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Università: il giorno della scelta

Autore: . Data: martedì, 30 novembre 2010Commenti (1)

Oggi si voterà la legge Gelmini. Tra giochetti e schermaglie tra i partiti è in gioco la vita dell’istruzione pubblica italiana. Ovunque occupazioni, manifestazioni e proteste. Le sorti del provvedimento sono nelle mani di Fini, che ha già detto di voler votare la riforma.

Ieri in tutta Italia si è accesa la contestazione al disegno di legge governativo che distruggerà definitivamente l’università italiana già morente a causa di inefficienze, nepotismo, clientelismo e dequalificazione del corpo docente.

Ieri a Padova gli studenti di scienze politiche hanno deciso di occupare la facoltà, come i loro colleghi di scienze che lo faranno col dipartimento di fisica. A Roma gli studenti di sociologia hanno bloccato la via Salaria e dato vita a flashmob, mentre al Cern di Ginevra continua l’agitazione del personale italiano che dalla mattina sono saliti sull’edificio: “Domani (oggi per chi legge, ndr) – ha annunciato il ricercatore Giacomo Ortona – seguiremo dal tetto il dibattito in Aula del ddl Gelmini e successivamente decideremo come proseguire la protesta”. A Firenze è stato occupato il Rettorato e sono stati appesi due striscioni fuori dalle finestre dell’ateneo: “Strage di università in corso” e “Contro la militarizzazione delle facoltà”. I giovani hanno anche chiesto che “venga affermato un principio fondamentale: la polizia non può entrare nell’Università, nè bloccarne l’accesso per gli studenti, come è accaduto giovedì scorso”.

Sempre ieri a Chiet gli studenti dell’Ateneo D’Annunzio hanno occupato il Polo didattico di Lettere, a Lecce è occupata  la struttura universitaria ‘Codacci Pisanelli’. L’attività didattica va avanti più o meno regolarmente, anche se talvolta in forme singolari. Una lezione di Sociologia della comunicazione è stata tenuta in strada sulla rotatoria tra via Galasso e Brindisi. A Cassino circa 50 studenti sono saliti sul tetto della struttura universitaria della Folcara e hanno appeso striscioni, mentre un corteo di protesta è partito dalla facoltà universitaria di Ingegneria ed è arrivato fino alla principale struttura universitari di Cassino in via Sant’Angelo.

Nel napoletano un centinaio di manifestanti, ricercatori, studenti e mamme vulcaniche anti discarica di Terzigno sono entrati negli scavi di Pompei per protestare insieme ai ricercatori, con gli elmetti in testa. Esponevano lo striscione “Governo della distruzione pubblica, oggi Pompei domani gli atenei”. A Pisa è stata occupata la Scuola Normale e alle finestre è stato esposto lo striscione “Quale eccellenza tra queste macerie? Università e Scuola Normale occupate”. A Bari circa 300 studenti delle facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche e del polo umanistico dell’ateneo di Bari hanno occupato un ponte nel centro cittadino.
A Venezia i manifestanti sono saliti sull’altana di Palazzo Cappello, la sede degli studi euroasiatici dell’Università Cà Foscari che si affaccia sul Canal Grande ed hanno steso uno striscione con la scritta “No al Ddl Gelmini, sì alla riforma vera dell’Università”. A Siena tre cortei hanno sfilato per la città. Ogni corteo raccoglieva le facoltà di una diversa zona: uno per Lettere e Ingegneria, un altro per Giurisprudenza, Scienze Politiche e Scienze Matematiche Fisiche Naturali (tutte e cinque sono facoltà occupate) e il terzo per l’ Università per Stranieri e il Polo Scientifico. A Firenze occupata una sala del Rettorato dell’Università dove era in corso una riunione della Commissione didattica di Ateneo, alla quale partecipavano anche alcuni presidi di Facoltà: la riunione è stata sospesa. All’Aquila si è tenuto un sit-in in piazza Duomo, in una delle poche aree agibili del centro. Molti gli studenti della Facoltà di Lettere che hanno deciso di varcare le transenne e tornare a fare simbolicamente una lezione all’aperto davanti a Palazzo Camponeschi, uno degli edifici più lesionati. Davanti l’ingresso della vecchia Facoltà gli studenti hanno esposto lo stesso striscione “Contro la riforma salviamo l’Univaq”. A Cosenza un gruppo di giovani ha bloccato il traffico ad Arcavacata, occupato la zona della stazione dei bus del campus dell’Università della Calabria e tenuto numerose assemblee. Iniziative anche a Torino, Potenza, Ancona, Palermo.

Per oggi il movimento degli studenti ha preparato la mobilitazione nazionale. Il sito ‘Atenei in rivolta’ ha pubblicato un editoriale dal titolo: “Questa volta è diverso, questa volta si può vincere”.

Ecco l’articolo:

E’ questo l’umore che si respira fra gli studenti e le studentesse nei cortei, nelle facoltà nelle assemblee. Si percepisce la consapevolezza di avere determinato l’esplosione di un clima conflittuale in questo paese, nell’autunno che più di tante altre volte ne avrebbe avuto bisogno visti i provvedimenti e le debolezze del governo. La riforma è slittata, per l’ennesima volta, anche se stavolta il rinvio sembra essere stato determinato non solo dagli intrighi e i giochi politici interni alla maggioranza, ma anche da un clima di opposizione sociale al governo Berlusconi che dopo la manifestazione della Fiom del 16 ottobre sembrava sopito e che qualche migliaio di studenti ha fatto riesplodere.
Allora forse bastava poco, bastava opporsi, realmente, ai progetti di un governo agonizzante.
Il consenso diffuso che si respira intorno alle mobilitazioni studentesche lo dimostra.

