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Dda di Reggio Calabria: il boss è una macchina infernale per la politica

Autore: . Data: mercoledì, 15 dicembre 2010Commenti (0)

I magistrati forniscono un quadro inquietante dei rapporti tra partiti e ‘Ndrangheta.

Nel decreto di fermo dell’ex sindaco di Siderno, Alessandro Figliomeni, in cui compaiono anche i nomi di altri politici raggiunti da avviso di garanzia, i giudici della Dda della città calabrese hanno scritto che Giuseppe Commisso, detto il ’mastro’, capo della ‘ndrina di Siderno, “sembra possedere una macchina infernale, capace non solo di favorire l’esito elettorale, bensì di distruggere, sul piano politico, qualsiasi avversario”.

Secondo i pm tra coloro che il boss disprezza ci sarebbe anche Figliomeni col quale i rapporti si sono deteriorati “poichè avrebbe permesso alla figlia Jole di intrattenere una relazione sentimentale con Giuseppe Crupi, il marito di sua sorella Gisella”.

“Anche Pietro Armando Crinò – hanno spiegato i magistrati – attuale Sindaco di Casignana, e presidente dell’Associazione dei Sindaci della Locride, avrebbe avanzato una richiesta d’aiuto elettorale per le elezioni regionali di primavera’ del 2010. Tuttavia senza troppi infingimenti, il ’mastro’ gli avrebbe detto: “Pietro, guardate, qua guarda qua Pietro, noi abbiamo a Cherubino, che ci serve, penso una persona come a lui … quest’anno io lo aiuto”".

Nel provvedimento si lagge ancora: “Commisso dimostra di conoscere bene le trame politiche che starebbero intessendo ’Cherubino’ e il consigliere regionale Luciano Racco giacchè è noto che avrebbero avrebbe pagato Franco Crinò per non candidarsi alle prossime elezioni e, quindi, lasciare la strada libera a loro: “Gli ha dato soldi a Franco Crinò per farlo uscire e per non farlo candidare e dici che a te ti ha chiamato Cherubino e vi siete messi d’accordo che te ne devi uscire così nominano a me”".

Per i pm “Franco Crinò è l’ex senatore Francesco Antonio Crinò (Popolo della Libertà, ex socialista, ndr), dal 19 marzo 2004 al 27 aprile 2006, costui è stato membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare”.

Giuseppe Commisso, stando agli inquirenti “non n uno sprovveduto, e sa bene che i servizi di un politico regionale potrebbero tornargli utili, pertanto chiarisce ad un affiliato di aver incaricato suo nipote ’Micarello’ di tranquillizzare Racco sul loro sostegno, dicendogli: “Tu non gli devi dire che non lo votiamo, gli ho detto io. Se gli vuoi dire gli dici questo: mio zio ha detto che qua ti dobbiamo aiutare tutti che lui ti aiuta a te, gli ho detto io .. pure se capita che abbiamo bisogno per qualche posto .. noi non ce la dobbiamo guastare con nessuno”".

La presunta lotta senza quartiere del governo contro il crimine organizzato mostra qualche falla. Dopo aver ‘indagato’ sulle mafie, il senatore Crinò (non più eletto) è diventato membro del direttivo regionale calabrese del Pdl ed è un collaboratore della Presidenza del consiglio.

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