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Università: la riforma dell’arroganza

Autore: . Data: giovedì, 23 dicembre 2010Commenti (0)

In tutt’Italia gli studenti ed i ricercatori protestano contro il ddl Gelmini, ma il governo è sordo. Napolitano riceve i giovani ed al Senato l’opposizione ricorre all’ostruzionismo. Chi profetizzava incidenti è stato smentito.

“Dopo gli scontri del 14 dicembre e le dichiarazioni inopportune che hanno corso il rischio reale di innescare una spirale di violenza, oggi la Polizia ed i manifestanti hanno smentito i gufi di ogni tipo: gli studenti hanno dimostrato finora con senso di responsabilità che la migliore protesta è quella pacifica dove le idee non vengono cancellate dalla violenza”.

Per le decine di migliaia di giovani che hanno partecipato in tutto il Paese alla giornata di mobilitazione contro il progetto di smantellamento definitivo dell’università pubblica messo in atto dal governo il riconoscimento più importante è stato quello dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia.

La giornata non ha visto i tumulti preconizzati e sono apparse surreali le parole del ministro dell’Istruzione: “Mi auguro tutto si svolga senza incidenti gravi” ha dichiarato Gelmini, che ha continuato auspicando “un grande senso di responsabilità. Non c’è bisogno di farsi del male per un ddl. E’ un diritto manifestare, ma non bisogna mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini, la circolazione del traffico e creare problemi ai commercianti in un periodo particolare come quello natalizio”.

Per il ministro il futuro dei giovani studenti italiani, messo ancora più a rischio di quanto già non sia da un provvedimento legislativo del tutto inadeguato, deve tener conto delle esigenze prodotte dallo ‘shopping delle feste’.

Gli studenti sono scesi in piazza in molte città, tra le quali Roma, Palermo, Milano, Torino, Bari, Cagliari, Reggio Calabria, Firenze, Venezia, Napoli, Terni, Perugia.

Nella Capitale si è svolta la manifestazione nazionale in una città blindata e deserta. Ma i ragazzi hanno evitato il cento e snobbato la ‘zona rossa’, quella che comprende i palazzi del potere e si sono diretti nei quartieri popolari: le zone della Prenestina, il Pigneto e San Lorenzo. “In giro oggi non c’era neanche uno studente – hanno raccontato i commercianti del centro – e molta meno gente del solito. Abbiamo visto solo tanta polizia”.

La campagna di terrore lanciata dal centro destra e dalle parole del capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri, hanno raggiunto il solo risultato di spaventare i negozianti, alcuni dei quali non hanno aperto per una paura del tutto ingiustificata.

Una commessa della Rinascente, a poche decine di metri dalla presidenza del Consiglio, ha detto: “Martedì scorso a causa degli scontri e delle cariche siamo stati costretti a barricarci dentro il negozio. Oggi ci aspettavamo la stessa cosa e invece non abbiamo sentito passare nessuno, solo tanti poliziotti. L’unico cruccio è che sono venuti anche pochi clienti, forse perchè impauriti da quello che è successo la scorsa volta”.

Davanti alla Camera c’era un robusto controllo delle forze dell’ordine ed una signora anziana ha chiesto smarrita: “Ma non era oggi il corteo degli studenti? Dove sono andati? Passano regolarmente i bus?”. “Tutto regolare signora – le hanno risposto gli agenti – oggi sono andati in periferia e sono pacifici. I bus passano regolarmente e lei può stare tranquilla”.

A Milano ci sono stati momenti di tensione, invece, perchè subito dopo la partenza del corteo di circa 300 ragazzi la polizia in assetto antisommossa ha tentato di bloccare la manifestazione. Ci sono stati spintoni, urla e gli agenti hanno mostrato minacciosamente i manganelli, ma poi è tornato il buon senso e la situazione si è calmata. Nel pomeriggio gli studenti, tornati in Università per un’assemblea, hanno tentato di occupare il rettorato, ma senza successo e poi hanno cercato di organizzare un nuovo corteo che però è stato impedito dalle forze dell’ordine.

