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Il picchiatore dell’Anagnina e le conseguenze del razzismo

Autore: . Data: venerdì, 15 ottobre 2010Commenti (3)

L’infermiera rumena picchiata dal ragazzo italiano è in fin di vita. Ma per l’aggressore, un recidivo italiano, nessuno chiede pene ‘esemplari’. Anzi, qualcuno lo descrive come ‘pentito’. Ma se le nazionalità fossero invertite?

Alessio Burtone, il bullo ventenne che alla stazione Anagnina della metropolitana di Roma ha colpito senza pietà una donna rumena per motivi del tutto futili è agli arresti domiciliari e scrive anche improbabili lettere di scuse.

Il picchiatore, senza spedire la missiva agli interessati, ma dandone copia alla stampa, si è rivolto ai familiari della sua vittima: “Chiedo umilmente scusa alla signora Hahaianu Maricica per il gesto violento che le ha provocato questa grave situazione. Da quando l’ho saputo dal carcere non riesco più a dormire. Non mi interessa di quello che mi accadrà perché mi assumerò le mie responsabilità ma ciò che più mi interessa oggi è che la signora possa riprendersi. Prego ogni giorno perché lei possa ristabilirsi e porterò sicuramente un rimorso per tutta la vita. Chiedo scusa anche ai familiari tutti e mi pento per il male che gli ho fatto. Dico ai giovani di non usare violenza, di non sbagliare come ho fatto io perché oltre a far del male alla povera Maricica ho fatto del male a me e a tutta la mia famiglia. Vi abbraccio e sono vicino al vostro dolore”.

Eppure il giovanotto era stato protagonista di un episodio analogo solo tre mesi fa. Secondo le cronache il 14 giugno scorso, sempre nella Capitale, mentre era alla guida del suo scooter avrebbe rischiato di investire, sfiorandolo mentre era sulle strisce pedonali, un ragazzo che portava a spasso il cane.

Il pedone, ovviamente infastidito, si sarebbe permesso di protestare. Burtone, dopo essersi immediatamente fermato, sarebbe smontato dalla sella per lanciarsi subito nel repertorio tipico dei violenti: “Ma che vuoi?”, “Statte zitto”, “Fatte gli affari tuoi”.

E dopo la raffica verbale sarebbe passato alle mani, colpendo il malcapitato con un cazzotto sulla bocca. Dopo un rapido intervento dei vigili urbani, la cosa è finita nelle mani dei magistrati.

Dopo l”aggressione all’Anagnina, Burtone ha detto ai carabinieri: “Non pensavo di farle così male. Non volevo. Mi ha insultato e sputato, l’ho colpita ma non volevo farle del male”. Secondo alcuni avrebbe anche aggiunto che siccome la donna era rumena lui si sentiva in pericolo, perchè a suo parere gli abitanti di quel Paese sono tutti violenti.

Gli episodi di aggressività si moltiplicano nelle grandi città, mostrando un progressivo imbarbarimento dei cittadini, specialmente dei più giovani. Le cause non sono così complesse da individuare, sebbene presunti specialisti tendano a rappresentare il fenomeno come ‘complesso’.

Nel caso del bullo dell’Anagnina è interessante una dichiarazione di sua madre: “Chiedo scusa a nome di mio figlio che non pensava di aver provocato tutto ciò. Da venerdì stiamo pregando perché la signora si risvegli. Voglio però anche dire che mio figlio non è un mostro, né un pregiudicato, ma un normale ragazzo di 20 anni. Non è vero che ha precedenti: due-tre anni fa è stato querelato per una discussione in strada con alcuni ragazzi”. Quindi la signora ha aggiunto che “all’inizio si era trattato di una banale lite per una fila al bar”.

Secondo questa testimonianza ‘involontaria’, quindi, il giovanotto oltre all’infermiera ed al pedone con cane avrebbe ‘litigato’ anche in un terso caso.

Ma la madre, senza alcun pudore, giustifica l’aggressore seriale: “Mio figlio sta cercando lavoro e venerdì è andato la mattina presto ad incontrare una persona per distribuire volantini. Dalle 8 alle 16 li ha distribuiti alla Borghesiana e lungo via Casilina, quando ha finito era stanchissimo. Verso le 16 si è fermato nel bar all’interno della stazione Anagnina per comprare le sigarette – ha spiegato – La donna voleva passargli avanti e lui ha risposto: “No ci sono io prima”.

