri interessi”.

Della stessa idea “Robe”: “Egregio Direttore, appoggio il commento di “pitecantropo”. Non si tratta più di destra o di sinistra, ma del diritto del cittadino di pretendere dai suoi massimi governanti uno stile di vita più discreto e più consono al proprio rango. Ieri sera ho udito un ineffabile commentatore da Forbice che giustificava il tutto dicendo che sempre i sovrani hanno avuto una vita, diciamo così, tumultuosa, senza che nessuno fiatasse. Appunto, i sovrani! Noi non abbiamo un sovrano o un dittatore, abbiamo un Presidente del Consiglio eletto democraticamente, non un ‘sovrano’, e non ci fa piacere che chiami la Questura da Parigi, di notte, per far rilasciare con assurde balle una prostituta minorenne da lui ben conosciuta, visto il numero documentato di incontri. Non ci fa nemmeno piacere che il suo numero privato stia nel telefonino di una battona brasiliana sotto il nome Papi Silvio Berluscone. Non ci fa affatto piacere che a casa del presidente del consiglio entri chiunque, basta che abbia, o sia in compagnia, di due belle tette. Cosa ci dice di questo?”.

Naturalmente i commenti critici nei confronti del comportamento di Berlusconi non sono piaciuti a tutti. Per “Pistacchio” “sti comunistelli invidiosetti statalucci puzzolentini, che credono di essere i custodi della cultura e vanno nei siti del ‘nemico’ per dare il loro miserrimo contributo alla ‘giusta causa’ (magari mentre lavorano) per sentirsi minuscoli protagonisti nell’immenso mondo dell’informazione, mi fanno troppo ridere”. A Pistacchio, insomma, non sembra interessare molto il merito della discussione. Piuttosto, si è limitato a definire ‘comunistelli’ coloro che semplicemente la pensavano diversamente sulla questione.

Analogo il pensiero di Nicola Porro, editorialista de ‘Il Giornale’, altra roccaforte mediatica del presidente del Consiglio. Senza entrare nel merito della vicenda, il giornalista ha esordito in un suo articolo sostenendo che “sono venti anni che in Italia esiste un bi­polarismo perfet­to. Altro che. Da una parte i governi,dall’al­tra i magistrati. Il presiden­te del Consiglio continua a parlare di magistrati co­munisti. Sì, può anche dar­si che alcuni di loro abbia­no simpatia per la sini­stra. Ma sbaglia. Ciò che li caratterizza non è il colo­re, ma l’assolutismo del proprio potere”.

Anche Porro però non ha vita facile. Un lettore ha commentato infastidito: “Che Berlusconi liberi il campo e permetta ad altri di dimostrare che non tutta la classe politica fa ribrezzo. Permetta al Paese di riacquistare fiducia nella politica. Neanche io vorrei che Berlusconi finisse distrutto da un magistrato: preferirei che venisse battuto in una competizione elettorale. Ma egli non si espone a una competizione elettorale equilibrata, possedendo 3 reti televisive e abbondanti organi di stampa al suo servizio (e questo è colpa della sinistra). Tuttavia, quello che viene fuori da Arcore dovrebbe essere abbastanza per far capire a T-U-T-T-I che Berlusconi non è adeguato a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri. Che se ne vada, e lasci governare qualcun’altro. Anche Tony Blair, non certo esposto a simili scandali, se ne é andato sua sponte. Dimostri, il nostro, di avere dignità!”.

L’ultimo scandalo che ha coinvolto Berlusconi, dunque, non sembra essere passato inosservato neanche tra molti lettori dei “suoi” giornali.

Davide Falcioni

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