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Il tramonto di Berlusconi non cambia nulla

Autore: . Data: venerdì, 1 ottobre 2010Commenti (1)

Il centro destra è in coma, il governo cadrà. Ma il Cavaliere non è solo un premier, è anche un modello che ha contaminato l’intero Paese. Confondere l’uomo con la sua influenza sarebbe un errore capitale.

Durante i dibattiti alle Camere sulle dichiarazioni del presidente del Consiglio si è svolto il tradizionale gioco delle parti. Ognuno ha sostenuto o criticato Berlusconi, a seconda dello schieramento di appartenenza. Interventi a volte demagogici a volte ragionevoli, me sempre prevedibili. Se il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha mostrato di possedere un ‘carattere’ fino ad oggi del tutto sconosciuto o Di Pietro ha inventato la nuova formula ‘stupratore della democrazia’ (riferita al premier) nel tentativo di bloccare una possibile emorragia di voti verso il neopartito grillino, in concreto però nessuno ha pronunciato parole che passeranno alla storia.

Forse uno solo dei deputati ha toccato il punto cruciale,  Luca Barbareschi, uno dei seguaci di Fini.

Cosa ha detto l’attore e regista? Rivolto al Cavaliere ha affermato: “Io a differenza di Lei giro in bicicletta, in vagone letto [...] vedo un Italia diversa [...] l’Italia che in due anni abbiamo creato è un Italia degradata [...] ha sdoganato il peggio che c’è in Italia [...] Dopo dieci anni di Grande Fratello ha creato generazioni di lobotomizzati”.

I “lobotomizzati” di Barbareschi sono la questione intorno alla quale la politica italiana, l’opposizione in particolare, dovrebbe ragionare. Perchè in realtà rappresentano la sintesi perfetta tra modello berlusconiano e pericolosità del pensiero (se così può essere definito) celtico-padano dei leghisti.

L’operazione ‘rimbambimento’ di massa, però a differenza di quanto ha sostenuto il parlamentare finiano, ha molti più anni del Gf. Il suo inizio può essere fissato al 7 settembre 1978, quando fu ufficialmente inaugurata Telemilano, la prima tv di Berlusconi.

Già a quei tempi l’obiettivo di ‘Papi Silvio’ non era solo quello di far soldi, ma anche di modificare l’assetto del settore informativo nazionale e di giocare sul terreno della politica. Erano anni nei quali ancora esistevano grandi giornali di informazione, tra gli altri ‘L’Espresso’, ‘Il Mondo’ e ‘Panorama’, periodici in grado influenzare profondamente l’opinione pubblica, in particolare la parte più influente della società nazionale, la media ed alta borghesia. Si trattava di pubblicazioni per nulla compiacenti verso i governi e molto poco amati da imprenditori e finanzieri.

Agli inizi degli anni ’70 il ‘Corriere della Sera’ e ‘la Stampa’ avevano assunto posizioni atipiche rispetto alla loro tradizione filogovernativa e non nascondevano la propria simpatia per la costruzione di un accordo che portasse il Pci nella stanza dei bottoni.

Indro Montanelli, redattore del ‘Corriere’ e durissimo anticomunista, in rotta con il direttore rappresentante del ‘nuovo corso’, Piero Ottone, aveva dichiarato proprio all’Espresso: “Ci vorrebbe da parte di una certa borghesia lombarda, che si sente defraudata dal suo giornale, un gesto di coraggio, di cui però questa borghesia, capace in fondo solo di brontolare, non è capace”. Nel 1974 Montanelli fondò ‘Il Giornale’ grazie all’aiuto finanziario della Montedison (minimo garantito pubblicitario di 12 miliardi di lire l’anno) della quale era presidente Eugenio Cefis, industriale sospettato da uno dei nostri servizi segreti (il Sismi) di essere il vero fondatore della P2 e comunque socio di loggia del Cavaliere (tessera 1816).

Nel 1977, un anno prima del lancio della sua prima televisione, il piduista Berlusconi entrò nel ‘Giornale’ prendendo il posto del finanziatore (indiretto) l’altro piduista Cefis e nel 1979 ne divenne il principale azionista.

Insomma, non solo imprenditore ma fin dall’inizio ‘politico’, il Cavaliere in quasi trent’anni ha costruito coi suoi mezzi di informazione un ‘prototipo umano’ forse unico al mondo, bombardando i cittadini con suggestioni, demagogia, illusioni, immagini distorte della realtà e fantasie.

Uno spunto per tutti: il premier che rivendica i successi (inventati) del suo governo contro il crimine organizzato è lo stesso uomo che ha definito i film per la tv come “La piovra” o libri come “Gomorra” opere che promuovono la mafia. Il suo televisivo Canale 5, per tutta risposta, ha prodotto “Il Capo dei Capi: la vita di Totò Riina”.

In questi giorni è chiaro che il Pdl non sarà in grado di far sopravvivere a lungo il governo, in piedi grazie a Bossi e fortemente indebolito dalla scissione di Fini e dei suoi uomini. Il ministro degli Interni, il celtico-padano Roberto Maroni, lo ha già detto: “Tanto a marzo si vota!”.

In questo scenario alcuni ingenui pensano che esista una possibilità di liberarsi del potere berlusconiano, di sconfiggerlo alle prossime elezioni.

Oggi nessuno può sapere  cosa accadrà, se nella prossima primavera si andrà per davvero alle urne, se le opposizioni saranno capaci di battere il Cavaliere nonostante la sua formidabile forza mediatica.

Però due cose sono certe. Il Paese è allo stremo, devastato dalla crisi e paralizzato da ritardi strutturali in tutti i campi. Nello stesso tempo la “lobotomizzazione” ha colpito settori molto vasti della popolazione ed ha aggredito persino settori del centro sinistra, che non di rado mostrano comportamenti o espongono tesi assimilabili al modello costruito dall’Uomo di Arcore.

Ed in particolare quelle che sono definite ‘nuove generazioni’ hanno implementato ‘in automatico’ percezioni berlusconiane e con facilità identificano non nelle idee, ma in alcuni personaggi presunte opzioni ‘alternative’.

La situazione, per questi motivi, è molto preoccupante. E non è per nulla chiaro come sia possibile uscirne in pochi mesi, se davvero si apriranno le urne a marzo.

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Commenti (1) »

  • sam ha detto:

    Giorni addietro scrivevo un post su questo argomento, intitolato “Il peggio deve ancora venire” e prendeva spunto da un piccolo fatto. La presenza delle misure fisiche di una ragazza scritte in un CV finito in mano ad un mio amico a lavoro.

    Però, a differenza della tesi qui proposta, io ne ho una che in parte si discosta. B non è la causa dell’imbarbarimento del nostro paese, ma il perfetto rappresentante e al contempo l’amplificatore grazie alle sue Tv. Credo non si debba dimenticare il passato: B è un uomo che si è fatto da sé? Chi ha alle spalle? E aggiungiamo qualche interrogativo: chi ha guadagnato da B? Cosa andrà ben oltre B e non sto parlando di cultura?

    B è – dal mio punto di vista – un attore eccezionale che ha operato, facendosi ben pagare per molti registi e autori. Ecco, loro andranno ben oltre lui.

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