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Cgil, la sinistra sindacale e le ‘cose da fare’

Autore: . Data: venerdì, 5 novembre 2010Commenti (0)

La rilevazione dell’Istat diffusa ieri sul grado di soddisfazione dei cittadini in merito alle loro condizioni di vita rappresenta un ottimo, drammatico punto di partenza per riflettere sulla ‘missione’ di medio periodo che attende un grande sindacato come la Cgil, dopo l’elezione della nuova segretaria generale.

Nei primi mesi del 2010, ci spiegano i dati diffusi dall’Istituto, e quindi nel bel mezzo della pesantissima crisi economica che tuttora attanaglia il Paese, soltanto il 2,8% del campione si è definito “molto soddisfatto” della sua situazione economica. Mentre circa metà degli interpellati (il 49,3%) si è detta “per niente o poco soddisfatto”.

Mentre da palazzo Chigi giungono messaggi sulla crisi “ormai alle spalle”, la dura realtà è sotto gli occhi di chiunque abbia il coraggio di osservarla: la ‘questione salariale’ assilla centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, l’insicurezza nelle fabbriche e nei cantieri è una piaga acuita dalla pessima rivisitazione del Testo Unico da parte del governo Berlusconi, la precarietà strappa il futuro alle nuove generazioni e il tema dei diritti violati attraversa in modo preoccupante e assolutamente trasversale tutte le categorie produttive.

Bene ha fatto Susanna Camusso a spiegare l’altro ieri, dopo la sua elezione, che le rivendicazioni avanzate dalla Fiom sono le rivendicazioni dei metalmeccanici italiani, di cui un grande sindacato confederale si fa carico tenendo assieme la sacrosanta ‘protesta’ e il diritto-dovere della ‘proposta’. Noi però sappiamo bene che il valore della confederalità è tale proprio perchè i nodi cruciali vissuti ogni giorno dalle persone in carne ed ossa sono tanti, complessi e troppo spesso, ahinoi, non finiscono sui giornali.

Pochi giorni fa, il ministro Brunetta ha spiegato, per l’ennesima volta, le sue linee-guida in materia di tutele e futuro dei dipendenti della pubblica amministrazione. Ormai la misura è colma: ha addirittura scelto un convegno intitolato alle esigenze di “riforma” del settore per annunciare con naturalezza la possibile perdita di 300mila posti di lavoro tra il 2008 e il 2013. Naturalmente, si sarebbe trattato, per il ministro, di una buona notizia per chi auspica la lotta agli sprechi e all’efficienza del ‘sistema’. Niente di più falso. Un ‘sistema’ funziona soltanto se è in grado di garantire adeguati servizi ai cittadini; un ‘sistema’ funziona se le professionalità sono valorizzate e i lavoratori e le lavoratrici pienamente rispettati nell’esercizio delle loro funzioni. Due temi cruciali per la Cgil e per tutti i cittadini che frequentano gli uffici, gli ospedali, gli sportelli della pubblica amministrazione. Due temi che non interessano al ministro Brunetta e al governo Berlusconi, a giudicare dalle reiterate e intollerabili manifestazioni di grottesca demagogia.

I due esempi più eclatanti, quello della lotta dei metalmeccanici affiancato alla battaglia per riconoscere dignità ai lavoratori pubblici, ben definiscono la crisi economica nelle sue declinazioni più concrete e illustrano anche quanto sia peloso l’auspicio di “rinnovata unità sindacale” diffuso l’altro ieri a mezzo stampa da illustri esponenti dell’Esecutivo.

L’unità, cari signori del governo, si costruisce sulle “cose da fare”, sulla concretezza dei problemi vissuti da cittadini che voi nemmeno conoscete. Voi non sapete che cosa possa significare per un cassiere di supermercato, padre di famiglia, vivere con una busta paga full time di mille euro al mese; voi non sapete che vita siano costrette a condurre le infermiere professionali degli ospedali così come i ricercatori scientifici rimasti in Italia nonostante le paghe da fame. Non vi siete neanche posti il problema dell’esistenza futura delle giovani generazioni e lo sanno bene le insegnanti della derelitta scuola pubblica, lasciata affondare nel degrado e nella disillusione, abbandonate a loro stesse nelle aule fatiscenti.

D’altra parte, stiamo parlando del governo del patto sociale neocorporativo. Che mentre auspica “rinnovata unità” esclude deliberatamente dal confronto pubblico il sindacato più rappresentativo, sperando in tal modo di metterlo in difficoltà. Non ha capito, il premier Berlusconi, che il comune sentire del cittadino-lavoratore calpestato nella sua quotidianità è vicino alle istanze di rappresentanza avanzate ogni giorno dalla Cgil. Che piaccia o no agli strateghi della concertazione a senso unico e sulla pelle dei lavoratori.

‘Lavoro Società’ dà voce proprio alla sinistra sindacale, al primato dei diritti che va ricostruito insieme agli attori del processo produttivo: gli operai, gli impiegati, le donne e gli uomini che possono immaginare il futuro di un Paese in difficoltà. Bene, allora, ha fatto Susanna Camusso a invocare fortemente che si riparta proprio dalla questione di genere intrecciata alle difficoltà lavorative: ossia le donne-insegnanti che vedono tagliato il tempo-scuola, le donne-part time espulse per prime dal sistema produttivo, le donne-mamme che devono abbinare con sempre maggiore difficoltà tempi di lavoro e lavoro di cura.

Dunque, ‘Lavoro Società’ non intende lasciare sola il nuovo segretario generale della Cgil al cospetto delle grandi scelte che attendono il Paese e saprà, nel contempo, esercitare un forte ruolo a tutela dei più deboli e di chi lavora. Continueremo l’opera di denuncia di un Paese in un grandissima difficoltà, per rivendicare una politica industriale degna di tal nome e la definizione di strumenti per poter affrontare seriamente le conseguenze della drammatica crisi economica.

Nicola Nicolosi
Segretario confederale Cgil, Coordinatore Area programmatica ‘Lavoro Società’

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