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AnnoZero: record di ascolti e schiaffo a Masi

Autore: . Data: venerdì, 15 ottobre 2010Commenti (0)

La telenovella Santoro-direttore generale continua. Ieri sera pienone per il ribelle e critiche bipartizan al direttore generale che lo ha sospeso. Forse per Masi si avvicina il momento delle dimissioni.

Ieri sera Annozero è andato in onda come ogni giovedì nella veste di sempre. Come spesso accade nelle ultime settimane e come già accaduto in passato, però, una buona fetta della puntata di quella che il conduttore, a ragione, chiama “la trasmissione informativa principale della Rai”, è andata via tra appelli al pubblico e al direttore generale Masi perché il programmma possa andare in onda nelle prossime due settimane, finanche senza il suo deus ex machina, Michele Santoro. Ma andiamo con ordine.

Antefatto

Dire che la situazione nella Rai dei partiti è quantomai burrascosa sarebbe una banalità. L’azienda televisiva di Stato non conosce mai periodi di pace, sempre alle prese tra lotte squisitamente partitiche e baruffe tra maggioranza e opposizione. Mercoledì si è scritta un’altra puntata della serie infinita che contrappone Michele Santoro e la redazione di Annozero alla dirigenza Rai di area centro destra. Il copione non cambia: Santoro che invoca libertà di espressione ed i berlusconiani che lo accusano di faziosità e tentano di neutralizzarlo. Questa volta, però, il direttore generale Masi si è spinto un bel po’ oltre.

Come sanno ormai anche i sassi, alla vigilia dell’apertura della stagione di Annozero, esattamente com’era successo lo scorso anno, il conduttore si era scontrato con Masi e con il direttore di rete, Massimo Liofredi. Motivo della disputa erano stati i ritardi e i piccoli impedimenti che il programma di Raidue aveva dovuto affrontare per dare il via alle trasmissioni: primi tra tutti, la mancata pubblicizzazione del ritorno in video dopo la pausa estiva (“risolta” con una campagna virale su Facebook, che aveva avuto un successo straordinario) e il no dell’azienda al contratto da collaboratori per Marco Travaglio e Vauro Senesi ( caso“risolto” con una collaborazione a titolo gratuito).

Nonostante tutto, però, Annozero il 23 settembre scorso è iniziato ugualmente e con i numeri di sempre: 18 per cento di share alla prima apparizione, seppur scarsamente pubblicizzata. Santoro, però, nell’introduzione aveva dedicato parole di fuoco – seppur sotto forma di metafora – al direttore generale Masi, maggior responsabile a suo dire dei patimenti di Annozero. Al termine del suo monologo il giornalista aveva lanciato un “mavaffan…bicchiere”. Apriti cielo. L’assist ingenuo del giornalista aveva dato il via a un’altra disputa, come sempre ripresa e rilanciata dal Palazzo. I vertici di area governativa di Viale Mazzini, sollecitati da un  provvidenziale esposto presentato dai tre coordinatori nazionali del Pdl circa la scarsa par condicio espressa da Annozero nel corso della seconda puntata (nella quale erano ospiti Antonio Di Pietro, opposizione, Roberto Castelli, maggioranza e Italo Bocchino, fino a prova contraria anche lui nella maggioranza), avevano ripreso l’offensiva contro Santoro e Masi aveva deciso di far partire un’indagine interna, annunciando un probabile provvedimento disciplinare da prendersi nei suoi confronti: una punizione per la mezza ingiuria a lui rivolta durante la prima puntata.

Provvedimento che puntualmente è arrivato mercoledì pomeriggio. Santoro sospeso per dieci giorni lavorativi a partire dal 18 ottobre. In parole povere: niente retribuzione e niente Annozero per due settimane. Secondo quanto riportato dal sito del Fatto Quotidiano, Masi avrebbe addirittura tentato il colpo grosso. Avrebbe – scrivono – proposto al Cda addirittura il licenziamento, ricevendo, però, risposta negativa anche dai membri di maggioranza. La sanzione votata con l’opposizione del presidente dei consiglieri di centro sinistra sarebbe stata, allora, quella della sospensione. Sanzione cui, però, Santoro ha già dichiarato che si opporrà con tutte le sue forze.

In una lettera pubblicata sul sito di Annozero, il giornalista salernitano ha parlato di “procedura ad personam, di una gravità inaudita”, di una punizione nei suoi confronti trasformatasi in “una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai” stessa. Formalizzata la sospensione adesso il conduttore ha venti giorni di tempo per presentare ricorso. Il suo legale ha parlato di una sanzione “abnorme” che “pur se risultante dal regolamento aziendale, è pari al doppio del massimo consentito dal contratto di lavoro dei giornalisti per la sospensione, che è di cinque giorni, in considerazione della elementare esigenza di continuità del lavoro giornalistico”.

