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Italia corrotta

Autore: . Data: venerdì, 29 ottobre 2010Commenti (0)

Il rapporto 2010 di Trasparency International vede precipitare l’Italia nella classifica e pone il nostro Paese dopo Macao, Sudafrica e Macedonia. Un altro indicatore che dovrebbe allarmare ed invece neppure sfiora il Palazzo.

Trasparency international è un network globale che si occupa del contrasto alla corruzione ed ha sede a Berlino. All’associazione aderiscono 90 gruppi nazionali di molti Paesi ed ha diffuso dati riguardanti 178 Paesi censiti nel 2010.

L’indice Cpi (Corruption Perceptions Index) di Trasparency international riguarda la percezione della corruzione e quest’anno ha mostrato un peggioramento della posizione italiana dopo un anno di seri episodi che anno coinvolto le amministrazioni centrali e locali.

Nel documento si legge: “L’Italia ha registrato nella rilevazione 2010 un ‘risultato’ di 3.9, che segna un peggioramento della percezione della corruzione rispetto al dato del 2009. Questo esito non sorprende più di tanto, in considerazione dei dodici mesi passati, caratterizzati dal riemergere di fatti corruttivi, o sospettati tali, a vari livelli di governo (locale, regionale, nazionale) e che ha visto coinvolti sia funzionari che esponenti politici di ogni schieramento”.

L’indice di Trasparency non riguarda la percezione della corruzione nel settore privato, ma valuta le pubbliche amministrazioni. Tuttavia esistono ovvie connessioni tra pubblico e privato, per cui la rilevazione ha uno spettro di osservazione molto ampio.

Negando la propaganda governativa, il rapporto spiega: “E’ noto che l’Italia soffre di un importante deficit di credibilità interna ed internazionale. Laddove lo stato di diritto è debole, è intuitivo nella percezione generale che gli spazi per il diffondersi della corruzione si accrescono”.

Neppure manca un velato attacco al mondo dell’informazione: “I media hanno svolto un indispensabile ruolo di denuncia”, ma nello stesso tempo “sono stati sovrapposti fatti appurati e fatti ipotizzati”. In ogni caso quello che ha colpito l’opinione pubblica sono stati i fatti relativi “al dramma dei rifiuti in Campania – che vede sulla problematica strutturale i governi locali direttamente coinvolti e sulla gestione dell’emergenza la Protezione civile nazionale – e il terremoto a L’Aquila, dove pure gli interrogativi emersi sono stati di grande impatto”.

Altri elementi che hanno influito sul declassamento dell’Italia sono le “questioni di malgoverno della cosa pubblica”  concentrati in “larghissima misura a livello locale”. L’indice “non è in alcun modo funzionale a stilare una classifica fra Paesi o a valutare il rischio Paese”, ma serve per valutare “le tendenze interne a ciascun Paese”. E le nostre non sono confortanti.

L’associazione ha tenuto a sottolineare, inoltre, che per questioni di “tipo metodologico, non secondarie, per l’Italia, acquistano un peso particolar nel rendere il Cpi uno strumento più ‘indicativo’ che ‘classificatorio’ sulla percezione della corruzione” perchè l’Italia è “un caso a sé nel panorama internazionale”.

Il motivo della ‘stranezza’ del nostro Paese, secondo i rilevatori, è determinata dalle fortissime differenze dei diversi territori nazionali, alcuni “allineati alle migliori classificazioni del Nord Europa” ed altre “assimilabili a quelle peggiori del continente e del Mediterraneo”. Conta infine non poco “il fenomeno della criminalità organizzata, che incide molto sulla percezione esterna e tende dunque a sovrastimare il fenomeno corruttivo in senso stretto”.

Trasparency, ancora, sostiene che il Cpi “ha registrato che la credibilità esterna dell’Italia riguardo la corruzione è in calo e che l’allarme sociale interno sul tema è in crescita”. Secondo l’associazione l’Italia non è sola. Insieme al nostro Paese sono scesi in graduatoria anche Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria o Stati Uniti.

Tuttavia ci sono anche alcuni aspetti positivi. “I Patti d’Integrità – si legge nel documento – hanno già conosciuto importanti applicazioni in Italia negli scorsi anni, con alcuni “casi virtuosi”, fra cui la Direzione Gare e appalti del Comune di Milano, premiato dal Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione; anche a Milano si sono comunque manifestati casi di corruzione, a dimostrazione che il problema esiste e si diffonde anche dove i governi sono attivi nel combatterlo, ed è dunque necessario affrontarlo in modo sempre più organico. Infine, appare in dirittura d’arrivo il ddl Anticorruzione, elaborato con concorso bipartisan, che introduce regole e concetti innovativi come il Whistleblowing, il conflitto di interessi, i revolving doors”.

Per Trasparency anche la riforma della Pubblica amministrazione potrebbe essere indicata come un segnale interessante ed inoltre “la sensazione, incoraggiante, è che la tematica “corruzione” sia oggi di nuovo (o per la prima volta?) fra le priorità delle agende politiche e del mondo d’impresa, sempre più penalizzato nel suo insieme da un sistema economico distorto e da una reputazione internazionale penalizzante”.

Il presidente di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo, ha commentato i dati della ricerca: “La richiesta di trasparenza e di responsabilità che ci arrivava dalla società e da molte istituzioni ci ha
sostenuti durante tutti questi anni di durissimo lavoro. Il cambiamento è un lungo percorso che richiede coraggio personale e collettivo. E’ un nostro preciso diritto e dovere lasciare un mondo migliore e le migliori opportunità alle future generazioni: ciò non potrà avvenire che partendo dall’impegno di ognuno, ogni giorno, in primis da coloro che hanno responsabilità maggiori”.

Virginio Carnevali, uno dei Vice-Presidenti dell’organizzazione, con delega al Private Sector, ha sottolineato che “il peggioramento dello score italiano sia da collegarsi non ad un aumento del già troppo grave fenomeno della corruzione, ma ad una maggior presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica che ne determina quindi una maggiore percezione. Auspico peraltro una maggiore attenzione anche alla corruzione in ambito non pubblico anche se sono cosciente delle difficoltà di legiferare in tal senso”.

La ‘percezione di corruzione’ ci ha spinti nel fondo della classifica. E quella vera dove ci sta portando?

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