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Wikileaks e le ombre di Assange

Autore: . Data: mercoledì, 1 dicembre 2010Commenti (0)

Il sito ‘più pericoloso del mondo’ per chi lavora dietro le quinte dalle più varie stanze dei bottoni può essere nello stesso tempo un grande esempio di giornalismo indipendente o uno strumento per poteri occulti e misteriosi.

In questi giorni i documenti messi in rete da Julian Assange stanno mettendo in ginocchio la diplomazia internazionale, ma soprattutto il Dipartimento di Stato americano e il governo Obama. Chi è questo signore e cos’è Vikileaks?

Assange è un australiano di quasi 40 anni che da almeno venti anni si occupa di hacking. Ha cominciato con il nome di Mendax nel suo Paese e nel 1992 è stato condannato per aver violato alcune banche dati riservate del suo Paese. Ha interessi ampi, tanto da aver studiato fisica e matematica, ma anche filosofia e neuroscienze. Attualmente è ricercato in Svezia per stupro, ma su quel procedimento penale esistono molti dubbi.

Wikileaks è una associazione internazionale della quale rimane poco chiara la data di nascita. Si tratta di un ‘sistema’ che si è dato come ‘mission’ il compito di favorire la fuga (leaks) di notizie. L’attività del sito è cominciata nel dicembre del 2006, con la pubblicazione di un documento non del tutto verificato che svelava un piano per uccidere alcuni membri del governo somalo. In seguito ha reso pubblici materiali che riguardavano Guantanamo, la guerra in Afghanistan, la corruzione in Kenya, una presunta attività di riciclaggio della banca svizzera Julius Bär.

A seguito di questa ultima campagna Wikileaks e dopo una causa intenta dall’istituto bancario, un tribunale della California ordinò di oscurare il sito, ma poco dopo la denuncia fu ritirata e l’attività riprese. Il database dell’associazione è in Svezia, collocato in un bunker di proprietà di Pionen White Mountains, un provider inglese.

Sebbene se ne faccia un gran parlare i finanziatori dell’associazione sono misteriosi, anche se il denaro investito nell’operazione è molto. Così come sono sconosciute le fonti che inviano i materiali.

In una recente intervista rilasciata alla rivista statunitense ‘Forbes’ l’11 novembre scorso, Assange ha detto: “Non sono uno anti-sistema. Non è corretto mettermi in una casella economica e filosofica. Ma una cosa è il pensiero liberale americano, un altro il pensiero del libero mercato” ed ha aggiunto: “Sino a quando i mercati sono consapevoli, allora io sono un libertario. Ma ho abbastanza conoscenza della politica e della storia per sapere che il libero mercato rischia di finire in una situazione di monopolio se non si lavora per mantenerlo libero. Wikileaks è nato con lo scopo di rendere il capitalismo più libero e etico”.

Per il suo fondatore Wikileaks vuol fare in modo di dimostrare “che è più facile guidare un business giusto, un’azienda corretta, mentre è più difficile guidarne una illegale. In fondo ogni amministratore delegato dovrebbe essere incoraggiato da tutto ciò”. “Insomma, per un manager onesto – ha continuato – è più facile andare avanti, se i suoi concorrenti disonesti vengono colpiti negativamente dalla diffusione e la pubblicazione delle loro malefatte”. Forbes gli ha quindi chiesto se si ritiene un sostenitore del libero mercato: “Certamente sì. Nei confronti del capitalismo ho opinioni contrastanti, ma amo il libero mercato. E il mercato perfetto richiede un’informazione perfetta”.