Santoro s’è subito appellato al presidente dell’azienda, Paolo Garimberti, che però senza poteri reali ha definito la decisione del Cda “un provvedimento di esclusiva responsabilità del direttore generale, da lui non condiviso e giudicato “manifestamente sproporzionato”. La risposta di Masi, invece, è stata perentoria. “Il provvedimento disciplinare adottato nei confronti di Michele Santoro non può essere in alcun modo considerato riconducibile ad iniziative editoriali tendenti a limitare la libertà di espressione o il diritto di critica – ha subito ribattuto a chi lo accusava del contrario – Santoro si è reso responsabile di due violazioni disciplinari ben precise. Primo: l’uso del mezzo televisivo a fini personali; Secondo: un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale, per una circolare a garanzia dell’equilibrio all’interno dei programmi di approfondimento informativo, che è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione”. “Nessuna censura, nessun attentato alla libertà d’informazione”, quindi. Masi c’ha messo la faccia, ma intanto lassù qualcuno avrà gongolato. Nel pomeriggio, intanto, c’è stata una manifestazione davanti alla sede di Viale Mazzini, promossa dalla Fnsi (il cui segretario, Franco Siddi, era presente), da Articolo 21 e dal Popolo Viola. Era presente anche Sandro Ruotolo, il reporter di punta della squadra di Annozero. “La sospensione – ha detto il giornalista all’Ansa – non è un provvedimento disciplinare contro Michele, ma colpisce tutti quelli che lavorano all’interno del programma, e qualcosa che va contro qualsiasi forma di libertà e pluralismo”.

La puntata di ieri

Se la giornata di mercoledì si era chiusa con le notizie dal sit in davanti a Viale Mazzini, quella di ieri si era aperta con un’altra manifestazione, questa volta organizzata, sempre davanti alla sede Rai, dall’associazione Riva Destra, in difesa delle posizioni del dg Masi. Il dirigente, che ieri ha preferito tacere per non gettare ulteriore benzina sul fuoco, ha continuato a far parlare di sé, indirettamente. Sono state rese note, infatti, le sue querele nei confronti dei giornali L’Unità e il Manifesto. Quest’ultimo, in particolare, è il quotidiano che ospita giornalmente le vignette di Vauro, uno dei protagonisti di Annozero. Quella pubblicata ieri a tutta pagina c’era andata giù pesante: “Arrestato l’ultrà serbo che ha fatto sospendere la partita a Marassi” – diceva – e “Ancora a piede libero l’ultrà servo che ha fatto sospendere Annozero alla Rai”. Vauro ha commentato l’accaduto ieri, in chiusura di puntata, durante il suo consueto spazio finale, dichiarando di sentirsi “commosso” perché pensava che Masi si fosse dimenticato di lui (dal momento che non gli ha fatto ancora pervenire il contratto).

L’apertura della puntata, con il consueto monologo del conduttore, è stata ancora una volta dedicata – e non sarebbe potuto essere altrimenti – al conflitto con Masi. È stato quindi trasmesso un filmato nel quale un redattore aveva raccolto il parere degli spettatori in studio sulla querelle. Ovviamente il reportage era a sostegno di Santoro, anche se un ragazzo ha bacchettato un po’ anche il conduttore, sostenendo che la trasmissione dedica troppo spazio alle sue vicende personali e per questo sottrae minuti a problemi più importanti.

Durante la diretta, alla quale hanno partecipato Formigoni, Bersani, il segretario della Cgil Epifani, il giornalista de ‘Il Giornale’ Stefano Zurlo ed il direttore del quotidiano di Confindustria ‘Sole 24 Ore’ Gianni Riotta tutti i presenti hanno bocciato senza distinzione di schieramento la linea Masi. Persino il governatore della Lombardia ha definito la sospensione una scelta “fuori dal mondo”.

La puntata è scivolata via sino alla chiusura affrontando il tema del lavoro e le conseguenze più generali della crisi sul sistema produttivo nazionale e dando largo spazio alle lavoratrici della Omsa in cassa integrazione e senza più prospettive.

Nel finale, durante lo spazio dedicato alle vignette di Vauro, però la polemica con il direttore generale si è riaperta. Il vignettista aveva preparato ‘un racconto per immagini’ sui testi della canzone ‘La libertà’ scritta da Giorgio Gaber e nel quale era protagonista Masi.

Il conduttore, quindi ha chiesto ai telespettatori di far sentire la propria voce scrivendo lettere di protesta al Cda della Rai sulla sospensione di Annozero e poi è partita la musica. Santoro, più stonato che mai, ha cominciato a cantare, seguito a ruota da tutto lo studio e persino da Formigoni.

La puntata di ieri, mediocre sotto l’aspetto giornalistico, perchè ha riciclato elementi in gran parte già noti sulla situazione generale del Paese, ha tuttavia dato al direttore generale della Rai ed al centro destra che non sopporta Santoro un immenso dispiacere: il programma ha stravinto il prime time, conquistando 6 milioni 283mila spettatori e uno share del 23.47.

Insomma, la voglia di punire il ‘reprobo’ ha raggiunto lo scopo di renderlo un ‘martire’ e regalandogli altri milioni di spettatori. A giovedì prossimo, se Dio vorrà.

Giuseppe Colucci

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