Ma la forza di questi giorni non è data solo dalle debolezze del governo. La determinazione studentesca è frutto della consapevolezza che con questa riforma si compie un processo di regressione e dequalificazione dell’università pubblica diventata di massa anche grazie alle lotte studentesche, ma che si vuole definanziare, assoggettare alle esigenze di Confindustria, rendere ingranaggio fondamentale dei processi di selezione e precarizzazione di un’intera generazione.

I tre anni di crisi economica hanno mostrato il Re nudo! I processi di privatizzazione degli ultimi decenni dimostrano che, quando la ricerca del profitto è il criterio di gestione di servizi e diritti collettivi, non solo viene meno la democrazia, ma è difficilmente dimostrabile la tanto decantata efficienza del libero mercato e dei privati. Le spinte di partecipazione e le richieste di democrazia che vengono dalla società (il movimento per l’acqua pubblica lo dimostra), sono ormai patrimonio anche delle mobilitazioni studentesche!

Fuori i privati dall’università, quindi, ma non solo: la battaglia ideologica scatenata dai Ministri Brunetta e Gelmini sulla meritocrazia può dirsi persa! Difficile sostenere fondi per il merito e prestiti d’onore accanto agli spaventosi tagli al diritto allo studio e al definanziamento totale degli atenei!
Studiando poi le statistiche sui diplomati e laureati in Italia, salta all’occhio un sistema formativo in cui la selezione (un tempo chiamata di classe) è il meccanismo principale.
Più del 60% dei diplomati neanche si iscrive e fra gli studenti della specialistica è quasi impossibile trovare figli di non laureati…
Quale meritocrazia in un simile sistema di disuguaglianze?

Guardando al resto del mondo, assistiamo a rivolte studentesche tanto inaspettate quanto radicali, e la determinazione cresce! Negli Usa e in Inghilterra, dove simili sistemi di “sostegno economico agli studenti” sono la norma da decenni, un’intera generazione non intende più sopportare il peso di ricatti economici che la costringono a una vita di precarietà (si calcola che negli Usa i laureati abbiano in media 600 dollari di debiti con lo stato per i prestiti d’onore).
Assistere alle rivolte studentesche inglesi contro i vertiginosi aumenti delle tasse, in un paese considerato ormai pacificato socialmente 30 anni fa, accresce la rabbia e la voglia di lottare!

E poi la ricerca di base che scomparirà dagli atenei, l’impossibilità di immaginarsi un futuro lavorativo dentro l’accademia, l’ansia di chi tenta la via dell’insegnamento con la consapevolezza che le prime supplenze arriveranno a 35 anni…come non percepire questa riforma come l’atto finale di una guerra scatenata decenni fa contro l’istruzione pubblica, di qualità e accessibile a tutti?

Questi sono gli elementi che rafforzano la rabbia e la determinazione degli studenti, che non intendono chiudersi nelle loro facoltà o girare a vuoto per le città, ma circondano, assediano, assaltano i palazzi del potere, quelli in cui si decide il destino di tutti e tutte noi, e dai quali da decenni siamo tutti e tutte esclusi/e!

Siamo entrati al Senato, almeno ci abbiamo provato, era la prima volta che accadeva in Italia e abbiamo messo veramente paura a un’intera classe politica!
Ci siamo ripresi i simboli di questo paese, quelli della “cartolina Italia”, souvenir di un paese allo sbando, occupandoli per qualche ora, facendoli nostri, di tutti gli studenti e le studentesse che non hanno alternative alla rivolta se vogliono invertire una tendenza già scritta e riprendersi in mano il proprio futuro! Martedì 30 novembre sarà la nostra rivolta a vincere! Bloccheremo il Ddl Gelmini!”.

La speranza degli studenti è condivisibile, anche se probabilmente la partitocrazia preferirà lasciar passare il provvedimento. Perchè il gioco è tutto nelle mani di Ginfranco Fini e dei ‘futuristi’, determinanti nel voto. Ed il presidente della Camera ha già detto come la pensa: “Una delle cose migliori di questa legislatura”.

Un buon motivo di riflessione per i suoi sostenitori.

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Commenti (1) »

  • alessio di benedetto ha detto:

    Stiamo tornando all’epoca fascista quando studiavano soltanto gli stronzi, figli di stronzi ricchi: Bossi e Gelmini, soltanto così possono sperare una lunga carriera per il loro pargolii.
    Così si vieta alla scuola pubblica di essere portatrice di pluralità d’informazione, e con Santa Maria Stella Gelmini la stanno affossando, mentre i loro istituti cattolici, gestiti dall’Opus Dei, dai Legionari di Cristo e dall’anima nera da Ku-Klux-Klan della Chiesa, conquistano l’intero potere gerarchico della società italiana. Proibiscono al fedele di pensare con la propria testa. Sminuiscono il valore della vita ed avviliscono l’intelligenza, il sesso, la gioia di vivere, la coscienza personale, la conoscenza, le scienze.…
    MA CHI è MARIASTELLA GELMINI: Nel marzo 2000 la Signora Gelmini, Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa su mozione del suo stesso partito, con la seguente motivazione: Manifesta Incapacità ed Improduttività Politica ed Organizzativa (Delibera del Consiglio Comunale n. 33 del 31/3). Il suo ruolo odierno è di soldatino esecutore dei tagli (In pratica una mezza sega), niente più. Una che si è diplomata al liceo confessionale. La nipote del prete indagato per molestie sessuali. Una che ha preso l’abilitazione in avvocatura, lei di Brescia, a Reggio Calabria. Una che inizia il discorso alla camera dei deputati dicendo: Sotto l’egìììda del parlamento. BASTA ITALIA.

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