cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, primo piano, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

Il collasso carcerario

Autore: . Data: martedì, 26 ottobre 2010Commenti (0)

Il sistema carcerario italiano è al collasso. E’ quanto ci mostra il VII rapporto nazionale sulla situazione carceraria presentato a Roma dall’Associazione Antigone.

Elaborato dall’osservatorio sulle condizioni di detenzione (che ogni anno visita decine di istituti penali), il rapporto fotografa una situazione drammatica, prima di tutto per l’ormai cronico sovraffollamento: i detenuti hanno superato quota 68000 contro gli appena 44.000 posti disponibili.

In queste condizioni, giorno dopo giorno si producono situazioni di degrado che rendono insostenibile la vita dietro le sbarre e finiscono per incidere sul numero degli atti di autolesionismo e dei suicidi (questi ultimi sono ben 55 dall’inizio dell’anno).

Al sovraffollamento si aggiunge la mancanza di fondi: a settembre, diversi istituti hanno addirittura reso pubblico di non avere fondi per le spese correnti, neppure le più quotidiane come l’acquisto di sapone e detersivi; in poche parole, i soldi per l’anno in corso sono finiti.

Tutto ciò certifica il completo fallimento del “piano carceri” del governo e dei suoi tre pilastri: quello edilizio (come certificato dalla Corte dei Conti); quello che riguarda l’annunciata e mai attuata assunzione di 2000 agenti; la mancata approvazione del disegno di legge sulla detenzione domiciliare che andava nel senso di decongestionare le carceri.

Scorrendo i dati del rapporto di Antigone ci si fa pure un’idea delle cause del sovraffollamento. Leggiamo ad esempio che il 38% dei detenuti è in carcere per reati previsti dalla legge sulle droghe (ben oltre il doppio rispetto alla media europea): evidentemente la Bossi-Giovanardi, criminalizzando il consumo e accanendosi sul piccolo spaccio, ha influito in modo drastico a riguardo; i detenuti stranieri sono circa 24000 e viene in mente che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (pacchetto sicurezza), anche in questo caso c’entri direttamente.

Oltre a questo, poi, non bisogna dimenticare i numeri della custodia cautelare: il 40% dei detenuti non sono stati condannati in via definitiva (record europeo) e di questi oltre 15000 sono quelli che attendono il primo grado di giudizio (numeri più elevati li hanno solo Bulgaria e Cipro).

Queste classifiche non stupiscono quando ci si rende conto della sostanziale arretratezza dell’Italia rispetto alle questioni carcerarie: per fare esempi eclatanti, il nostro Paese non ha ancora introdotto nel proprio codice penale il crimine di tortura (come avrebbe dovuto fare dal lontano 1987), così come non ha istituito commissioni indipendenti di garanzia (previste, fin dal 2003, in base ad accordi internazionali).

Come se non bastasse la mancanza di risorse per gestire il sistema, il drammatico sovraffollamento delle strutture, una legislazione che tende a produrre ulteriore illegalità e la mancata applicazione di importanti risoluzioni prese a livello europeo, appare molto discutibile anche il modo in cui viene gestito il denaro.

Il rapporto di Antigone analizza il funzionamento della Cassa delle Ammende (fondo le cui risorse derivano direttamente dalle ammende pagate dai condannati e da sempre destinato a finanziare progetti di reinserimento) e rileva come, sui circa 17 milioni di euro erogati nel biennio 2009/2010, la metà sia stata dirottata in Sicilia: 4,8 milioni sono andati all’Agenzia nazionale reinserimento al lavoro (Anrel), promossa dalla Fondazione Monsignor F. di Vincenzo di Enna e gestita dal Movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo (soggetto praticamente sconosciuto in ambito penitenziario che, ad oggi, ha al proprio attivo l’inserimento di soli 12 detenuti); 3,8 milioni al progetto Luce e libertà, proposto dalla Usl 5 di Messina per sostenere un percorso di formazione ed inserimento a favore di soli 56 internati in Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Il ministro della Giustizia Alfano (sicilianissimo) potrebbe dare delle spiegazioni?

Per finire, una nota “di colore” e una riflessione. Alla presentazione del rapporto era presente la deputata di Futuro e Libertà Flavia Perina, e lo stesso Gianfranco Fini ha inviato un messaggio di saluto ai presenti: fa piacere che una parte della destra si avvicini ai temi dei diritti e delle garanzie nel sistema penale (anche quando l’imputato non è Silvio Berlusconi); il problema è che, quando certi cambiamenti avvengono così repentini, viene il sospetto che ci sia sotto qualcosa di strumentale e non un maturo cambiamento di cultura, soprattutto considerando che, su quelle leggi che hanno riempito le carceri, Fini ha giocato la propria immagine quando non le ha direttamente tenute a battesimo con il proprio nome.

Enrico Sbaffoni

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008