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Sara Scazzi, quando la tv divora anche la morte

Autore: . Data: venerdì, 8 ottobre 2010Commenti (3)

La madre della ragazza pugliese assassinata è stata informata ‘in diretta’ da Federica Sciarelli della morte di sua figlia e delle responsabilità del cognato. Perchè ‘Chi l’ha visto’ non viene sanzionato?

Da mesi si discute di talk show politici nei quali ogni ospite dovrebbe essere bilanciato con la presenza di qualcun altro di parte avversa. Istituti specializzati controllano i minuti dedicati ad un partito o ad un altro e in Rai nessuno può ricevere una ‘poltrona’ senza che ne sia prima chiara e confermata l’adesione ad uno o ad un altro schieramento. Però è perfettamente lecito informare in diretta la madre di una adolescente scomparsa che sua figlia non in realtà è stata assassinata.

Nella puntata di ‘Chi l’ha visto’ andata in onda mercoledì scorso la televisione ha superato qualunque precedente record di cinismo.

Quello che segue non è il testo di una intercettazione telefonica, ma il dialogo tra la conduttrice, Federica Sciarelli, la sua inviata ‘sul posto’, Maria Lucia Monticelli e la madre della giovanissima vittima del delitto, Concetta Spagnolo.

Sciarelli: Allora Gildo, allora mi dicono che ci sono due televisioni locali che dicono….mhhh…ahhh….allora ci sono notizie su Sara Scazzi…ed è…allora Gildo, se ti ho interrotto immagina quali, non possiamo confermarle….speriamo che siano notizie, eeee, sbagliate. Si stanno rincorrendo negli ambienti giornalistici, noi non riusciamo in questo momento, aaaaa, ad avere contatti proprio appunto con i carabinieri, con l’Arma provinciale di Taranto. Stiamo cercando di fare tutte le telefonate possibili. Eeee, devo dire che trovo assurdo che siano i giornalisti che telefonano a Concetta, insomma…Maria Lucia…

Monticelli: “Tra l’altro, appunto, telefonano a Concetta per sapere…aaaa…se è vero o no, se l’informazione che circola sia vera o no. Quindi chiedono a lei informazioni…i giornalisti.

Sciarelli: Allora diciamo, allora stanno chiedendo a Concetta, a voi, se è vero che è stato trovato un corpo. Noi allora non sappiamo…aaaa…se questa notizia corrisponde a verità. Può darsi tra l’altro che sia il corpo di un’altra persona. La notizia si sta diffondendo è questa. Però…è uscita adesso, mi dicono, un’agenzia, un’Agi, e…allora in questa direzione…Concetta, guardi io non so come dirglielo, lei ha capito che cosa sta succedendo?

Spagnolo, la madre della ragazza: Cerco di capire…

Sciarelli: Concetta….eeee….cioè….eeee…allora….se lei decide di interrompere immediatamente il collegamento, lo decida quando vuole…perchè si sta, purtroppo stanno dando una notizia, che però noi non abbiamo conferma ufficiali, non abbiamo conferma ufficiali, Maria Lucia, allora potete chiamare da lì i carabinieri diiii….di Avetrana per favore

Monticelli: Si, infatti ci sto provando….

Sciarelli: Chiamate immediatamente i carabinieri di Avetrana, perchè…eeee…ci devono dire che cosa sta succedendo…

Monticelli: Altre notizie, sembra ci siano stati altri due fermi. Ripeto, non abbiamo notizie certe, queste sono notizie che appunto stanno uscendo in questo momento. Io mentre sto qui, appunto, aspetto e sento….colleghi

Sciarelli: Una notizia che nessuno di noi vuole dare, tra l’altro giustamente è stato criticato che non si deve parlare mai davanti ai familiari di cosa ne pensa, forse è morto, forse l’hanno ucciso, eccetera…

Nello schermo i telespettatori potevano vedere sullo sfondo una credenza marrone scuro, pesante e forse un po’ lugubre, adornata con vasi dalle forme singolari. Al muro un acquerello raffigurante un paesaggio marino. Intorno ad un tavolo tondo, ricoperto con un mollettone color bianco opaco quattro persone. Al centro la mamma della giovane Sara, alle sue spalle, in piedi, l’inviata del programma con annesso maglione scollato d’ordinanza.

Il volto della mamma era ghiacciato, privo di qualsiasi espressione, forse a causa di qualche farmaco somministratole per contenere l’ansia generata dalla scomparsa della figlia. Gli occhi segnati da profonde occhiaie, i capelli rossi a ricordare il colore dell’henné arabo, le labbra serrate, quasi sigillate, fredde, di chi non ha alcuna voglia di parlare. Una donna che sembrava ‘trasportata’ sul set televisivo, protagonista involontaria di una tragedia più grande di lei.

Il dialogo surreale su quello che non si dovrebbe fare, ovvero dire in diretta televisiva ad una persona che sua figlia è stata assassinata, è durato per una decina di interminabili minuti, fino a quando è andata in onda una telefonata.

Monticelli: Sono Concetta, dicono che stanno trovando un cadavere…è assurdo…no…

La comunicazione si è interrotto ed è cominciato un dialogo ancor più surreale sul funzionamento delle linee telefoniche. Alla fine la signora è andata via.

