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Spagna: accuse di doping sui campioni del mondo di calcio

Autore: . Data: mercoledì, 15 dicembre 2010Commenti (0)

Nel febbraio 2006 la Guardia Civil spagnola iniziò le indagini sulla cosiddetta ‘Operacion Puerto’, perquisendo lo studio medico e l’abitazione di un ginecologo di Madrid, Eufemiano Fuentes, dove vennero rinvenute in uno speciale frigorifero innumerevoli sacche di sangue.

Sangue che serviva ad alcuni atleti per praticare le trasfusioni e migliorare le prestazioni, soprattutto in sport di lunga durata. Per questo il dottor Fuentes si faceva aiutare da Merino Batres, alto funzionario del servizio trasfusioni dell’ospedale di Madrid. Il 23 maggio di quell’anno i due vennero arrestati.

Si capì sin da subito che si trattava della più colossale operazione antidoping della storia. Le centinaia di sacche di sangue conservate dal dottor Fuentes erano contraddistinte da nomi di fantasia che servivano a celare la vera identità degli atleti che ne avrebbero fatto uso. Ma all’avvio del Tour de France i primi nomi divennero pubblici. Nomi di ciclisti: l’italiano Ivan Basso, contraddistinto con il nomignolo Birillo (quello del suo cane), ma anche Michele Scarponi (Zapatero) e tanti altri di fama internazionale, compreso lo spagnolo Valverde (Piti, ancora una volta il nome del cane). I coinvolti furono 38, tutti in seguito squalificati per due anni, e tutti dello sport delle due ruote.

Il fatto apparve subito strano ma bastò a rafforzare lo stigma nei confronti dei ciclisti, ancora di più considerati tutti dopati. Di positivo invece rafforzò in corridori e squadre la convinzione che per la prima volta nella storia l’antidoping era più forte del doping: cioè che da quel momento in poi non era più possibile “sgarrare”. Troppo accurati i controlli, meglio non rischiare di mandare in fumo l’intera carriera. Nei quattro anni successivi, infatti, nel ciclismo il numero di atleti squalificati calò drasticamente.

Eppure lo stesso dottor Fuentes in un’intervista ad una radio spagnola fece delle precisazioni importanti: “Trattamento solo ai ciclisti? Sono indignato. Ho lavorato con squadre di calcio della Liga di prima e seconda divisione che hanno migliorato il rendimento. E se non ho fatto trattamenti, li ho raccomandati. Nomi? Non li dico: segreto professionale. Ho lavorato anche per altri sport, come l’ atletica e il tennis. Ma è stato fatto un filtro selettivo e sono stati fermati soltanto i ciclisti”. Poi aggiunse: “Quello che faccio non è doping, ma trattamenti biologici per aiutare il recupero degli atleti”. Pratiche che, pur in mancanza di una legge anti-doping spagnola, lo portarono in carcere con l’accusa di delitto contro la salute pubblica. In verità fu chiaro fin da subito che le grandi potenze dello sport mondiale, il Cio e la Fifa, preferirono non far uscire i nomi degli altri atleti coinvolti. Si parlò a lungo del Real Madrid e del Barcellona, si fece il nome di Rafael Nadal. Ma tutto rimase sotto traccia. Era quello l’anno dei Campionati del Mondo di calcio e uno scandalo doping di quelle proporzioni, per di più a ridosso delle gare, avrebbe fatto correre grandi rischi all’evento.

Oggi il dottor Eufemiano Fuentes è tornato a far parlare di sé, stavolta nell’ambito dell’Operacion Galgo, con una clamorosa confidenza fatta a un compagno di cella in un tribunale di Madrid poi riportata dal quotidiano sportivo Marca: “Se parlassi – avrebbe detto Fuentes – tutto il calcio spagnolo tremerebbe e toglierebbero all’istante il titolo mondiale ed europeo alla nazionale”. La frase è stata commentata dal Ct iberico Del Bosqua: ”Non ho visto nulla che potesse farmi sorgere sospetti”. In realtà la dichiarazione di Fuentes non andrebbe affatto sottovalutata. Già nel 2006 infatti il celebre ginecologo dichiarò di aver curato calciatori di alto livello della Liga. Frasi che non vennero neppure ascoltate e che naturalmente sono tornate a farsi vive quattro anni dopo. Ma se allora si fosse agito di conseguenza, verificando il reale coinvolgimento di calciatori di fama, forse oggi lo sport spagnolo non sarebbe scosso da queste incredibili dichiarazioni.

Davide Falcioni

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