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Roma, la giornata degli studenti

Autore: . Data: mercoledì, 15 dicembre 2010Commenti (0)

Ieri è stato il giorno del voto di fiducia e dei gravi disordini di piazza. Ma anche di un grande corteo studentesco. Un articolo per ‘Tu Inviato’

Migliaia di studenti hanno sfilato ieri mattina a Roma. Erano tantissimi. Chi è stato costretto a stazionare in piazza Venezia, a causa dei blocchi che hanno circoscritto la zona di Montecitorio e del Senato, ne ha visti sfilare di continuo: un fiume umano durato circa un’ora.

Quasi tutte le università d’Italia erano presenti: le università pubbliche romane, quelle del nord: Venezia, Torino, Bologna, Parma, fino a Rimini Urbino, Ancona. Molte le città della Toscana,  fino ad arrivare al sud: tantissimi i ragazzi di Napoli, Sicilia, Sardegna. Appartenevano a ogni facoltà, con loro c’erano studenti delle superiori e delle medie, lavoratori e associazioni, sindacati e singoli civili.

Giovani o giovanissimi, raffigurati in tanti modi: la ‘generazione del 3+2 della riforma universitaria’, dell’Onda nel 2008 che cantavano “noi la crisi non la paghiamo”. Gli stagisti gratis, la ‘Brain drain’: fuga dei cervelli all’estero, perché in Italia non se ne parla di lavorare. La ‘generazione mille euro’ (ma la maggior parte ne vede meno di 500 al mese), ritratta nel film di Venier.

E ancora, quelli della globalizzazione, che staranno peggio dei loro genitori, quelli che subiranno le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai e dell’effetto serra. In comune, tutti questi ragazzi che vengono dal nord e dal sud, hanno l’esasperazione.

Esasperati dai politici, dallo stato sociale italiano, dal tracollo economico mondiale. Molte le manifestazioni dell’ultimo mese contro la riforma Gelmini in cui si è sentito questo slogan: “Non ci rappresenta nessuno”.

Di nessuno si fidano perché delusi, da destra a sinistra, dalle istituzioni europee fino ai summit mondiali. E quello slogan racchiude anche tutta l’eterogeneità del movimento: ragazzi ‘ibridi’, che vivono una realtà multiculturale e multirazziale da anni.

Viaggiano, come i loro genitori non hanno fatto, ma sono indotti a pensare che sia per colpa degli immigrati se non lavorano, se le casse dello Stato sono vuote. Studiano e leggono, sono informati, tecnologizzati, parlano più lingue e lavorano (quasi sempre da precari) al servizio di analfabeti informatici ultra sessantenni, che li tengono inchiodati con contratti a progetto. Sono i figli del benessere profuso a cui si ripete di continuo che alle ambizioni si deve rinunciare.

Una ragazza da Bologna spiega perché si trova a Roma: “Il problema è l’opportunismo, la vigliaccheria, il paraculismo, il nepotismo. Ogni giorno mi devo scontrarmi con queste cose e sono mesi che lavoro gratis. Questi sono i problemi, non è di certo Berlusconi il solo responsabile. Io credo che sia una rivolta generazionale”.

Quella che sfila a Roma è una generazione umiliata,  ma creativa: i famosi cartelli con i titoli dei libri con cui si sono fatti scudo i ragazzi durante la protesta lo dimostrano. In corteo si ‘respirano’ i problemi della società civile, la precarietà del lavoro, la moralità delle istituzioni, la dignità delle donne. Ma anche i rischi dell’ambiente, il rifiuto della mentalità mafiosa, dell’etichetta d’Italia che ci portiamo addosso. Naturalmente il nodo centrale del corteo è la politica di tagli avviata in materia d’ istruzione pubblica. La discriminazione tra chi potrà studiare e chi no. Tra chi sarà eccellente e chi no. Il ritorno agli anni antecedenti alla seconda guerra mondiale.

Il corteo variopinto prosegue fino all’arrivo in piazza Venezia, i ragazzi sono davvero tantissimi, forse troppi e le vie di accesso ai palazzi della politica sono tutte chiuse. La frustrazione aumenta. Chi manifesta vuole esprimere un dissenso, vuole essere visibile. La meta logica del corteo è Montecitorio dove si sta votando la fiducia al governo. Una fiducia che questi ragazzi, se sono a manifestare, evidentemente non concederebbero. Ci sono stati sfoghi violenti lungo la strada, vetrine rotte di banche, vernice su alcuni negozi.

Più tardi, all’altezza di Castel Sant’Angelo, in direzione Flaminio, si vede il fumo nero e si sente il cattivo odore di una macchina bruciata, diverse le scene di caos e di tafferuglio.

Mentre il corteo si trova tra Flaminio e piazza di Spagna, vicino alla macchina bruciata, le voci delle cariche cominciano ad arrivare. La polizia sta cercando di dirottare i manifestanti da piazza del Popolo, dove sono avvenuti gli scontri più violenti, verso l’altra sponda del Tevere. Un ragazzo racconta: “I manifestanti sono stati caricati all’altezza di via Ripetta, stretti nel ponte. Subito c’è stato il caos, alcuni cercavano di buttare nel Tevere i lacrimogeni gettati dalla polizia in mezzo alla folla. Appena le camionette della polizia sono arrivate – continua – una parte del corteo ha scagliato verso le forze dell’ordine oggetti vari, colpendo anche dei ragazzi”.

Non è una manifestazione solo pacifica, perché in mezzo agli studenti ci sono altri individui. “Persone più grandi, in tenuta da sommossa con i caschi, che non avevano uova, frutta o ortaggi, ma sanpietrini staccati da terra, che lanciavano e bottiglie di vetro”, argomenta un ragazzo. “In quel momento noi avevamo paura sia dei poliziotti che di loro”, osserva una studentessa.

Schiacciati su un ponte, sono rimasti coinvolti studenti inermi. “Siamo stati mandati verso via del Corso, che era stata aperta dai lati di piazza Spagna e fontana di Trevi, passando ho visto vetri, oggetti vari e anche una quindicina di scarpe”. Le scarpe scappate alle persone che hanno dovuto cominciare a correre durante le cariche.

Come sempre in questi casi, si diranno molte cose. In base al partito, all’età, alla posizione nel corteo o direttamente dalla poltrona di casa propria. Dalla  finestra dell’ufficio o dal negozio. I fatti particolari non aiutano la comprensione finale del messaggio di oggi: c’è una generazione cresciuta davanti al computer, su cui tutti dicono la loro, che oggi si è ritrovata insieme, nella capitale d’Italia, disposta a percorrere chilometri pur di liberare l’energia del bisogno di cambiamenti importanti.

Chiara Orsolini

Nella foto (di Carlo Traina), un momento della manifestazione studentesca di ieri a Roma.

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