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Roma, la piazza della Fiom

Autore: . Data: lunedì, 18 ottobre 2010Commenti (0)

Diritti, lavoro, contratto, democrazia e legalità. Non mancava la carne al fuoco per la Fiom-Cgil e per le centinaia di migliaia di persone che sabato hanno gremito piazza San Giovanni, a Roma.

Le immagini del corteo provano a ripercorrere una giornata di lotta che ha permesso ai metalmeccanici di rialzare la testa. E alle vituperate tute blu si sono affiancati tantissimi studenti universitari, i precari della ‘conoscenza’ e le altre categorie della Cgil.

“Contateci voi”, ha chiesto ai giornalisti a fine manifestazione il segretario della Fiom Maurizio Landini, evidentemente soddisfatto dei ragguardevoli numeri del corteo. Poco prima, dal palco, si era espresso con durezza nei confronti degli ‘avversari’ dei metalmeccanici: “Non solo vogliono far fuori la Fiom e la Cgil ma l’obiettivo di Confindustria, Fiat e Federmeccanica è anche cancellare i diritti delle persone che lavorano in fabbrica. Vogliono farci tornare indietro di cent’anni – ha aggiunto – è in atto un imbarbarimento inaccettabile che fa arretrare tutto il sistema industriale del nostro Paese”.

Presente al corteo un delegazione foltissima di lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco. E Landini, riferendosi proprio al contestato accordo stipulato in quella fabbrica e alle deroghe al contratto dei metalmeccanici, ha sottolineato che ”siamo già in presenza di fabbriche che non hanno più diritti e, se passasse questo concetto, l’articolo 1 della Costituzione sarebbe messo a rischio in quanto la nostra Repubblica cesserebbe di essere fondata sul lavoro. Bensì inizierebbe a ruotare attorno al concetto di sfruttamento”.

Dallo scontro in atto negli stabilimenti Fiat del Mezzogiorno, il leader dei metalmeccanici Cgil ha fatto infine risalire il successo della manifestazione di sabato: ”Senza i lavoratori di Pomigliano, senza il loro ‘no’ all’accordo, senza lo scatto di dignità dei delegati di Melfi, non ci sarebbe stata questa manifestazione: ecco un elemento di novità che ci dà speranza e forza”.

Testo e foto di Paolo Repetto


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