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Haiti, il terremoto e le epidemie: 220 morti per colera

Autore: . Data: lunedì, 25 ottobre 2010Commenti (0)

Le autorità della capitale haitiana, Port-au-Prince, hanno proclamato lo stato di emergenza sanitaria di fronte all’epidemia di colera che ha colpito il nord del Paese. Secondo un primo e provvisorio bilancio, la stessa epidemia ha causato in pochi giorni la morte accertata di almeno 220 persone a fronte di circa duemila casi di contagio. Ovviamente le cifre sono parziali e crescono purtroppo di ora in ora.

“Si tratta del ceppo più pericoloso, il tipo 01″, ha annunciato il ministro della Salute haitiano, Alex Larsen, confermando così la presenza della malattia sull’isola, già duramente provata dal terremoto del 12 gennaio scorso (InviatoSpeciale si è nuovamente soffermata sul dramma in corso ad Haiti e sullo stato del Paese nell’articolo leggibile qui).

Anche l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), inizialmente cauta sulla natura dell’epidemia, ha confermato che si tratta di colera: migliaia di persone colpite dai principali sintomi della malattia, come diarrea, vomito e febbre alta, sono ricoverate in ospedale. In merito alle cause, sono con ogni probabilità provocate dalla pessima qualità dell’acqua potabile.

L’epidemia si è diffusa nella regione di Artibonite, che accoglie migliaia di rifugiati del sisma del gennaio scorso che ha devastato la parte settentrionale dell’isola causando la morte di 220mila persone e circa un milione e mezzo di senzatetto che vivono accampati nelle tende: il focolaio dell’epidemia è stato localizzato nell’area di Saint-Marc, nel nord del Paese, dove la popolazione si trova a fronteggiare proprio la carenza di acqua potabile. Secondo Medici senza frontiere (Msf), l’ospedale locale non è attrezzato per far fronte all’epidemia e la stessa Msf ha annunciato che organizzerà un centro per isolare i contagiati.

I morti, nella zona di Artibonite che è anche attraversata dall’omonimo fiume, sarebbero già 1.500 e si segnalano i primi casi di contagio – secondo la denuncia dalle Nazioni Unite – anche nella capitale Port-au-Prince: al momento, ha riferito Imogen Wall, portavoce dell’Ufficio di coordinamento degli Affari umanitari (Ocha) dell’Onu, si contano cinque contagiati in quarantena. Lo stesso Wall, intervistato dall’emittente statunitense Cnn, ha affermato che la situazione è “molto preoccupante” e ha aggiunto che è urgente “approntare piani di intervento ed essere preparati al peggio”.

Il funzionario Onu ha comunque precisato che le autorità sanitarie haitiane stanno lavorando per evitare il colera continui a diffondersi nella capitale e proprio ieri sera l’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’Onu ha sottolineato che i cinque casi “non rappresentano una diffusione dell’epidemia” perché a quanto pare “non si tratta di un nuovo focolaio di infezione”.

La situazione d’emergenza è stata comunque confermata, lo si accennava in precedenza, anche dall’Oms: l’esame rapido di alcuni campioni di feci erano già risultati positivi al colera, ma per la conferma finale l’organismo internazionale ha atteso l’esito delle analisi condotte dall’ufficio regionale della Pan American Health Organization. Su richiesta delle autorità di Haiti, le organizzazioni umanitarie hanno cominciato a fornire assistenza con la mobilitazione di squadre e forniture mediche.

L’allarme, intanto, si è comprensibilmente diffuso anche nella vicina Repubblica Dominicana, il Paese da cui partono i voli e i pullman diretti a Port-Au-Prince per chiunque arrivi dall’estero senza far parte dei convogli umanitari, che giungono direttamente in loco. Lo Stato confinante ha infatti lanciato un programma di prevenzione, mentre il presidente di Haiti, René Preval, è in stretto contatto con gli organismi internazionali per valutare come affrontare il dilagare della malattia.

L’ovvio timore delle autorità di Port-au-Prince è che l’epidemia si propaghi rapidamente proprio a causa delle condizioni in cui vive almeno una parte del milione e 500mila haitiani sfollati e ospitati nelle tendopoli.

“C’è la massima allerta, dobbiamo restare mobilitati 24 ore su 24 per aiutare il governo a far fronte a questa situazione”, ha affermato il presidente dell’Associazione dei medici haitiani, Claude Surena, chiedendo agli ospedali privati di accettare i pazienti e fornire loro le cure il più rapidamente possibile.

La Croce Rossa Italiana ha reso noto di essersi mobilitata per distribuire 30mila litri di acqua potabile nel territorio di Artibonite: una goccia nel mare della miseria che affligge il Paese da sempre. E sui cui si sono innescati i drammi post-terremoto.

Secondo le drammatiche stime del Programma alimentare mondiale ben due milioni di haitiani sopravvivono soltanto grazie con gli aiuti internazionali. I quali – nonostante l’Unione europea sostenga di distribuire qualche milione di litri d’acqua al giorno e di fornire 1.000 ripari provvisori ogni settimana per gli sfollati, e nonostante sia insediata da febbraio la Commissione per la ricostruzione guidata dall’ex presidente statunitense Bill Clinton – non stanno alleviando in modo soddisfacente le sofferenze di centinaia di migliaia di persone.

“Dopo il terremoto – ha denunciato al proposito Barbara Maccagno, responsabile Msf per i progetti sanitari nell’isola – gli aiuti sono arrivati in quantità, ma è mancata una loro razionalizzazione adeguata, così come non abbiamo assistito ad una loro equa distribuzione”.

Peraltro il 28 novembre si svolgeranno ad Haiti le elezioni presidenziali, in un Paese dove non esiste un’anagrafe e dove gli appuntamenti elettorali sono preannunciati da risse (spesso sanguinose) tra i sostenitori delle decine di candidati.

Si è appreso di un finanziamento di 13 milioni di dollari da parte del Canada, che ha permesso a 4,7 milioni di haitiani di ottenere una carta d’identità per votare: anche se – ha rivelato un sondaggio realizzato a settembre su un campione di 6mila persone e diffuso dal quotidiano ‘il manifesto’ -, oltre il 20% degli intervistati dichiara di non conoscere i 19 candidati alla presidenza della Repubblica o di non aver ancora scelto chi votare.

Paolo Repetto

Foto Alfredo Macchi

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