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Strage di Viareggio, tra burocrazia e indennizzi

Autore: . Data: giovedì, 23 dicembre 2010Commenti (0)

A proposito della legge e della sua concreta applicazione a favore dei familiari delle vittime, riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento delle associazioni ‘Assemblea 29 giugno’ e ‘Medicina democratica’

Il 29 dicembre, a 18 mesi dalla strage di Viareggio (InviatoSpeciale ne ha scritto più volte, tra l’altro nell’articolo leggibile qui), saremo di nuovo mobilitati per vigilare sull’iter processuale come su quello della legge per la verità e la giustizia.

Dunque, la mattina presidieremo l’ingresso del Comune dalle ore 9 alle ore 12; il pomeriggio si svolgerà un’assemblea presso la Sala di rappresentanza del Comune, alle ore 17.30. La sera, infine, appuntamento “per non dimenticare” alla Casina dei ricordi alle ore 23.15.

Intendiamo infatti riportare l’attenzione sul risultato della legge cosiddetta “Viareggio” (la n.106 del 7 luglio 2010), sorta sulla falsariga della ‘legge Linate’ (in seguito al disastro aereo dell’8 ottobre 2001), che deve essere valorizzato. Nella consapevolezza che una legge simile non è stata approvata per nessuna altra situazione analoga.

Ad oggi, attraverso la legge, è stata definita un’elargizione speciale per i familiari di 24 vittime e per i feriti gravissimi: si tratta di un fatto positivo che deve essere concretizzato e definito entro l’anno.

Per gli altri 8 casi rimasti in sospeso (i morti in seguito alla strage furono infatti 32), è stato detto e scritto, anche da parte del sindaco del comune di Viareggio, che verranno esaminati prossimamente. Bene. Vedremo e valuteremo i risultati di questo approfondimento. Tenendo conto che lo stesso primo cittadino, intervenendo al convegno su “Giustizia e Sicurezza” del 23-24 ottobre di Viareggio da noi promosso, assieme all’Associazione “Il mondo che vorrei”, dichiarò: “ … tutti i familiari debbono ricevere l’elargizione prevista dalla legge … ”.

Infatti la legge è chiara: per ciascuna vittima è attribuita ai familiari una somma complessiva non inferiore a € 200.000, che è determinata tenuto conto anche dello stato di effettiva necessità. Su questo si può anche discutere, nel senso che è materia di discussione, ma non è possibile derogare. E’ la legge che lo sancisce.

Oltre a questi 8 casi rimasti in sospeso e che, quanto prima, dovranno essere definiti, vi è poi il “caso dei casi”. Ci riferiamo al caso di Antonio Farnocchia che, per la sua particolarità e specificità, deve essere trattato differentemente dagli altri 31 casi. La realtà è che Antonio aveva sostanzialmente due nuclei familiari e, per questo, in questo caso deve essere applicata una discriminazione positiva.

Cosa intendiamo per “discriminazione positiva”? La discriminazione è, in genere, un atto negativo perché prevede una disparità di trattamento. In questo caso, invece, una diversità di trattamento, rispetto agli altri casi, è necessariamente doverosa affinché giustizia sia fatta. Usare, infatti, un criterio di uguaglianza in situazioni differenziate rappresenta una vera e propria discriminazione. Quindi, per ottenere uguaglianza (e giustizia), deve essere applicata una differenziazione.

Su questo, si tratterà di condurre una battaglia, nel caso non sia pacificamente e palesemente riconosciuto quanto è giusto. Nel senso che, oltre all’una, anche all’altra famiglia (convivente e figlia a carico) sia riconosciuto quel ‘non meno 200 mila €’.

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