E’ uscito e pensava che tutto fosse finito lì, ma lei lo ha seguito ed ha cominciato a sputargli e a dirgli frasi come “Adesso ti butto per terra e ti faccio uscire il sangue dagli occhi”, lui per due volte se ne è andato e lei lo ha raggiunto. È chiaro che mio figlio non doveva fare quello che ha fatto, ma lui ad un certo punto si è sentito minacciato, ha pensato che nella borsa avesse uno spray”.

Un racconto smentito dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso della stazione, nella quale si vede con chiarezza Burtone colpire la sua vittima a freddo, mentre la donna si stava allontanando. Ma la demagogia nel Belpaese è diventata abitudine e se persino il premier spesso smentisce se stesso perchè non dovrebbe farlo una ‘madre di famiglia’.

E se i familiari del bullo sostengono il pargoletto di meglio fa il suo legale: “Nel video si vede chiaramente che era la donna a inseguire il ragazzo. Alessio mi ha detto che lei gli avrebbe rivolto parole offensive e lo avrebbe provocato dicendogli ‘Te la faccio pagare’ e ‘Ti faccio cadere quando arriva la metro’. A quel punto l’ha colpita. Quando ieri in carcere, prima che gli concedessero i domiciliari ho detto ad Alessio che la donna era in coma, ha avuto un momento di sconforto. Non pensava di aver fatto una cosa tanto grave. Aveva paura che fosse armata. Anche i genitori del ragazzo sono delle brave persone e sono costernati per l’accaduto. Farò un’istanza al pm per la riammissione in libertà”.

Una raffica inaccettabile di ‘scuse’, ma non rare in casi di questo genere. Sempre gli aggressori descrivono scenari improbabili pur di tirarsi fuori dai guai.

Dopo mesi di propaganda razzista, demagogia, ingiurie lanciate contro gli avversari e risse televisive gli effetti cominciano a vedersi. La cultura violenta di alcune forze politiche lasciano tracce ed il negare che esista uno sfondo razzista nella vicenda romana è negare la realtà. Ed inoltre è inaccettabile l’indifferenza dei ‘passanti’ che vedendo una persona ferita su un marciapiede passano oltre, senza batter ciglio.

Inoltre la donna rumena ‘doveva essere armata’, la sua nazionalità dimostra che ‘gli sputi’ sono credibili. Ed essere italiani ed appartenere ad una famiglia di “brave persone” arriva a diventare per un avvocato motivo per chiedere persino la cessazione degli arresti domiciliari.

Se un romanì o un senegalese o un peruviano avessero compiuto un gesto simile, per altro con l’aggravante dei futili motivi, oggi sarebbero a casa o in prigione? E cosa direbbero i celtico padani della Lega, alcuni giornali, alcuni Tg?

Ecco allora che non è necessario ricorrere a studi complessi per comprendere come in un Paese nel quale si è smarrito il senso della realtà e si stanno moltiplicando i messaggi razzisti, xenofobi e violenti le aggressioni, le intemperanze ed i comportamenti antisociali stiano diventando rapidamente ‘normalità’.

Ancora una volta dovrebbe essere la società civile a riflettere ed a trovare soluzioni prima che sia troppo tardi. Ma nulla accade. Salvo che per la povera infermiera, le cui condizioni sono al momento disperate.

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Commenti (3) »

  • mary ha detto:

    triste fatalita io sono convinta che il ragazzo non si ha reso conto ,se lei lasciava da parte prepotenza e orgolio non capisco cosa vogleva ottenere da lui a cosa si aspetava.,mi dispiace per lei ma video parla chiaro che lui andava sui fatti suoi

  • redazione (author) ha detto:

    “Triste fatalità”: un ulteriore esempio di un Paese in degrado. Un individuo recidivo, che colpisce una donna in una stazione della metropolitana, secondo alcuni è un “ragazzo che non si è reso conto”. E si riesce persino ad ‘interpretare’ i filmati, mistificando la reatà, fino a scaricare responsabilità inesistenti sulle vittime di aggressioni gratuite e forse a sfondo razziale. Intanto Hahaianu Maricica è clinicamente morta, ma il responsabile, un bianco italiano, è agli arresti domiciari, mentre se fosse stato di altra nazionalità sarebbe stato assalito da campagne politiche e di stampa e descritto come un ‘mostro’.

  • jackroy ha detto:

    Ma chi sono questi matti che giustificano uno che uccide coi cazzotti

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