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Anche il Festival di Sanremo sdogana il fascismo

Autore: . Data: giovedì, 4 novembre 2010Commenti (0)

La rassegna canora è finita nel tritatutto dei partiti. Nel nome del revisionismo storico imposto dal centro destra si canterà ‘Giovinezza’. E per par condicio sarà ospitata ‘Bella Ciao’. Un altro colpo durissimo alla Resistenza.

Gianni Morandi, che quest’anno è stato chiamato a dirigere il traffico sul palco dell’Ariston, ha raccontato a proposito di una canzone che fece epoca nel 1966, ‘C’era un ragazzo che come me, amava i Beatles e i Rolling Stones’: “Franco Migliacci, nel giro di dieci minuti, in maniera molto rilassata e sentita, scrisse questo testo. Eravamo in piena guerra del Vietnam e lui la scrisse così come gli venne, non cambiò, credo, nemmeno una parola. Poi me la fecero sentire… Io mi innamorai disperatamente della canzone e decisi, io per la prima volta, che volevo farla (fino ad allora era Franco che decideva). Lottai moltissimo e un po’ anche contro la discografia, che non voleva sentirmi cantare canzoni di protesta, e poi contro la censura della Rai, perché la canzone diceva “…adesso è morto nel Vietnam”. La canzone andò in onda un po’ di volte alla radio ma, per le esibizioni alla televisione, fummo costretti a sostituire il Vietnam con rattattatta”.

A quei tempi il servizio pubblico ‘censurava’ tutto quello che non risultava omogeneo al pensiero democristiano e quel grido di contestazione alla politica americana nel Sud-est asiatico davvero non piaceva ai leader scudocrociati. Ma quella televisione così ‘compressa’ produceva anche bellissimi programmi cuturali, che affrontavano anche la storia nazionale e tenevano vivo nella mente degli spettatori il ricordo della lotta al fascismo e al nazismo.

Ancora oggi i temerari che si avventurano per l’etere nella notte possono imbattersi in quei documentari e ritenerli realizzati in un Paese che non è l’Italia di oggi. Lo stesso effetto che fa vedere un film di Rossellini o De Sica ed uno sceneggiato contemporaneo, dove i miliziani in camicia nera sono descritti quasi come gentiluomini.

Adesso, nella colossale opera messa in piedi dal centro destra per rivalutare la dittatura mussoliniana, a Sanremo arrivano la canzone delle squadracce e dei balilla e le note che hanno accompagnato i fascisti in decine di spedizioni punitive contro i democratici che si opponevano alla dittatura. Sarà eseguita ‘Giovinezza’.

Il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, ha spiegato la decisione in questo modo: “Sarà bello cantare canzoni di tutta la nostra storia come Bella Ciao, nata come canto delle mondine, e anche Giovinezza che è passata alla storia come inno del ventennio ma nacque come canzone della goliardia toscana nei primi del ’900″.

Ed infatti al Festival, per par condicio, si canterà anche il “canto delle mondine”. Il presentatore Morandi ha spiegato: “Mi piacerebbe che tutti e quattordici gli artisti in gara cantino Bella ciao, questo però è solo un mio auspicio. Penso che di sicuro qualcuno di loro vorrà proporla come esibizione, l’elenco dei brani legati alla storia dell’Italia è molto lungo, vedremo, ne parleremo con gli artisti stessi”.

Il direttore artistico, per la cronaca, in una intervista ebbe a dire: “Ho conosciuto bene Veltroni e Casini, ma ho legato soprattutto con Gasparri e La Russa, diventati miei amici”. Ecco forse il motivo per il quale la Resistenza per Mazzi non c’è stata e Bella ciao è un canto contadino, mentre il vero e proprio inno fascista per lui è cosa da studenti giocherelloni.

Il modo in cui è stata giustificata l’esecuzione del brano partigiano ha avuto sfumature avvilenti. Il fascismo ormai appare per molte forze politiche un lontano episodio non del tutto disdicevole, nonostante sia considerato in tutto il mondo responsabile di crimini ingiustificabili. Così la direzione di Sanremo ha pensato bene, per prevenire le proteste dei postfascisti al governo, di affermare che Bella ciao ha un “significato è artistico e non politico. Se vogliamo cantare canzoni della nostra storia non dobbiamo aver paura di cosa rappresentano ma dobbiamo tener conto dell’importanza artistica che hanno avuto e che hanno”.

Il Paese è al degrado e la crisi dilaga ovunque, senza che si riesca a trovare rimedio ed ora anche sul palco del Festival si riaffaccerà una delle testimonianze più cupe della storia italiana. Presto festeggeremo il compleanno del Duce?

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