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Cooperativa Concorcasa di Roma: truffati i soci?

Autore: . Data: mercoledì, 17 novembre 2010Commenti (0)

Tutto è partito dalla denuncia alla stampa di dieci cittadini in seguito ad una vicenda amara. Innanzitutto, le cooperative edilizie ‘Acquario 80′, ‘Linea Nuova’ e ‘Liocorno 80′, aderenti a Concorcasa Regione Lazio, avrebbero realizzato alloggi, ai sensi dell’articolo 9 della legge  493/1993, senza investire loro denaro e usufruendo di contributi pubblici in conto capitale concessi al fine di risolvere la grave carenza di abitazioni per quei cittadini – in possesso di determinati requisiti soggettivi – privi di risorse per accedere al libero mercato e che non trovavano collocazione nel patrimonio abitativo pubblico.

Cittadini che sostengono di aver versato centinaia di migliaia di euro in contanti, nella convinzione di acquistare la loro prima casa. Invece, secondo la loro denuncia, Concorcasa avrebbe venduto illegalmente gli alloggi e, alle continue proteste dei legittimi proprietari, avrebbe risposto esonerandoli dal ruolo di “soci” della cooperativa.

Pubblichiamo di seguito la lettera inviataci da una nostra lettrice, a proposito di questa vicenda.

“Con l’avvento dell’euro i prezzi delle case sono saliti alle stelle ed era difficile per lavoratori  dipendenti, come noi, affrontare una spesa importante come quella dell’acquisto di una casa; per cui abbiamo deciso di iscriverci ad una cooperativa che a detta di molti avrebbe realizzato,  a breve, alloggi da concedere in locazione. Quando tuttavia ci recammo presso i loro uffici per  avere tutte le delucidazioni del caso, ci comunicarono che avevano soltanto case in vendita. Seppur con molti sacrifici decidemmo comunque di affrontare questo passo e, senza saperlo,  siamo finiti in un ‘giro’ basato sullo sfruttamento dell’edilizia pubblica venduta come proprietà  privata.

Eravamo convinti che per risolvere il problema legato all’acquisto delle nostre prime case sarebbe stato sufficiente associarsi ad una cooperativa edilizia, la quale ha il pregio – o  meglio dovrebbe averlo – di edificare permettendo ai propri soci di risparmiare un po’, in  quanto non ha scopo di lucro e il prezzo massimo di vendita delle case veniva stabilito dal Comune di Roma.

Nei contratti di “prenotazione alloggio in proprietà” da  noi sottoscritti, pensavamo fossero stati riportati con chiarezza e trasparenza tutti gli elementi necessari ad individuare la scelta  fatta nonché i nostri obblighi e quelli della cooperativa.

Tutto sarebbe stato perfetto se non fossimo stati in Italia dove, come è noto, trovata la legge si trova anche l’inganno. Con questa lettera intendiamo spiegare ciò che ci sta accadendo, in  modo da mettere in guardi altri cittadini nella nostra condizione.

Come detto, prenotammo un  alloggio in proprietà con un preliminare di futura compravendita  subordinato alla preventiva – ma dichiarata dagli amministratori delle cooperative – fittizia locazione per otto anni. Contestualmente alla consegna delle chiavi – avvenuta  nel mese di dicembre 2004 – avremmo dovuto oltre che sottoscrivere il “fittizio contratto di locazione”, formalizzare l’atto di trasferimento di proprietà, anche se con efficacia differita di 8 anni ed un  giorno, mediante rogito notarile, previo versamento alle stesse cooperative di tutto quanto dovuto per i costi contrattualmente convenuti.

Purtroppo le cose non sono andate in questo modo perché gli amministratori della cooperativa  hanno iniziato a prendere tempo fino a far calare il silenzio più assoluto sull’argomento.  Preoccupati da questa eccessiva reticenza abbiamo cercato in tutti i modi di metterci in  contatto con la cooperativa senza successo. I nostri inviti affinché si stabilisse al più presto la  data del rogito si sono susseguiti per mesi ma la cooperativa faceva cadere nel vuoto ogni nostro sollecito con reticenza,  continui  rinvii  e  imprecisioni,  finché nel corso del 2005,  durante una riunione ci comunicarono che non era più possibile “rogitare” in quanto la  Regione Lazio aveva cambiato le direttive.

A questo punto ci siamo attivati a tutti i livelli perché volevamo sapere che fine avevano fatto  tutti i nostri soldi. A che titolo li avevamo versati se le casa restava di proprietà della  cooperativa? Siamo, quindi, venuti a conoscenza che la legge 493/93 non prevedeva la  vendita degli alloggi ma soltanto la locazione per un periodo non inferiore ad otto anni, al  termine dei quali le cooperative realizzatrici “potevano” assegnarli in proprietà ai locatari che  avevano espresso il diritto di prelazione, facendo  valere i canoni versati come anticipo sul prezzo finale degli alloggi. A tale proposito è stata anche stipulata una convenzione tra il  Comune di Roma e le cooperative, che obbligava le stesse a dare in locazione gli  alloggi  realizzati, fissando precedentemente il prezzo di vendita consentito e stabilendo il tipo di  sanzioni in caso di inosservanza.

Noi acquirenti, ignari del fatto che si trattava di edilizia convenzionata, siamo stati indotti all’acquisto da una proposta di vendita del tipo “prendere o lasciare” che non lasciava spazio  ad esitazioni prolungate. L’acquisto di queste case è stato un problema per tutti noi, non sono  mancate forti delusioni e rischiamo addirittura di perdere sia i soldi che la casa.
Insomma, siamo stati raggirati: la cooperativa ha preteso somme di denaro eccedenti i prezzi  massimi di cessione imposti dal Comune di Roma di oltre 70/80.000 euro per alloggio, che hanno in gran parte già percepito. Pur essendo in regola con tutti i pagamenti siamo anche stati esclusi dalla lista dei soci. Tale esclusione ha comportato anche la risoluzione dei  rapporti mutualistici pendenti e la risoluzione del contratto di prenotazione a suo tempo sottoscritto, con conseguente revoca della prenotazione degli alloggi.

La nostra posizione e quella di tanti altri è stata di occupanti senza titolo, che hanno rischiato di veder arrivare alle loro porte l’ufficiale giudiziario per mandarli via dalle case che “hanno già pagato” con tanti sacrifici. Per risolvere questa situazione, al fine di dirimere i conflitti sopravvenuti con la cooperativa siamo dovuti ricorrere al Collegio arbitrale, che ha portato un  ulteriore aggravio di spesa difficile da sostenere: non avevamo  altra  scelta. Chiediamo che sia fatta giustizia.

Annarita Maggio,
portavoce dei soci Concorcasa”

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