Gli studenti medi invece hanno deciso di rimanere nelle scuole dove hanno tenuto numerose assemblee. In via Festa del Perdono, sede della ‘Statale’, alcune centinaia di giovani si sono ritrovati nel pomeriggio e si sono diretti verso via Padova dove abitano molti stranieri per esprimere loro solidarietà contro il razzismo. Sono stati lanciati slogan contro la Lega ed i migranti dalle finestre hanno applaudito.

A Palermo alcune centinaia di provocatori che indossavano caschi e scudi hanno tentato di trascinare la maggioranza dei manifestanti in scontri con la polizia e cercato di assaltare la presidenza della Regione e di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine lanciando bottiglie, fumogeni e grosse pietre contro gli agenti arrivando a colpire anche due giornalisti. Nel pomeriggio gli stessi violenti

Durissima la reazione del movimento. Gandolfo Albanese e Fausto Melluso di Unipablock, il coordinamento che riunisce il Movimento degli Universitari ed il Left, la “casa” dei giovani di sinistra, hanno dichiarato: “Abbiamo marciato, come sempre, in modo non violento per protestare contro questa riforma. Condanniamo ogni episodio di violenza verificatosi stamattina a Palermo. Questo clima di tensione non agevola la partecipazione e rischia di incrinare il rapporto di solidarietà che si è sviluppato con tutta la società – hanno continuato i due  – noi abbiamo proseguito col corteo fino a Viale delle Scienze e oggi pomeriggio saremo di nuovo in piazza per riaffermare, sempre pacificamente, la nostra contrarietà a questo governo e a questa riforma”.

Giovanni Pagano, segretario dei Giovani Democratici di Palermo, ha aggiunto: “E’ veramente triste e sconfortante assistere alla mortificazione del movimento operata da frange estremiste che poco hanno a che vedere con la popolazione studentesca”. “La violenza – ha aggiunto- non è ammissibile, va isolata e duramente condannata perchè vanifica le buone intenzioni e le giuste istanze di decine di migliaia di studenti che legittimamente e pacificamente denunciano la condizione in cui versano le giovani generazioni e si oppongono ad un disegno di legge destinato a distruggere il sistema formativo del nostro Paese e del mezzogiorno in particolare”.

Nelle altre città il clima è stato pacifico e mentre la protesta attraversava tutt’Italia a Roma il presidente della Repubblica ha ricevuto una delegazione di studenti. Al termine dell’incontro i rappresentanti del movimento hanno spiegato che Napolitano si è “si è congratulato per la manifestazione di oggi” ed ha “ricordato le sue prerogative” in materia di controfirma delle leggi approvate dal Parlamento, specificando che “la cosa importante è mantenere aperto il dialogo”. “Noi gli abbiamo chiesto di valutare la possibilità di non fermare la riforma, pur sapendo cosa dice la Costituzione” in merito, hanno aggiunto i ragazzi, che pensano come oggi il Capo dello Stato sia “l’unico interlocutore istituzionale credibile”.

Per la Rete della conoscenza il corteo di ieri ’ha dato una grande dimostrazione della maturità del movimento studentesco, che di sicuro è più maturo di chi rappresenta oggi il Paese in Parlamento”. “Il movimento studentesco di questi mesi è riuscito a porre con forza – ha insistito la Rete – al centro dell’attenzione i problemi della scuola, dell’università della ricerca e della cultura pur essendo consapevole che tali temi rappresentano solo una parte, seppure significativa, dei problemi e dei disagi stridenti del nostro Paese. Siamo sicuri di avere al nostro fianco in queste battaglie la grandissima parte della società. Siamo fiduciosi che il Presidente Napolitano accolga la richiesta di incontro avanzata dagli studenti. Il Presidente rappresenta per noi oggi l’unico interlocutore istituzionale credibile, in grado di comprendere il disagio che viviamo nelle scuole e nelle università e di sollecitare la politica a dare risposte efficaci e concrete alle questioni che da mesi poniamo”.

