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Napoli tra bufale e spazzatura

Autore: . Data: martedì, 23 novembre 2010Commenti (0)

La città affoga nei rifiuti, l’Unione europea denuncia il nulla fatto per risolvere il problema ed il presidente della Repubblica nega di conoscere il testo proposto dal governo sulla questione. Una situazione indecorosa.

Ieri tre cose hanno dimostrato che il caos del capoluogo campano rischia di non cessare mai. Il capo degli ispettori dell’Ue, Pia Bucella, in visita alla città, ha detto: “Dopo due anni la situazione non è molto diversa. I rifiuti sono per le strade, non c’è ancora un piano di trattamento e gestione della differenziata. Abbiamo parlato per tre ore della problematica relativa alla sentenza della Commissione europea del 4 marzo che ha condannato l’Italia per non aver realizzato una rete integrata di trattamento dei rifiuti in Campania per non aver avviato lo smaltimento del pregresso, le cosiddette ecoballe gli ispettori hanno però ribadito che questa volta non si accontenteranno solo della presentazione del piano ma vogliono che sia implementato”.

Buccella ha aggiunto: “Qui un sistema di non gestione” perchè si tratta di una situazione “di non gestione del ciclo dei rifiuti”. “Siamo del tutto favorevoli a liberare i fondi – ha concluso Bucella – non appena vi sarà un piano di gestione adottato e implementato”, ma ha spiegato che “non basterà solo un piano adottato ma vogliamo avere la certezza che il piano di gestione venga attuato sul territorio”.

L’assessore all’Igiene Urbana del Comune di Napoli, Paolo Giacomelli, ieri ha definito la realtà: “Situazione critica in città. Napoli sommersa dai rifiuti, sempre di più. Stamattina, lungo le strade della città, ci sono 2900 tonnellate e domani la situazione potrebbe nettamente peggiorare: se oggi non si riuscirà a conferire, si arriverà ad una quantità di 3600 tonnellate di immondizia non raccolta. Nel centro storico, come nei quartieri Posillipo e Chiaia, la scena non cambia: cumuli, enormi, dovunque. L’parla di una «situazione molto, molto grave. Al momento da parte degli organi preposti, vale a dire l’Asl e l’Arpac, non è pervenuta alcuna comunicazione relativa a casi di emergenza sanitaria, ma è un dato che, se non saranno previsti nuovi conferimenti, l’immondizia resterà in strada”.

Naturalmente non c’è soluzione, perchè non si sa dove portare l’immondizia. Attualmente nel capoluogo opera solo Chiaiano, che però può ‘divorare’ solo 700 tonnellate al giorno. Ed il resto dove dovrebbe essere messo? Al momento nessuno sembra spiegarlo.

Perchè gli altri due impianti sono al collasso. L’impianto Stir di Giugliano ha accolto un solo mezzo proveniente da Napoli, mentre sei, sono arrivati a Tufino. “Gli Stir stanno lavorando a ritmo molto, molto ridotto – ha commentato Giacomelli – questo vuol dire che entro oggi riusciremo a togliere dalle strade di Napoli un centinaio di tonnellate, vale a dire quasi nulla”.

Inoltre Maria Triassi, del Dipartimento di Igiene della Federico II, e Andrea Simonetti, entrambi membri della Società italiana di Igiene hanno avvertito che esiste un “pericolo igienico-sanitario che può trasformarsi in un serio rischio per la salute. Serve un intervento immediato perché Napoli versa in una condizione grave a causa dei rifiuti per strada che rappresentano un grande disagio per i cittadini”. Per i due specialisti “occorre una soluzione immediata per togliere i rifiuti dalle strade e una soluzione a lungo termine che preveda discariche da realizzare in siti sicuri, differenziata e multe per chi non la fa e, infine, accelerare i tempi per la realizzazione dei termovalorizzatori”.

E siccome non si comprende neppure di chi sia la responsabilità della situazione, ma tutti sostengono di fare il ‘massimo’, dal Quirinale è arrivata una precisazione inquietante: “La presidenza della Repubblica non ha ricevuto e non ha quindi potuto esaminare, né prima né dopo la riunione del Consiglio dei ministri di giovedì 18 novembre, il testo del decreto-legge sulla raccolta dei rifiuti e la realizzazione di termovalorizzatori in Campania, che sarebbe stato definito dal governo”. La nota poi chiariva: “Il Capo dello Stato si riserva pertanto ogni valutazione sui contenuti del testo quando gli verrà trasmesso”.

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