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“Sei gay? Niente casa”

Autore: . Data: mercoledì, 8 settembre 2010Commenti (1)

Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma protesta per l’ennesimo episodio di discriminazione nei confronti di un omosessuale.

Il caso riguarda Massimo Frana, docente presso un istituto superiore di Roma che si è visto rifiutare un alloggio.

Il professore avrebbe preso in affitto una stanza dell’appartamento al quinto piano di un condominio senza ascensore in zona Lucio Sestio, ma la proprietaria dell’immobile gli ha negato la possibilità di stipulare il contratto di affitto quando il docente ha detto di essere gay. La donna, un avvocato in pensione, aveva infatti sostenuto di non volere affittare casa a immigrati e gay.

Frana ha spiegato che “la proprietaria mi ha anche rimproverato per averle fatto perdere del tempo, sostenendo che nel condominio non avrebbero capito certe cose. Ho perdonato la signora, ma spero si renda conto della cattiveria delle sue parole e della violenza del suo atteggiamento. Sono preoccupato all’idea che vi possa essere un intero condominio che rifiuta le persone gay, secondo quanto ha insistito a ripetere. Così come rimango incredulo che un avvocato, quale la signora ha sostenuto di essere, possa parlare e agire in un simile modo. Da dieci anni insegno ai miei alunni a essere aperti e rispettosi di ogni diversità, vista come valore che arricchisce, e devo dire che i giovani, opportunamente invitati a riflettere, dimostrano spesso di saper dare risposte positive ed equilibrate sul tema dell’integrazione e dell’accoglienza dell’altro”.

L’insegnante ha ricevuto la solidarietà di Arcigay: “Abbiamo organizzato – ha spiegato Marrazzo – per venerdì 10 settembre, a partire dalle 12, un volantinaggio proprio nei pressi della fermata della metropolitana Lucio Sestio, perchè le persone possano conoscere questa vicenda e ci aiutino a reagire a questo clima intollerabile. Distribuiremo dei cartelli con scritto ‘Affittasi -Omofobia in condominio? No grazie!’”.

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Commenti (1) »

  • Emanuela Ferrari ha detto:

    COMUNICATO STAMPA

    SANGUE, IARDINO (NPS): “CASI HIV ETERO SUPERANO GAY, BASTA DISCRIMINAZIONI”

    Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, dall’inizio dell’epidemia, l’infezione da Hiv è estremamente mutata, e sono aumentati i casi attribuibili a contatti eterosessuali, che nel 2008 costituivano il 46% di tutte le segnalazioni, pari a 13.808 casi.

    “E’ vergognoso che gli omosessuali siano esclusi permanentemente sin dal 1985 dall’elenco dei soggetti che possono donare sangue”. Così Rosaria Iardinio, presidente del Network persone sieropositive – Nps Italia torna su uno dei punti più oscuri della sanità del nostro Paese.

    “Sebbene la vigente normativa nazionale (il DM 3 marzo 2005 sui protocolli per l’accertamento della idoneità del donatore) e quella europea non definiscano i comportamenti sessuali atti a determinare l’esclusione permanente dalla donazione – prosegue Iardino – il Centro trasfusionale e di immunoematologia dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano ha inserito tra le cause di esclusione i rapporti omosessuali tra maschi”.

    “Non servono tavoli tecnici, come quello sulle trasfusioni invocato dall’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani – sottolinea Iardino – ma politiche attive, che rendano trasparenti ed efficienti i controlli a Milano, senza bisogno di inviare altrove le sacche per lo screening, tra l’altro con aggravio di costi per i cittadini”.

    “Se i controlli sono efficaci – prosegue la presidente di Nps Italia – è necessario rimuovere i rapporti omosessuali tra maschi dall’elenco delle cause di esclusione per i donatori, che, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, rappresentano solo il 29% dei casi, contro il 46% dei contatti eterosessuali”.

    “Alla luce di queste considerazioni, è bene che la Regione Lombardia e le strutture sanitarie presenti sul territorio prendano atto dei dati, evitando di discriminare donatori omossessuali, e facciano le dovute verifiche sulle procedure di screening: sarebbe sufficiente effettuare le dovute analisi sul sangue dopo tre mesi, così come previste per legge, per verificare l’assenza o la presenza di patologie infettive. Una diversa posizione in tal senso, solleverebbe forti dubbi sulle procedure di screening”.

    Milano, settembre 2010

    Resp. ufficio stampa – Emanuela Ferrari

    Cell. 3487120917 – Uff. 0239620017 / 0287156229 – fax 0270030075 emanuela.ferrari@comunicami.it

    Per ulteriori informazioni:

    Network persone sieropositive – Nps Italia: npsitalia.net

    Rosaria Iardino: rosariaiardino.it

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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