Al Senato, dopo la bagarre scatenata dal pasticcio provocato durante le votazioni di martedì dalla vicepresidente leghista Rosi Mauro, e l’indisponibilità della maggioranza a discutere nel merito della legge, l’opposizione ha deciso di attuare una tecnica ostruzionistica.

ll presidente del gruppo Pd, Anna Finocchiaro, ha proposto al presidente Schifani dopo un pomeriggio di polemiche continue: “Lasciateci discutere questa legge con i nostri argomenti. La legge può essere votata domani, intorno all’una, con dichiarazioni di voto in diretta televisiva. Noi avremo tutto il tempo per spiegare all’Italia e alle centinaia di migliaia persone che sapendo leggere e scrivere – e non sono indottrinate da nessuno – hanno manifestato contro questa legge, quali sono le buone ragioni e le proposte alternative che l’opposizione ha messo in campo durante questa discussione”.

La rappresentante dei democratici ha insistito: “Se volessimo impantanare questa discussione senza soluzione è fin troppo chiaro che lo potremmo fare – ha aggiunto Finocchiaro – , ma io credo che qui si valuti anche la qualità della classe dirigente del gruppo parlamentare di un partito”.  Belisario, dell’Idv ha dichiarato dopo che “l’arroganza dei numeri – sappiamo che i numeri vi danno ragione – va sostituita con la ragionevolezza del confronto”.

Dopo una serie di incontri infine si è deciso di votare l’approvazione definitiva della legge nel pomeriggio di oggi. Scandalose due dichiarazioni di Gelmini, che ha mostrato quanto il provvedimento non abbia per nulla l’obiettivo di migliorare l’università italiana, ma sia piuttosto il frutto di una determinazione ideologica. Ha detto il ministro sull’andamento dei lavori: “Ha ragione il presidente Berlusconi quando dice che i regolamenti parlamentari andrebbero modificati. Sono state giornate difficili, ha più spazio l’opposizione per fare ostruzionismo che non una maggioranza democraticamente eletta per votare un provvedimento”. Poi ha chiarito il fine del suo disegno di legge: “E’ un provvedimento storico, che archivia definitivamente il ’68 e archivia la sinistra che non vuole riformare il Paese” ed ha criticato sempre ‘la sinistra’ che a suo parere “non vuole le infrastrutture, il nucleare e neppure la riforma della giustizia e dell’università. Ma questo Paese senza riforme non ha futuro”.

Finocchiaro ha da parte sua valutato l’atteggiamento del centro destra in questa vicenda: “Dopo che in Senato si è imposto ogni limite all’espressione dell’opinione dei parlamentari, con l’incredibile imposizione da parte della Presidenza del Senato della concessione di un solo minuto per gruppo e dopo che sono state stravolte regole, abbiamo imposto e ottenuto con la nostra proposta di poter illustrare domani, continuando il nostro lavoro in Aula questa sera, domani e in diretta televisiva, le ragioni del nostro no a un ddl che riteniamo sbagliato e che penalizza atenei, docenti e soprattutto le giovani generazioni. La nostra strategia ha fatto premio sulla prepotenza con cui è stata gestita la discussione in Aula. Il governo ci accusa ora, con le parole del ministro Gelmini, di aver fatto ostruzionismo. Il loro obiettivo era imporci il silenzio e finire i lavori in tarda serata. Non ci sono riusciti. Ma forse il ministro Gelmini non ha capito. La sua benedetta ignoranza dei regolamenti parlamentari, ma prima ancora dei diritti delle opposizioni in Parlamento, l’hanno portata a dichiarazioni aggressive e sconsiderate che ci hanno irritato. Ricordo alla Gelmini che niente è dato e che rimangono ampi spazi per l’opposizione anche al di là dei tempi di approvazione stabiliti in Conferenza dei Capigruppo. Il Ministro Gelmini impari a rispettare avversari e impari a non sentirsi troppo forte”.

Oggi si reciterà l’ultimo atto della tragedia. Per il futuro se l’opposizione non saprà riconoscersi nel movimento degli studenti e se questi ultimi non sapranno saldare la loro lotta a quella di altre componenti sociali colpite dalla politica del berlusconismo le possibilità di salvare l’università pubblica dalla rovina ed il Paese dalla crisi rimarrà una chimera.

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