I telespettatori del servizio pubblico, 3 milioni 680 mila nella media della serata, hanno così potuto vedere cosa accade a chi scopre che gli è stato ucciso un parente.

Giancarlo Santalmassi, un giornalista della ‘vecchia’ Rai, disse ai telespettatori durante un’edizione straordinaria del Tg2 il 13 giugno 1981: “Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo prossimamente a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. E’ stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo: 60 ore di lotta invano per Alfredo Rampi”.

Si era appena compiuto il primo grande scempio della televisione italiana.

Un ragazzino di sei anni, Alfredino Rampi era caduto in un pozzo a Vermicino, vicino Frascati. Allora i giornalisti in Rai avevano ancora dei codici di comportamento e si evitava di mostrare immagini che fossero inutilmente crudeli. Invece in quel caso si ruppe l’argine e le telecamere si adoperarono nel raccontare l’agonia di quel bambino, che seppellito nella melma a decine di metri di profondità riuscì a sopravvivere per più di due giorni.

In seguito, dopo la tragedia, il Tribunale civile di Roma ha vietato la diffusione delle immagini in cui si sente il piccolo che “piange o singhiozza”, “chiama la mamma o i soccorritori” o quelle nelle quali “i genitori e altri soccorritori cercano di tranquillizzarlo”.

Dopo la decisione dei giudici l’allora direttrice del settore aziendale che custodisce il repertorio Rai, Barbara Scaramucci, inviò una nota di servizio per ricordare ai giornalisti il divieto tassativo di mandare in tv la diretta della tragedia di Vermicino.

Ma nell’Italia del nulla si dimentica la sensibilità umana e si afferma giorno dopo giorno l’egemonia del cinismo, della demagogia, degli ascolti. Si annuncia di non dover fare qualcosa mentre la si sta facendo: “Giustamente è stato criticato che non si deve parlare mai davanti ai familiari…”.

Sarebbe il caso di rimandare in onda, invece dell’horror prodotto l’altra sera da Raitre, un vecchio film diretto da Billy Wilder del 1951, L’asso nella manica.

E nel frattempo, e per una volta a ragione, si dovrebbe sanzionare duramente chi si è reso responsabile di una diretta che ha devastato i codici sui quali si fonda la televisione di qualità.

Fantasie, nessuno in questo caso ha privato alcun partito politico della  visibilità, ma si è solo travolta la dignità di una donna e di una madre. Roba da nulla. Anzi, da ritrasmettere a tappeto per la gioia dei cittadini.

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Commenti (3) »

  • Maria ha detto:

    Ma quale sanzione?? “Chi l’ha visto” è l’unico programma che si occupa seriamente di persone scomparse, a differenza di tutti gli altri che alle persone scomparse dedicano ben poco tempo, ha fatto un lavoro egregio e la Sciarelli è stata bravissima a gestire una situazione difficilissima, non vedo proprio dove sia la ricerca esasperata dello scoop (per lo meno se siguarda tutta la puntata e non singole estrapolazioni “pilotate”, come hanno trasmesso le reti mediaset, cui secca soltanto di non essere stati loro a dare la notizia per primi). Per me è stato un pò anche grazie a “Chi l’ha visto” e al suo lavoro accurato in questo mese che si sia arrivati all’epilogo triste di questo mistero.

  • Valentina ha detto:

    Ho visto la scena e l’ho ritenuta disgustosa. Una professionista non dovrebbe mai piegarsi a certe logiche sensazionaliste, solo per guadagnarsi il merito di aver dato per prima una notizia clamorosa. La verità è che la morte in tv è diventata spettacolo, basta vedere quanti servizi hanno dedicato a questa faccenda. sulla Rai per diversi giorni tutti i programmi pomeridiani hanno a ripetizione trattato del caso della povera Sarah, non per fare informazione (perché questa non ha bisogno di essere ripetuta per quattro ore consecutive), ma per fare ascolto. I giornalisti attorno alla casa della vittima mi sembravano degli sciacalli, pronti ad avventarsi sui familiari, solo per rapire loro un’emozione. La Sciarelli non si è sottratta a questo meccanismo, perché non c’è dubbio che esaminare a caldo l’emozioni che passano sul volto di una madre, a cui si dice in diretta che la figlia è stata assassinata, è cosa di cinismo estremo. Se la Sciarelli non voleva speculare sulle notizie che gli arrivavano in studio, avrebbe dovuto, fosse anche solo per rispetto, provvedere ad informare la madre dell’uccisa durante la pubblicità e poi darne notizia agli spettatori. E’ davvero disgustoso invece che i familiari abbiano appreso la notizia assieme agli spettatori. per la serie anche questo è show.

  • francesca ha detto:

    anch’io ho provato un grande disgusto quella sera e in tutti questi giorni, dove ogni canale parlava morbosamente della vicenda. Sposini: “Adesso abbiamo le immagini del pozzo che non si erano ancora viste” o D’Urso che difendeva la Sciarelli con un nutrito gruppo di opinionisti. E’ una triste Italia dove gran parte dei giornalisti e delle persone che fanno comunicazione parlano lo stesso cinico linguaggio…speriamo che cambi…

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