cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, in evidenza
Regola la dimensione del carattere: A A

Caso Ruby, se il pm smentisce il ministro

Autore: . Data: giovedì, 11 novembre 2010Commenti (0)

Altro che caso “chiuso”. La vicenda Ruby si è riaffacciata ieri alle cronache attraverso le parole del  pubblico ministero dei minori Annamaria Fiorillo, che si occupò della vicenda la notte del 27 maggio quando la ragazza fu condotta in questura.

La magistrata si è rivolta al Csm chiedendo che “la discrepanza con i dati di realtà che sono a mia conoscenza venga chiarita” perché “le parole del ministro Maroni che sembrano in accordo con quelle del procuratore Bruti Liberati non corrispondono a quella che è la mia diretta e personale conoscenza del caso”. Ma soprattutto perché, ha precisato Fiorillo, “si deve sapere che io non ho mai dato alcuna autorizzazione all’affido della minorenne”.

Le considerazione della magistrata sono contenute in una lettera, che citiamo nei suoi passaggi salienti: “Con riferimento alle dichiarazioni rese dal ministro dell’Interno Maroni ieri (l’altro ieri, ndr) 9 novembre al Senato in merito al caso della minorenne in oggetto, essendo stata personalmente coinvolta nella vicenda in veste di pubblico ministero della Procura per i minorenni di Milano di turno il 27 e il 28 maggio 2010, osservo che esse non corrispondono alla mia diretta esperienza”.

“Poiché il ministro – si legge ancora – ha tenuto a rimarcare che il corretto comportamento degli agenti è stato confermato anche dalla autorità giudiziaria per voce del procuratore Edmondo Bruti Liberati all’esito di specifica istruttoria, chiedo che la discrepanza con i dati di realtà che sono a mia conoscenza venga chiarita”.

Se il procuratore di Milano Bruti Liberati non ha voluto commentare, il responsabile del Viminale ha invece rimarcato che la sua posizione “è la stessa del procuratore capo di Milano” e che, a suo dire, “il caso è chiuso”.
Facendo un passo indietro, e ripercorrendo la ricostruzione fatta da Maroni al Senato sulla vicenda, non si sarebbero evidenziate modalità che potessero “richiamare frettolosità o superficialità della questura di Milano” dove la notte del 27 maggio erano state rispettate “tutte le procedure previste dalla legge, dai regolamenti e dalla costante prassi”.

“Stanti anche le indicazioni fornite in merito dal pubblico ministero di turno presso il tribunale per i minorenni – aveva affermato Maroni -, venivano svolti tutti gli accertamenti” per dare un nome alla marocchina Karima el Mahroug, “da rintracciare” perché allontanatasi da una comunità di Messina. Karima “veniva fotosegnalata e, successivamente, compiutamente identificata, anche sulla base delle notizie acquisite dalla questura di Messina e dai genitori della stessa presenti a Letojanni, in Provincia di Messina”.

Poi il ministro aveva tirato in ballo il procuratore capo della procura di Milano in relazione al comportamento della questura di Milano e dei funzionari: “Liberati ha dichiarato, cito testualmente, che: ‘la fase conclusiva della procedura di identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore è stata operata in modo corretto. In futuro non ci saranno altri accertamenti. Per quanto riguarda questa fase dell’indagine abbiamo praticamente chiuso’”.

Da qui la decisione del ministro di decretare la fine del caso scabroso. Dal canto suo, invece, il pm dei minori Fiorillo, che era di turno nel giorno del fermo di Ruby, aveva già chiarito di non aver mai dato “l’autorizzazione all’affido della ragazza” alla consigliera regionale con incarico alla Presidenza del Consiglio, Nicole Minetti.
E, a differenza di quanto sostenuto nelle varie “note” poliziesche, Fiorillo ha sempre sostenuto di non aver mai raggiunto alcun “accordo” per l’affido della giovane frequentatrice delle feste di Arcore alla consigliera regionale.

Al contrario, il pm dei minori ha sempre dichiarato di aver chiesto di accertare se la ragazza fosse “quello che dice di essere”, di verificare la sua storia e le sue fughe dalla comunità. Il magistrato avrebbe scoperto solo settimane dopo che Ruby non era rimasta in questura, ma era stata affidata alla Minetti.

I lati oscuri della vicenda, comunque, non finiscono qui. Si tratta anche di far luce sulla telefonata arrivata dalla presidenza del Consiglio, nella quale si diceva che la ragazza fosse  nipote del presidente egiziano Mubarak, e per chiarire come mai nonostante Ruby fosse affidata a Nicole Minetti in realtà abbia trascorso i giorni successivi a casa di un’amica brasiliana. Per poi finire in un ospedale e infine, su disposizione di un altro magistrato minorile, in una comunità ligure.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008