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Afghanistan: le idee confuse di Washington

Autore: . Data: mercoledì, 22 dicembre 2010Commenti (0)

La situazione è sempre più confusa. Le dichiarazioni dell’amministrazione Obama confliggono con le decisioni dei comandi militari. Da una parte si annuncia il ritiro e dall’altro si prevede l’allargamento delle operazioni militari al Pakistan.

Commentando giovedì scorso i risultati della revisione annuale sulla missione afgana assieme al vice presidente Joe Biden, al segretario di Stato Hillary Clinton e al segretario della Difesa Robert Gates, il presidente Obama aveva detto che “la guerra in Afghanistan è stata uno sforzo difficile, e in molte aree dobbiamo ancora migliorare, ma siamo vicini a raggiungere gli obiettivi che avevamo fissato. Non bisogna dimenticare le ragioni che hanno portato all’azione militare in Afghanistan dopo gli attacchi dell’11 settembre, al-Qaida si trova sotto pressione come mai prima d’ora e molti leader terroristici sono stati uccisi”.

Obama aveva confermato come data fissata per il ritiro delle truppe Usa a partire da luglio: “Gli Stati Uniti – aveva detto – hanno lanciato un segnale chiaro, si apre dunque la transizione verso una nuova fase in Afghanistan. Adesso è necessario l’impegno nella stabilizzazione politica e economica del Paese”. In un’intervista successiva alla Nbc, il vice presidente Biden aveva ribadito che Il ritiro dei soldati sarebbe iniziato nel 2011 e completato entro il 2014.

Ieri, però, il prestigioso quotidiano ‘The New York Times’ ha reso noto che il comando americano in Afghanistan intende colpire obiettivi in Pakistan, non solo con i raid aerei dei droni, ma con operazioni di commandos a terra. L’operazione avrebbe però bisogno dell’autorizzazione del presidente.

Secondo il Nyt le forze statunitensi finora sono state “limitate” ed hanno potuto intervenire in Pakistan solo con missioni segrete finalizzate all’arresto di capi talebani e con bombardamenti mirati condotti con aerei senza piloti. Nonostante questo livello ‘basso’ della violazione della sovranità del territorio pakistano le reazioni del governo di Islamabad sono state violente.

Se si dovesse scegliere la strada del potenziamento delle incursioni sarebbe evidente il pericolo di allargamento del conflitto, come avvenne nella lontana storia della guerra in Vietnam, dove gli sconfinamenti in Cambogia e Laos finirono con l’infiammare gran parte dell’Indocina.

La recrudescenza dell’offensiva delle truppe dell’Isaf mostra comunque uno stato di difficoltà, mentre gli attacchi delle formazioni talebane continuano a colpire duramente le forze che sostengono il sempre più debole governo di Kabul.

Sarà possibile, allora, ritirare davvero le armate della Coalizione nei tempi previsti da Obama?

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