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‘Il Giornale’ perquisito. Immediata inquietudine della Fnsi

Autore: . Data: venerdì, 8 ottobre 2010Commenti (0)

I magistrati di Napoli intendono accertare evetuali presioni di Sallusti e Porro nei confronti di Emma Mercegaglia per ‘ammorbidirne’ i giudizi sul governo. Ed il sindacato dei giornalisti si ‘arrabbia’.

Da mesi il quitidiano della famiglia Berlusconi è protagonista di campagne durissime nei confronti di alcune persone non particolarmente gradite al centro-destra.

E’ toccato al direttore di Avvenire, Dino Boffo, poi a Gianfranco Fini. Ed in passato ad altri.

Ieri, su ordine della Procura di Napoli, i carabinieri hanno cercato materiali in grado di chiarire se esista realmente un dossier riguardante il presidente di Confindustria.

Secondo i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock potrebbe configurarsi il reato di violenza privata, messo in atto da alcuni giornalisti de ‘Il Giornale’ dopo che in alcune intercettazioni effettuale nell’ambito di un’altra inchiesta sarebero state pronunciate parole inquietanti circa la minaccia di pubblicazione di un dossier su Mercegaglia.

Dalle registrazioni e da un messaggino gli investigatori avrebbero maturato la convinzione che fosse in cantiere il lancio una campagna, una “fabbrica del fango 2″ come è stata definita, dello stesso tenore di quelle scagliate contro Boffo e Fini.

A causa dell’azione di giornalismo ‘investigativo’ ai danni di Boffo  il direttore del quotidiano della Cei fu costretto a dimettersi, ma Vittorio Feltri subì una sospensione di sei mesi dall’Ordine dei giornalisti.

Il peocuratore Giovandomenico Lepore, capo dell’ufficio napoletano, ha spiegato che le perquisizioni sono state imposte durante indagini riguardanti “altri fatti”. Ma gli alementi di prova a suffragio delle tesi dell’accusa, ha aggiunto il magistrato, richiedevano “approfondimenti in via d’urgenza”.

“Le perquisizioni – ha aggiunto Lepore – si stanno svolgendo con il massimo rispetto delle regole, per garantire la salvaguardia delle notizie contenute in documenti e file di pc su cui i giornalisti stanno lavorando e che non hanno legami con i fatti oggetto di indagine”.

Giulio Andreotti diceva un tempo che “a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”, mentre Sherlock Holmes sosteneva: “Una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per improbabile che sia, dev’essere la verità”.

E se l’esperienza ha un valore, chi si trova al centro delle attenzioni de ‘Il Giornale’ ha di che preoccuparsi. Non sempre avendo un motivo concreto per doverlo fare. Se non per le notizie che vengono diffuse su di lui dal quotidiano di proprietà del fratello del Cavaliere, Paolo Berlusconi.

Nell’sms intercettato dagli inqurenti, il vicedirettote Porro avrebbe scritto a Rinaldo Arpisella, addetto stampa di Marcegaglia: “Ciao Rinaldo, domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcegaglia”.

Ovviamente il messaggino ha immediatamente indotto i due a sentirsi per telefono: Porro avrebbe detto allora: “Adesso ci divertiamo. Per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo!” e subito dopo avrebbe chiarito che non si trattava di uno scherzo,  aggiungendo di aver “spostato i segugi da Montecarlo a Mantova”.

In seguito, sempre sulla base delle registrazioni, Arpisella avrebbe chiamato un dirigente Mediaset, chiedendo un intervento di Fedele Confalonieri. Segue altro colloquio, nel quale l’addetto stampa de presidente di Confindustria ringrazia per l’avvenuta ‘intercessione’.

In una ulteriore conversazione del 22 settembre Porro avrebbe detto ad Arpisella: “Dobbiamo trovare un accordo perché se no non si finisce più qui… la signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire… quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no…”.

Emma Marcegaglia, interrogata dagli inquirenti il 5 ottobre scorso, avrebbe affermato: “Dopo il racconto che Arpisella mi fece ho sicuramente percepito l’avvertimento come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine, tanto reale e concreto che effettivamente ci mettemmo, anzi mi misi personalmente, in contatto con Confalonieri”.

L’imprenditrice avrebbe continuato: “Il Giornale e il suo giornalista hanno tentato di costringermi a cambiare il mio atteggiamento nei confronti de ‘Il Giornale’ stesso concedendo interviste che, per la verità, io su ‘Il Giornale’ almeno recentemente non avevo fatto… Non mi era mai capitata una cosa simile, e cioè non mi era mai capitato che un quotidiano ovvero qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista ovvero in conseguenza di dichiarazioni precedentemente rilasciate”.

Il dominus del quotidiano, Vittorio Feltri, ha liquidato la vicenda sostenendo che in realtà il vice direttore Porro, “stava facendo uno scherzo” al suo amico Arpisella, lasciando intendere che i magistrati sarebbero stati tratti in inganno da un gioco tra buontemponi. Goliardata nella quale sarebbero caduti anche carabinieri, Confalonieri e Mercegaglia. Insomma cosette da pesce d’aprile scambiate per verità.

Il problema della ‘indipendenza’ dei giornalisti in Italia si fa sempre più grave. Se si tiene conto che ormai Feltri, Belpietro, Sallusti o Porro vengono invitati nei programmi televisivi in veste di ‘rappresentanti’ del centro destra (di Berlusconi, per la precisione) e non in quanto autori di specifici reportage o articoli (stessa cosa accade anche per reporter identificati come ”di opposizione’) la certificazione della ‘appartenenza’ a scapito dell’obiettività è un dato ormai acquisito.

In questa situazione da repubblica delle banane, Franco Siddi, segretario della Fnsi, ha detto: “Suscita grave inquietudine quanto sta accadendo in queste ore al Giornale di Milano. Pur nel rispetto del lavoro dei magistrati e in attesa di un rapido chiarimento su tutta la vicenda, non vorremmo che gli interventi in atto assumessero i caratteri del controllo preventivo sulla stampa. Per l’informazione sono momenti molto delicati, perché stanno comparendo sulle tracce del suo lavoro troppi pozzi avvelenati”.

Il rappresentante del sindacato dei giornalisti, anche lui lontano dall’essere obiettivo, ha subito sentito il bisogno di difendere la casta. Sulla stessa linea di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, che ha dichiarato: “Leggo esterrefatto le notizie che riguardano la perquisizione nella sede del Giornale. Avendo personalmente avuto alcune querele, risparmio aggettivi. Ma mi auguro che chi dice di difendere la libertà dell’informazione, come noi abbiamo sempre fatto, faccia sentire forte la sua voce di fronte a un atto inqualificabile”.

Italia, Paese di nebbie. Si aspettano sviluppi.

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