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Svuota carceri: un decreto con molte ombre

Autore: . Data: venerdì, 26 novembre 2010Commenti (0)

E’ stato  definitivamente approvato in Senato il decreto legge che consentirà, entro la fine dell’anno, di riportare le carceri italiane in condizioni di minor sovraffollamento.

Il provvedimento sarà tuttavia valido solo fino al 2013: entro quell’anno è prevista infatti la costruzione di nuovi istituti di pena.

Il “decreto svuota carceri” prevederà l’applicazione della detenzione domiciliare nei confronti dei reati meno gravi, mentre saranno esclusi i detenuti sottoposti a regime di sorveglianza particolare, i “delinquenti abituali, professionali o per tendenza”, i soggetti per i quali esiste la concreta possibilità di sottrarsi alla detenzione domiciliare mediante la fuga, quelli per i quali sussistono specifiche e motivate ragioni che possano commettere ulteriori delitti, nonché quelli che non dimostrano di possedere un domicilio adeguato alle esigenze della detenzione domiciliare.

Il ministero della Gustizia ha reso noto che dovrebbero beneficiare del decreto circa settemila detenuti entro la fine dell’anno. Un numero considerevole, ma purtroppo non sufficiente a riportare alla normalità la situazione delle carceri italiane. Si stima, infatti, che il sovraffollamento riguardi almeno ventimila persone.

I numeri del rapporto Antigone (associazione che si occupa dei diritti dei detenuti) sul fenomeno sono agghiaccianti: i detenuti presenti nei 206 istituti di pena sparsi sul territorio italiano sono 68.527 a fronte dei 44.612 posti letto regolamentari. Il 43,7 per cento dei detenuti è imputato mentre 15.233 sono quelli in attesa di giudizio (record assoluto in Europa); 28.154 sono i detenuti che hanno commesso violazioni della legge sulle droghe, 11.601 quelli che devono scontare una pena inferiore a un anno, 5.726 i detenuti italiani imputati o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, 1.437 gli ergastolani italiani e “solo” 54 quelli stranieri. Ed è proprio alla luce di questi  dati che si contano già più di 1.300 richieste di ricorso alla Corte Europea per i diritti umani contro le condizioni di vita inumane.

Ma proprio secondo l’associazione Antigone (con ‘A buon diritto’ e sindacato Uil), il decreto “svuota carceri” rappresenta solo uno specchietto per le allodole: “per tre ordini di motivi – precisa l’associazione – in rapporto a modalità, tempi e destinatari. Al di là dell’attenzione mostrata rispetto alla necessità di assumere altro personale di polizia penitenziaria, non andrà a creare alcuna deflazione per le presenze a causa delle numerose restrizioni e individuazioni soggettive che limitano di molto la platea dei destinatari, si è parlato di 7 mila unità, ma, e mi confortano i dati degli addetti ai lavori, i beneficiari saranno solo 1.500.”

Il provvedimento, dunque, rischia di non risolvere neppure parzialmente il problema delle carceri italiane. E, in ogni caso, non sarebbe sufficiente: il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione recita che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Tuttavia secondo uno studio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dal 1998 al 2005 i soggetti sottoposti all’affidamento sociale sono tornati a commettere reati nella percentuale del 19%, mentre la percentuale per i detenuti sottoposti a carcerazione la media è stata del 68,45 per cento.

Queste carceri dunque, così affollate e carenti di diritti, non realizzano affatto la rieducazione del condannato prevista dalla Carta Costituzionale. Sono molto più efficaci, secondo la ricerca, le misure alternative, che potranno essere attuate solo se verranno depenalizzati reati di minore importanza.

Davide Falcioni

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