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Ogm, la settimana delle polemiche

Autore: . Data: giovedì, 30 settembre 2010Commenti (1)

Organismi geneticamente modificati: se ne discute meno di quanto si dovrebbe, solitamente tra le polemiche. Quella in corso è una settimana cruciale per alcuni aspetti della questione che riguarda gli Ogm e tutto il microcosmo agricolo interessato all’argomento, il quale auspica quantomeno che vengano assunte posizioni chiare.

Risale all’altro ieri una notizia significativa: il tribunale di Pordenone ha condannato, con decreto penale, l’agricoltore Giorgio Fidenato per aver messo a coltura tre ettari di mais Ogm. Il tribunale ha comminato una sanzione di 25mila euro per Fidenato e impone la confisca del campo e la distruzione delle piante.

“Un provvedimento giusto che ripristina la legalità – ha sostenuto Slow Food in una nota – ma arriva tardivamente”. In caso di opposizione di Fidenato al decreto penale di condanna, Slow Food ha peraltro annunciato che si costituirà parte civile.

Il giorno prima, invece, il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan aveva preso una posizione giudicata da taluni molto discutibile: delegare all’Unione europea le decisioni sulla coltivazione degli organismi geneticamente modificati. Ben diversa la posizione di chi, come la Francia e la Germania, si appella a una decisione europea, avendo però già in passato scelto il ‘no’ alla coltivazione del mais transgenico con l’attivazione della clausola di salvaguardia (venendo a creare una moratoria di fatto), clausola da Galan mai presa in considerazione.

Oggi si riunirà la Conferenza Stato-Regioni degli assessori regionali all’agricoltura che ha come oggetto la discussione e le eventuali delibere conseguenti in materia di linee linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate. Dalle dichiarazioni rilasciate dalla maggior parte degli assessori in più occasioni, sembrerebbe compatto il fronte contrario all’introduzione di Ogm in Italia, ma i meccanismi di funzionamento di quella conferenza sono tali per cui basterebbe il ‘sì’ di tre soli assessori regionali per introdurre di fatto gli Ogm in tutto il Paese.

“In questo quadro – ha dichiarato il presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese – riteniamo che un’Italia libera da Ogm sia la scelta migliore: sul piano economico, ambientale, scientifico e delle garanzie sulla sicurezza alimentare”.

Chi deve valutare gli Ogm prima che ne sia autorizzata la coltivazione o commercializzazione “è in conflitto di interessi ha aggiunto Burdese – un’Europa allargata a 27 Stati dove convivono modelli agricoli radicalmente diversi per caratteristiche e storia non è in grado di prendere decisioni condivise; la maggioranza degli agricoltori e dei consumatori (italiani ed europei) non vuole gli Ogm; gli stessi assessori all’Agricoltura italiani in larga maggioranza hanno ormai maturato una posizione contraria all’introduzione degli Ogm nel Paese. Senza nemmeno entrare nel merito dei dubbi di natura scientifica (che pure ci sono e sono tanti, come dimostrano molte ricerche italiane e internazionali), crediamo che sia assolutamente necessario lasciare libertà di scelta su questa materia a ogni singolo Stato membro della Ue. E crediamo che l’Italia – ha concluso il presidente di Slow Food Italia – debba confermare la sua vocazione per un’agricoltura libera da Ogm”.

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