Nonostante questa immagine ‘democratica’ e ‘liberale’, però, il fondatore di Wikileaks non sembra particolarmente ‘illuminato’. Qualche mese fa dallo staff del sito sono trapelati forti malumori e Daniel Domscheit-Berg, conosciuto anche col nome di  Daniel Schmitt e portavoce dell’associazione, è stato sospeso dall’incarico perchè ritenuto da Assange responsabile di aver svelato ad un giornalista di ‘Newsweek’ notizie sulle liti interne. Si è saputo che durante una discussione il ‘fondatore’ avrebbe detto a Herbert Snorrason, lo specialista della sicurazza informatica: “Io sono il cuore e l’anima di questa organizzazione, il suo fondatore, il suo filosofo e portavoce, nonché il suo finanziatore e tutto il resto” ed avrebbe gridato: “Se hai problemi con me, allora togliti dai coglioni”. L’ex portavoce, che ha sempre negato contatti di qualsiasi tipo con la stampa, invece avrebbe scritto in una chat ad Assange: “Ti comporti come un imperatore o un commerciante di schiavi”.

Sul futuro prossimo il leader di Wikileaks ha anticipato a Forbes: “All’inizio del prossimo anno una grande banca americana si ritroverà “turned inside out” (rivoltata come un calzino). Moltissimi documenti interni saraano resi pubblici e, secondo la rivista, saranno “messi a nudo i segreti della finanza”, così da aiutare qualunque “cliente, concorrente, o legislatore”. “È una grande banca americana?” è stato chiesto ad Assange, che ha risposto: “Sì, Non vi dirò di più. Esporrà i livelli esecutivi in un modo che stimolerà indagini e riforme. Presumo”.

‘Time on line’ ha scritto il 26 luglio scorso: “E’ stato chiamato “il Robin Hood dell’hacking”. Julian Assange, Il fondatore ed il volto di Wikileaks, un sito web che documenta materiali riservati e li rende di pubblico dominio, ritiene che la trasparenza totale debba essere un bene per tutti. Ma Assange – che vive a quanto si dice una esistenza itinerante, viaggiando per il mondo con uno zaino e computer – è egli stesso una figura poco trasparente. Non molto si conosce della sua vita: nelle interviste ha rifiutato di confermare la sua età o di dare un indirizzo fisso. Ma il 26 luglio, l’australiano specializzato in matematica, ha cambiato il panorama dei media – e forse il corso della storia – rilasciando circa 90.000 documenti riservati dell’esercito degli Stati Uniti sulla guerra in Afghanistan”.

Tuttavia le ombre su Wikileaks sono molte. La diffusione di materiali segreti o presunti tali non è mai una operazione neutra. Prima di tutto la segretezza sui finanziatori del sito non dovrebbe essere tollerata, perchè prima di tutto deve essere chiaro che non esistono ‘conflitti di interesse’ tra i documenti pubblicati ed i sostenitori dell’associazione di Assange. Inoltre, anche se l’identità delle ‘gole profonde’ deve essere rigidamente tutelata debbono essere rese note in modo chiaro le modalità attraverso le quali le notizie sono state ricevute.

Nel giornalismo investigativo serio sono il reporter e la testata a garantire la ‘neutralità’ del reportage, nel caso di Wikileaks chi certifica che i dossier messi in rete non siano stati ‘passati’ da un governo, da una azienda, da una lobby con l’intento di colpire un nemico o un avversario?

La trasparenza assoluta, infatti, è un obiettivo encomiabile, ma non è realizzabile. La libera stampa, allora, pur avendo il compito di non censurare nulla deve poter fornire un quadro ampio dei fatti. E la pubblicazione di ‘una visione di parte’ in modo evidente favorisce qualcuno.

Nell’ultima campagna sui documenti riservati del Dipartimento di Stato Usa, per esempio, conoscere le modalità attraverso le quali sono stati ottenuti i file (e se sono stati tutti resi noti) permetterebbe di comprendere se lo scopo era quello di ‘svelare’ aspetti della politica estera di Washigton o piuttosto quello di colpire qualcuno o di mettere in ginocchio l’amministrazione Obama, sotto attacco da parte della destra conservatrice repubblicana.

Si tratta di interrogativi non di poco contro, perchè la trasparenza impone trasparenza. E decisamente Wikileaks ha molte cose da spiegare. In assenza di questi chiarimenti Assange rimane un personaggio ambiguo e questo stride con la ‘mission’ che sostiene di voler realizzare.

Insomma, la regola prima della democrazia è la necessità di controllo dei controllori. Chi controlla Wikileaks? Si aspettano risposte da Assange.

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