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“Era una missione di pace invece è morto in guerra”

Autore: . Data: giovedì, 14 ottobre 2010Commenti (0)

Lo ha detto piangendo un’amica di Marco Pedone, 23 anni, caduto in Afghanistan con altri tre commilitoni. Ieri surreale dibattito parlamentare. Il ministro La Russa: “E’ una missione di pace ma che comporta atti che possono essere definiti di guerra”. La demagogia che seppellisce la realtà.

L’idea che alcuni hanno della politica è preoccupante: piegare la verità alle interpretazioni di parte ad ogni costo. Così quello di ieri è stato, tra i tanti, forse il peggiore che abbia riguardato le presunte missioni di ‘peacekeeping’ che fino ad oggi hanno prodotto le sciagure di Somalia, Iraq ed appunto Afghanistan.

Ha detto il ministro della Difesa: “Tenere il più lontano possibile dalle nostre case e dalle nostre città il terrorismo. Questa è la ragione principale per cui siamo andati e stiamo in Afghanistan”. Poi ha aggiunto: “Non pensiamo di trasformare l’Afghanistan nella Svizzera” ed ancora: “L’arco temporale della missione resta quello indicato da Obama, il 2013. Però possiamo sperare che entro il 2011 nella zona ovest dell’Afghanistan, la nostra funzione sarà limitata solo all’addestramento delle forze di polizia e delle forze armate”.

La Russa ha spiegato: “Noi non siamo andati in Afghanistan per conculcare la libertà, nè per risolvere alcuna controversia internazionale con quel Paese” e sostenuto che la missione rispetta appieno i parametri indicati dall’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra. La nostra, ha aggiunto, “è un azione per promuovere la pace e la giustizia sotto l’egida di una organizzazione internazionale”.

Sulle bombe per gli aerei il ministro ha dato detto: “I nostri militari mi hanno fatto sapere che siamo gli unici a non avere le bombe sugli aerei” e per questo “c’è l’imbarazzo dei nostri militari a sentirsi in qualche modo di serie B rispetto agli alleati che possono usare le bombe”. Tuttavia, ha continuato, dotare i nostri aerei di ordigni devastanti darebbe solo “un plus minimo di sicurezza per i nostri soldati”, la cui incolumità è comunque assicurata dal sostegno degli aerei di altri Paesi, ad esempio americani e francesi come già avvenuto.

Difficile comprendere il senso logico delle affermazioni del governo, così come non sembra più chiaro lo scopo della ‘missione’. Una iniziativa di pace con atti di guerra, organizzata per tenere il terrorismo lontano dall’Italia e non per ‘esportare la democrazia’, come si è sostenuto per anni. Indispensabile, ma a termine, perchè si spera di filar via al più presto.

Il dibattito che è seguito ha come sempre diviso i due schieramenti, centro destra e centro sinistra, ma senza che nessuno fosse capace di dire che la guerra afgana è stata ed è una assoluta follia e che i risultati di quasi dieci anni di combattimenti hanno finito col rafforzare i talebani e mettere le truppe ‘della pace’ in una strada senza uscita.

Senza che si sia avviato alcun processo di democratizzazione o un qualsiasi consolidamento di un governo nazionale, in Afghanistan dal 2001 sono morti 1327 militari americani, 340 inglesi, 478 di altre forze tra le quali quelle italiane. In tutto 2145 soldati. I civili uccisi, feriti ed invalidi per sempre sono migliaia.

A testimoniare la criticità della situazione di oggi i dati degli ultimi due anni: 275 caduti lo scorso anno e 305 fino al 10 ottobre di quest’anno, solo 4 nel 2002. Infine, sono noti a tutti gli osservatori internazionali i fenomeni di corruzione che coinvolgono il governo Karzai. Il presidente in realtà governa solo su una parte della capitale, tanto che alcuni lo chiamano ‘il sindaco di Kabul’ e nelle elezioni del 2009 il suo avversario, Abdullah Abdullah, ha denunciato pesanti brogli. La commissione elettorale afghana, dopo un patetico tira e molla, alla fine ha riconosciuto le truffe e imposto un ballottaggio tra i due candidati. Abdullah però per nulla convinto della possibilità di ottenere un risultato trasparente si è ritirato abbandonando la competizione.

In sintesi, quindi, non si sa perchè si stia combattendo, il presidente voluto dagli americani (per la verità dall’ex amministrazione Bush) è corrotto e non controlla quasi nulla, le sofferenze della popolazione civile sono ormai terribili e le forze talebane, definite terroristiche solo in televisione, ma chiamate ‘insorgenti’ nei documenti ufficiali, stanno prevalendo in numerose aree del Paese.

Luca Cornacchia, uno degli alpini coinvolti nell’ultimo scontro armato nel quale sono caduti i suoi quattro suoi commilitoni e rimasto ferito, ha scritto sulla sua pagina facebook: “Mi sono rotto di stare qui in Afghanistan. Non si capisce un cazzo”. Nelle cronache giornalistiche la parola finale è diventata “nulla”.

La decisione di Bush di scatenare le guerre in Iraq ed Afghanistan hanno chiarito come quelle avventure militari siano in realtà delle tragiche sciagure, non solo per i soldati morti, ma per i civili ammazzati a centinaia. Inoltre le presunte forze afgane che dovrebbero sostituire le forze di ‘pace’ non sono e non saranno mai in grado di difendere un governo che per alto non c’è.

Il ministro La Russa, il centro destra ed anche una parte dell’opposizione per motivi prevalentemente ideologici insistono nel non raccontare la verità ai cittadini su queste finte spedizioni di pace. Mentre gli americani e la nuova amministrazione Obama stanno, però, faticosamente cercando di sganciarsi e l’opinione pubblica di quel Paese ha ormai largamente compreso gli errori compiuti dal precedente governo repubblicano (di destra), in Italia continua la propaganda militarista.

E’ ormai chiaro che le strategie di uscita dal pantano afgano non passano per l’uso delle armi ed infatti da mesi sono in corso colloqui segreti tra le parti per raggiungere un accordo politico. Le conseguenze della mediazione avranno un effetto certo: la continuazione delle sofferenze per i civili. Perchè se si troverà un punto di contatto i protagonisti del futuro saranno i funzionari corrotti della amministrazione Karzai, i signori della guerra che controllano alcune regioni del Paese ed i talebani integralisti. Una banda di criminali.

Ma questa verità elementare dopo anni di combattimenti e decine di migliaia di vittime in Italia non si deve raccontare. Con buona pace dei ‘ragazzi’ di La Russa.

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