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Roma, le periferie e il disagio in carne ed ossa

Autore: . Data: martedì, 26 ottobre 2010Commenti (0)

Via Ascalesi, quartiere Primavalle, Roma: storia di un progetto urbano tradito. Lo scorso sabato un’amica ci ha invitato a un incontro organizzato dai cittadini del quartiere: alcune famiglie riunite sotto il sole, in una spianata di cemento. Qualcuno parla al microfono e si raccolgono firme.

Sventolano le bandiere di Rifondazione, dei Comunisti italiani, di Italia dei valori, dell’Unione degli inquilini. Cittadini arrabbiati e depressi. Raccontano la storia di una piazza che doveva diventare uno spazio di aggregazione e di riqualificazione urbana.

Nel progetto iniziale erano previsti un anfiteatro per iniziative culturali, un camminamento coperto che lo collegava alla biblioteca comunale che è sita vicino, aree verdi, viottoli per passeggiare, un’area cinofila ben separata dai giochi dei bambini: tutto questo vicino a via Alessio Ascalesi.

Invece non c’è nulla: al posto dell’anfiteatro c’è un campetto sportivo completamente abusivo, qualche panchina a forma di “sarcofago” come lo definiscono alcuni cittadini rabbiosi, un’area giochi per i bambini delimitata da una staccionata di legno, priva di manutenzione. Si osservano inoltre pericolosi cavi elettrici scoperti e cartacce ovunque.

“Ci avevano promesso un campetto da basket, una palestra a cielo aperto, o una pista da skate-board, e invece ci hanno dato qualche panchina. E questo non giova ai giovani del quartiere che soffrono un evidente disagio sociale e non hanno alcun punto di ritrovo e svago, in una spazio cittadino anonimo, dispersivo… un vero e proprio deserto”.

Si avvicendano al microfono persone indignate. Franco Speranza spiega che non appartiene ad alcun partito, che non è “il capo di nulla, perché sono i giovani a dover essere i capi”, e comunque vanno apprezzate “le iniziative di tutti”. In zona è nato il “Collettivo Antagonista di Primavalle”, un movimento all’interno del quartiere che cerca di rivalutarlo e risollevarlo.

Vent’anni fa esisteva un centro sociale, che si chiamava “Break-out”, “avevamo occupato un asilo abbandonato – spiegano alcuni ragazzi – ma poi ci è stato requisito dalla polizia. Peccato, erano oltre mille metri quadri e ora l’edificio è in totale abbandono…”.

“Siamo stati i primi a chiedere un progetto per un bel parco – aggiungono – proprio per la zona di via Ascalesi, e il progetto era davvero fatto bene. Sono stati stanziati i soldi dal Comune, ma poi è subentrata, vincendo un appalto, la società “Cento piazze”, che ha stravolto completamente il piano iniziale che prevedeva un’area verde. Hanno deciso, contro la nostra volontà, di realizzare una piazza, e hanno colato il cemento su tutta l’area. E’ accaduto nel 2000. I soldi sono finiti e hanno deciso di mettere dell’erba sintetica, che sotto il sole si è subito spaccata. Ora questa colata di cemento impedisce alle piante di crescere, si è salvato solo qualche piccolo spazio con due alberi. Non c’è nemmeno una fontanella, in un’area destinata alla frequentazione di anziani e di bambini. Noi vogliamo che ci sia la manutenzione, perché si sta deteriorando tutto”.

Sempre la solita storia, è la triste conclusione della testimonianza, “al Comune non interessa un’area periferica, ma noi non ci arrendiamo, anzi vogliamo che quest’area sia rivalutata e che la manutenzione sia affidata ai disoccupati del quartiere”.

A Primavalle sono arrivati anche cittadini da altri quartieri della città. Come Serena Malta, che racconta quel che è successo, lo scorso settembre, a Tor Sapienza: “Anche lì il Comune non ha fatto nulla. Alla fine ci siamo organizzati da soli, con pale, rastrelli e guanti, per pulire l’area abbandonata. Eravamo una cinquantina e abbiamo iniziato a lavorare sodo dalla mattina. Il nostro comitato si chiama ‘Roma Est’, all’iniziativa hanno partecipato bambini, anziani, donne, oltre ai giovani. La mattina sono arrivati i vigili a controllare, e fin qui nulla di strano, ma anche quelli della Digos che ci hanno chiesto i documenti, poi al pomeriggio abbiamo avuto davvero paura…”.

Già, perchè “alle 17.30 sono arrivati 200 celerini, sono scesi di corsa dai pulmini, armati fino ai denti, con i caschi e i manganelli. Qualcuno aveva dato l’ordine di intervenire. Sono scesi per fronteggiare dei rivoltosi, e devono essere rimasti sbigottiti trovandosi di fronte famiglie che pulivano per terra. Abbiamo avuto la presenza di spirito di rimanere calmi, ma i ragazzi che stavano con gli attrezzi in mano a pulire se li sono trovati minacciosi alle spalle, se qualcuno avesse frainteso sarebbe potuto accadere qualcosa di veramente brutto. Ma i poliziotti non hanno colpa di nulla, lo sappiamo, è qualcun altro che ha impartito un ordine assurdo…”.

Qualche giorno dopo i cittadini sono andati a protestare, tutti insieme, sotto il consiglio comunale, “ma non ci hanno ricevuto, si sono limitati a chiudere la riunione del Consiglio. I mezzi di informazione, eccetto qualche rete locale, non hanno parlato di nulla”.

Testo e foto di Giulia Salfi

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