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Eaton, il futuro passa dalla reindustrializzazione

Autore: . Data: mercoledì, 3 novembre 2010Commenti (0)

Usciranno dalla fabbrica occupata, in settimana, per andare nelle scuole a parlare con gli studenti: invitati dai dirigenti scolastici degli istituti di Massa, gli operai della Eaton proveranno a raccontare in carne ed ossa il dramma della (possibile) disoccupazione.

Dei 350 lavoratori sbattuti due anni fa in cassintegrazione dalla multinazionale americana di componentistica per auto, ne sono rimasti in organico 304 e insieme hanno occupato lo stabilimento lo scorso 6 ottobre (InviatoSpeciale ne ha già scritto nell’articolo leggibile qui) per rivendicare il terzo anno di erogazione dell’ammortizzatore sociale. Nel frattempo, le tute blu massesi partecipano al confronto sulla loro sorte in condizioni più che disagevoli, visto che l’azienda ha staccato il gas costringendoli a riscaldarsi con stufe elettriche (oltre al fatto che dormono nei sacchi a pelo).

La prossima tappa della loro vertenza (forse la più importante) si svolgerà dopodomani, data in cui le istituzioni si sono impegnate a presentare alla Eaton un progetto industriale appetibile. Allo stato attuale la situazione è la seguente: dopo le reiterate proteste dei lavoratori e l’appoggio delle amministrazioni locali alla loro lotta, la multinazionale ha accettato il provvisorio ritiro delle lettere di licenziamento. Ma è pronta a rimetterle sul tavolo qualora il 5 non si trovi una ‘quadra’ gradita anche alla proprietà in merito alle ipotesi di reindustrializzazione dell’area produttiva.

Sullo sfondo, la notizia dell’appoggio della Regione Toscana, attraverso il diretto impegno del suo presidente Enrico Rossi, alla possibilità di esproprio della stessa area ventilato recentemente dal sindaco di Massa Roberto Pucci. Minaccia che ha indotto la multinazionale ad intravedere la possibilità di affittare gratuitamente il sito produttivo per dieci anni (in aggiunta al congelamento dei licenziamenti).

“Noi ci siamo impegnati fin dall’inizio – ha spiegato Enrico Rossi – ad operare per la reindustrializzazione dell’area utilizzando la nostra finanziaria regionale Fidi Toscana accanto ai fondi comunitari europei per l’innovazione, la ricerca e la formazione. In risposta Eaton, non contenta di aver chiuso la fabbrica, non aveva nemmeno chiesto la cassa integrazione in deroga. Per risparmiare 800mila euro…”.

L’impegno istituzionale ha prodotto i parziali risultati descritti, ma dal tribunale di Massa i legali della Eaton hanno confermato di essere in attesa dei progetti concreti per la reindustrializzazione. E ce ne sarebbero due allo studio della Regione, entrambi legati alla filiera del carbonio. “Il primo – ha aggiunto Rossi – è innovativo e di qualità ma ancora non ha trovato, secondo i tecnici del ministero, sufficiente sostegno finanziario per essere portato avanti”. Il secondo “ha carattere più ‘imprenditoriale’ ed è già stato giudicato positivamente”.

Insomma, la possibilità di reindustrializzare l’area Eaton sarebbe concreta. “Ma tutti – ha intimato il presidente della Regione – dobbiamo rispettare i diritti e gli accordi sottoscritti. Non devono essere solo gli operai a farlo. A chi si scandalizza di fronte al mio appoggio per l’esproprio dell’area, rispondo che non si possono disattendere gli impegni presi”.

Sul versante squisitamente sindacale, infine, le organizzazioni di categoria Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito il pieno sostegno “alla giusta lotta dei lavoratori”, denunciando il comportamento della Eaton “che a Massa come in altri territori dove è presente ha un comportamento autoritario e irresponsabile”.

I sindacati dei metalmeccanici hanno chiesto inoltre al governo “di mettere in atto tutti gli strumenti di pressione sulla Direzione della multinazionale affinché rispetti gli accordi e non proceda ai licenziamenti” e si sono a loro volta impegnati “a sollecitare la Federazione europea dei metalmeccanici per un intervento deciso verso la multinazionale americana” al fine di valorizzare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali (“e non i licenziamenti”) a favore di concreti percorsi di reindustrializzazione.

Paolo Repetto

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